RAFFAELLO AVANZINI

avanziniNATO: a Roma, aprile 1971

ATTIVITA’: Amministratore delegato

SEGNI PARTICOLARI: perfezionista

SITO: http://www.newtoncompton.com/

Le sue origini e la formazione

Sono nato a Roma e dopo aver finito il liceo mentre studiavo alla Facoltà di Economia e Commercio ho cominciato a lavorare in casa editrice partendo dalla qualifica di magazziniere.

Cosa rispondeva, da piccolo, quando le chiedevano che lavoro avrebbe voluto fare da grande?

Il regista per lo sconfinato amore che nutro per il cinema.

Newton Compton è una casa editrice fondata nel 1969 da Vittorio Avanzini…

Mio padre ha fondato questa casa editrice due anni prima che io nascessi, sono nato in mezzo ai libri.

Newton Compton si definisce “pioniera nel settore dei libri economici”. Come nasce l’dea della collana 1.000 lire, madrina degli odierni super-economici Newton a 0,99 euro (nella foto sotto)?

La casa editrice ha sempre avuto la filosofia della divulgazione del sapere a tutti i livelli e a tutti i ceti sociali. Libri economici di buona qualità e fattura. Non è un caso che tra i nostri classici possiamo vantare curatele e traduzioni tra le più prestigiose. Non ultimo il caso della nuova traduzione dell’Ulisse di Joyce fatta da un Enrico Terrinoni vincitore del Premio Napoli per la migliore traduzione 2012.

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I cento pagine mille lire furono un successo clamoroso, ne vendemmo circa 60 milioni di copie e realizzammo una prima tiratura record da un milione di copie quando mettemmo sul mercato La divina commedia. I primi dodici Live usciti qualche settimana fa (ormai noti a tutti come gli 0,99) hanno già venduto quasi due milioni di copie e sono appena arrivati nelle librerie e nei luoghi della GD altri dodici nuovi titoli. Tutto quel che riguarda l’esclusione di questi bestseller formato tascabile da larga parte delle classifiche dei libri più venduti pubblicate sulle testate e le polemiche sulla qualità li lasciamo ai poveri di idee.

Pubblicate libri di vario genere, dall’horror, ai classici, ai libri per ragazzi, alla fantascienza etc. in qualità di amministratore di una casa editrice, ma soprattutto in qualità di osservatore del mondo editoriale, le chiedo, sulla base della sua esperienza, che idea si sia fatto in merito ad alcune questioni che riguardano l’editoria. Come la crisi ha cambiato l’editoria (-9,4% di titoli pubblicati)?

Anche l’editoria, come molti altri settori del mercato, è cambiata per la crisi. Già la percentuale dei lettori nel nostro Paese era bassa, certo è difficile pensare a un incremento del numero delle persone che leggono in un momento come questo dove l’incertezza economica fa da padrona. Ma soprattutto non ci sono politiche che incentivino la lettura. L’editore deve essere il primo a sperimentare senza la paura di percorrere strade ancora poco battute. Sono convinto che megaseller come Le sfumature abbiano fatto bene non solo all’editore che ha pubblicato la trilogia.

Quali romanzi vengono penalizzati?

Nessuno in particolare, è la mancanza di coraggio e di idee che penalizza il mercato.

Quanti stranieri pubblica Newton Compton (in percentuale), per quanto riguarda la narrativa?

40% stranieri e 60% di autori italiani, compresi i vari generi.

Newton Compton è molto attenta sia agli scrittori italiani sia agli esordienti. Uno scrittore/scrittrice con cui avete molto osato.

Noi alla Newton scommettiamo su autori esordienti che ci pare abbiano le potenzialità per essere dei bestselleristi di domani. Facciamo anche operazioni di marketing che gli altri editori riservano solo ad autori già affermati. Casi come quello di Marcello Simoni (al suo esordio con il Mercante dei libri maledetti che ha vinto il Premio Bancarella e venduto oltre 300.000 copie) o Anna Premoli (nata nel selfpublishing, ma ormai vincitrice del Premio selezione Bancarella 2013 e arrivata a tagliare il traguardo delle 100.000 copie) sono davvero delle belle scommesse vinte.

Esiste una critica letteraria onesta/scissa da logiche di mercato?

Sì, quella esercitata ogni giorno dai lettori. Sui blog, in rete, per strada. La critica letteraria più potente è il passaparola. Ricordo quando alcuni scrivevano che Ammaniti era solo una moda passeggera o che la Tamaro non valeva nulla. Chi li ha denigrati all’epoca spesso si è ricreduto o è scomparso dalla scena, ma Tamaro e Ammaniti sono sempre ai primi posti in classifica.

Rispetto a questo momento di stallo, quali provvedimenti potrebbero migliorare la situazione?

Attuare delle vere politiche di invito alla lettura, partendo dalla scuola. Perché noi non abbiamo la lezione di lettura? Negli Stati Uniti dove i lettori si trovano in ogni fascia sociale e la percentuale di chi legge è molto più alta che da noi, a scuola c’è la Reading Class, la lettura andrebbe insegnata. E poi smetterla di pensare o di trasmettere l’idea che per leggere si debba essere colti e con un’istruzione superiore, questo messaggio ha consegnato milioni di persone alla televisione. Politiche di prezzo giuste per ogni genere editoriale.

Com’è l’ambiente intellettuale italiano? 

Non lo so non lo frequento, preferisco stare a contatto con i veri lettori piuttosto che con chi esercita la critica fine a se stessa.

Ci dà una definizione (molto libera) della voce “editore”?

Un imprenditore che abbia a cuore il bene dell’azienda, delle persone a cui da lavorare e che nutra una sincera passione per la divulgazione, il libro è un bene di tutti e non il prodotto a uso e consumo solo di un’ élite.

Un consiglio a un aspirante. Una cosa da fare.

Leggere tanto prima di scrivere. Se invece si ha già un libro da proporre si può andare sul sito www.libromania.net, la nuova piattaforma per gli aspiranti scrittori.

Una cosa da evitare.

Pensare di non aver nulla da imparare.

Un libro che vorrebbe in catalogo

Più che un libro le faccio due nomi: Calvino e Moravia.

Un libro sul quale non punterebbe mai

Non esiste: le sorprese possono essere dietro l’angolo.

Ci saluta anticipando una prossima uscita?

Non lasciarmi andare di Jessica Sorensen, un romanzo sentimentale romantico e sexy che esce proprio oggi.

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