STEFANO CASO

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ATTIVITA’: giornalista, capo ufficio stampa in un ente pubblico e aspirante scrittore.

SEGNI PARTICOLARI: adorabile incazzoso.

LO TROVATE SU: http://www.stefanocaso.it;

http://www.facebook.com/ stefanocaso64

Le tue origini e la tua formazione

Sono nato e cresciuto a Cremona, da padre pugliese e madre cremonese. Ma da undici anni vivo in Friuli Venezia Giulia e già mi sento un po’ friulano. Sono diplomato in ragioneria (sic!) e laureato a pieni voti in filosofia, anche se sono ancora alla ricerca della verità.

Quando da piccolo ti chiedevano che lavoro volevi fare, cosa rispondevi?

Il veterinario, anche se mio padre era convinto che sarei diventato avvocato, visto che spesso difendevo l’indifendibile.

Quando te lo chiedono adesso?

Lo scrittore, e che diamine! Ma anche il faraone…

Un sottotitolo al tuo libro “D’amore non si muore” (Rusconi)

“Comici spaventati guerrieri”. Peccato che sia già il titolo di un libro del mio adorato Stefano Benni…

Come è nato il tuo personaggio Betty Cabrini?

Inizialmente avevo pensato a un “Paolo Cabrini”, un romantico giornalista, vedovo e bonaccione. Ma mi è subito parso palloso, per cui l’ho trasformato in Betty Cabrini, cinica giornalista omosessuale e sull’orlo dell’alcolismo. Betty è tutt’altro che pallosa, ma ci sono delle volte che la strozzerei. Ecco perché l’ho affiancata a un mio alter ego, Emiliano Leda, che ha il compito di provocarla e insultarla continuamente.

L’ambientazione…

Il mio romanzo è ambientato a Cremona, la mia città d’origine e realtà sociale con un forte malessere ormai non più tanto sotterraneo. La tipica città di provincia, nelle cui fogne ci sono più tracce di cocaina che di merda. E scusate il francesismo…

Lo scrittore ha il dovere di interessarsi ai propri tempi o può vivere recluso in un mondo a parte?

Interessarsi ai propri tempi, oltre che un dovere, per un autore di noir è una condizione indispensabile per trovare nuove idee. Se scrivi vivendo recluso in un mondo a parte, rischi di dar vita a una sorta di scrittura autistica.

Il mondo editoriale. Una cosa che ti piace.

Quando dicono sì a un mio romanzo.

Una cosa che non ti piace (sempre del mondo editoriale).

I tempi biblici di pubblicazione.

L’ultima delusione

Ieri, nei confronti di me stesso: mi ero imposto dei buoni propositi, che poi non ho mantenuto. Deludere me stesso mi delude…

L’ultimo sorriso

Stamattina a mia figlia (sette anni), quando l’ho salutata con la raccomandazione di imparare tante cose a scuola e di guardare spesso fuori dalla finestra…

L’ultima parolaccia

Cazzo, non me lo ricordo!

Cosa ti dà la carica?

Chi mi dice che ho una scrittura originale. Non so se la mia scrittura sia davvero originale, ma se volete gasarmi ditemelo, anche se non ne siete convinti.

Cosa ti abbatte?

Chi mi dice che la mia scrittura è poco originale. Se volete abbattermi ditemelo, anche se sareste i primi a dirmelo…

Cosa ti manda in bestia?

Il fatto di non essere invincibile e immortale. Lo trovo insopportabile.

L’ultima risata di gusto

Qualche giorno fa, quando mia figlia s’è messa a imitare le mamme delle sue amichette.

L’ultimo sassolino tolto dalla scarpa

In questi giorni, vedendo in libreria il mio romanzo “D’amore non si muore” e l’antologia “Nessuna più”, dove il mio nome compare assieme a quello di scrittori che adoro. Due grandi soddisfazioni che ho dedicato a chi pensava che non sarei mai riuscito a pubblicare un libro.

L’ultima incertezza

Alla domanda precedente, quando avrei voluto fare i nomi di chi non credeva alla mia scrittura…

A cosa stai lavorando, ora?

Dopo aver scritto altri due romanzi, un hard boiled e il seguito di “D’amore non si muore”, ora ne ho iniziato uno nuovo, con due personaggi cresciuti in orfanatrofio, una ragazza e un ragazzo. I due si trovano a indagare sulla strana morte di un cliente di lei, che fa la prostituta.

Salutaci come ci saluterebbe Betty Cabrini

Be’, che avete da guardarmi? Hic!

Con Hobby&Work hai pubblicato Le cento grandi congiure, quindi  adesso salutaci raccontandoci una congiura tosta.

La centunesima congiura, quella che non ho potuto mettere in quel libro, quella della “stupidità” che ormai si annida in troppe teste e che complotta contro la verità e la memoria storica, contro la cultura e la politica, contro la giustizia sociale e l’ambiente. È la congiura di chi crede che le emozioni e il pensiero siano la stessa cosa. È la peggior congiura, potenzialmente capace di sterminare il mondo intero.

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Una risposta a STEFANO CASO

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

    ________________________________

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