MARZIA MUSNECI

marziaATTIVITA’: operatore culturale, quando non scrive.

SEGNI PARTICOLARI: balla anche sul rumore di un euro che cade in terra.

LA TROVATE SU: Facebook (Mariagrazia Musneci), Linkedin

 

 

 

 

Quando da piccola ti chiedevano: Che lavoro vuoi fare? , tu cosa rispondevi?

Il pompiere. Colpa di Stanlio e Ollio.

E adesso cosa rispondi?
Scrivere, scrivere, scrivere

A febbraio è uscito per il Giallo Mondadori “Lune di sangue”, nuova avventura dell’investigatore Montesi. Come nasce questo personaggio?

All’inizio del primo romanzo, Montesi voleva essere un omaggio divertito, ma anche riverente, al mio amatissimo Chandler. Però Montesi se ne è andato subito per conto suo, e io l’ho seguito. Di investigatori con la barba di tre giorni, pieni di problemi relazionali, che mangiano male, fumano come comignoli d’inverno e bevono troppo ce n’è tanti. Anche affascinanti, certo, ma tanti. Montesi ha uno stile di vita sano, qualche meschinità veniale e valori non negoziabili, primo fra tutti l’amicizia. Una persona normale, a cui capita di confrontarsi con l’inferno della porta accanto. E che, a dispetto delle apparenze, qualche angolo di coscienza buio ce l’ha, e se lo tiene anche stretto.

C’è qualcosa di lui che ti appartiene?
Nella scrittura finisce di tutto, anche le esperienze di chi scrive. Poi il processo creativo mescola gli ingredienti e tira fuori qualcosa di diverso. Ho regalato parecchie mie passioni, alla mia creatura: la corsa, il cinema, il teatro, gli studi di slavistica, l’attrazione per l’arte. Mi deve qualcosa, Montesi. Ha già cominciato a ripagarmi, ma ha ancora molto da fare.

Parlaci dell’ambientazione romana…
Montesi guarda Roma da autoesiliato. Da romano – uno dei tanti – che si è trovato una cuccia ai margini della metropoli. Registra i cambiamenti di una città che continua a sentire sua, con quella specie di affetto sornione che consente solo ai romani di parlar male di Roma. Gli input delle storie che lo vedono protagonista partono dai Castelli, però. Trovo molto stimolante il contrasto fra un paesaggio sereno e una o più storie torbide. Ma Roma – e il mondo – sono lì a due passi, e non si lasciano ignorare. I rifugi non esistono.

Quanto spazio ha l’arte, in questo romanzo? O meglio: cosa rappresenta il ritratto scomparso di Vittoria Caldoni, “la donna più bella del mondo”?
L’arte è sempre stata importante per Montesi. L’ama “di pancia”. Le arti figurative, dalla pittura al cinema, sono una bussola con la quale si orienta nel mondo. A guardare bene, cinema e pittura hanno indirizzato il suo istinto in tutti i romanzi. In “Lune di sangue”, l’arte s’incarica di dare il calcio d’inizio con la scomparsa di uno dei mille ritratti di Vittoria Caldoni. Vittoria è un personaggio minore, di quelli che non finiscono sui testi di storia dell’arte. Un personaggio affascinante e poco conosciuto che mi è piaciuto illuminare un po’. Ai suoi tempi, pittori e scultori venivano da tutta Europa per ritrarla, i suoi ritratti sono ovunque, ma si parla dell’opera o dell’artista, mai di lei.

Cosa è cambiato, nella tua vita, dalla vittoria al Premio Tedeschi?
Scrivo molto di più, scrivo furiosamente. Prima era un bel modo di passare il tempo libero, ora è una necessità.

Due tuoi pregi e due difetti
Ho sempre voglia di ridere e sono leale. Sono testarda e ho una memoria letterale irritante.

Cosa non sopporti in generale, del mondo editoriale?
La prevalenza delle ragioni di mercato sul valore letterario. Il mercato è importante, ma non fino a cancellare tutto il resto. E, quando ci inciampo, mi irritano le discriminazioni sessiste sulla scrittura.

Cosa invece ti piace molto?
Mi piacciono gli editori che rischiano. Che fanno il loro mestiere, diamine. E quelli che cercano di dare voce e luce alla narrativa italiana di genere. Che c’è, è tanta, spesso pregevole.

L’ultima volta che hai pensato: “Basta!”
Stamattina. L’ho detto alla sveglia.

L’ultima volta che hai pensato: “Bella. Questa cosa va rifatta”
Ogni volta che incontro i miei compagni di scrittura. Perciò, sabato scorso. Il tempo delle chiacchiere non è mai abbastanza.

L’ultimo dubbio
“Oddìo, chi ammazzo adesso?”

L’ultimo sorriso 
Mezz’ora fa. Ho deciso chi fare fuori.

L’ultima volta che non ti sei fidata
Ieri. Di una persona che amo.

L’ultima volta che ti sei fidata
Oggi. Della stessa persona.

L’ultima risata di gusto (e perché)
Mezz’ora fa. Il gatto mi ha portato di nuovo la ragazza a pranzo. Con il pancione.

L’ultimo libro che ti ha fatto sbadigliare
Difficile che sbadigli sui libri. Piuttosto li lancio contro il muro. L’ultimo? Cloud Atlas. Per il finale deludente che ha concluso un viaggio fantastico e stilistico strepitoso.

Progetti?
Finire il romanzo che sto scrivendo, ho appena passato la metà. E la prossima avventura di Montesi che già mi assedia il dormiveglia. E riprendere a ballare salsa.

Salutaci da “Doppia indagine” (Giallo Mondadori)
“Dio, quanto m’incazzo quando ci indovino e mi prendono per scemo.”

E adesso salutaci con una citazione da “Lune di sangue” (Giallo Mondadori)
“La pazienza è la virtù dei predatori.”

 

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2 risposte a MARZIA MUSNECI

  1. MARVIT1 ha detto:

    Sagace come sempre Agata (senza acca)

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