LOREDANA LIPPERINI

lippaATTIVITA’:  Giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica

SEGNI PARTICOLARI:  Un bel po’ di capelli

LA TROVATE SU: lipperatura.it, Repubblica, Radio3, facebook, twitter

 

Quando da piccola ti chiedevano: Che lavoro vuoi fare? , tu cosa rispondevi?

Risposta banale: la scrittrice.

E adesso cosa rispondi?

Risposta banale: quello che faccio.

È appena uscito per la Serie Bianca Feltrinelli “Di mamma ce n’è più d’una”. Questo libro chiude la Trilogia che hai dedicato alle donne: “Ancora dalla parte delle bambine” (2007) e “Non è un paese per vecchie” (2010): un sottotitolo.

Dati gli ultimi sviluppi, azzardo: “si prepara un salto all’indietro di cinquant’anni ed è meglio sapere cosa ci aspetta”.

Il libro è procede argomentativo come un saggio con frequenti inserimenti di dati, esempi, estrapolazioni dal web. Ci parli del momento documentativo?

Per me è sempre stato il più bello: ho cominciato a lavorare al libro nell’autunno del 2010. In genere la fase di documentazione è la più lunga, quella dove raccolgo materiale da testi cartacei e web, archiviandolo man mano. La scrittura, invece, è relativamente veloce: tre mesi considerando le prime due revisioni, più l’editing che richiede almeno altri quattro mesi.

Tra le diverse tesi affrontate, ruotanti attorno all’immagine della donna come mamma, vi è quella dell’artificialità di un modello che risente di vecchie rappresentazioni e al contempo di nuovi condizionamenti pubblicitari. A monte di tutto ciò secondo te ci sono motivi economici, politici, ideologici? 

Tutti e tre, più un quarto, che è quello religioso: da alcune ricerche europee che cito nel libro, l’idea che una madre debba rimanere a casa per la prima parte della vita del figlio per non farlo “soffrire” è più forte nei paesi a confessione cattolica, e il nostro è al primo posto nel sostenere questa concezione. Poi c’è un modello culturale che si lega alla ritornante fascinazione nei confronti di una Natura buona a prescindere, e che vuole la madre accudente e sacrificale come tassello indispensabile. D’altro canto, però, il modello opposto, quello della madre “acrobata” che riesce a conciliare famiglia, lavoro, seduzione e blog è quello che rischia di essere fagocitato, oltre che sfruttato, dal marketing aziendale, che usa le mamme blogger come brand e come veicolo promozionale. Il punto dolente è che a fronte della madre mitizzata e adorata per le madri si fa pochissimo a ogni livello.

Alla figura della madre inghiottitrice fa da contraltare quella di un padre escluso per forza di cose e tradizioni. Le cose stanno cambiando anche in senso positivo?

Stanno cambiando perché esiste una maggiore consapevolezza tra i giovani padri e un aumentato desiderio di essere al fianco dei propri figli e della propria compagna. L’auspicio è che le donne cedano almeno parzialmente il potere della maternità accogliendo l’altro genitore e non trattandolo, come spesso avviene, da inetto.

Se tu fossi Ministro del welfare, quali provvedimenti prenderesti a favore delle famiglie?

Congedo di paternità di nove mesi all’ottanta per cento dello stipendio (in tutto diciotto mesi per i due genitori, alla stessa retribuzione). Moltiplicazione degli asili nido con orario prolungato. Nidi aziendali. Tempo pieno scolastico garantito. Non sarò mai ministro del Welfare, dunque.

Tutti conoscono il tuo blog Lipperatura, oggi in Italia uno tra i più visitati. Ci dai qualche numero? 

Lipperatura nasce nel 2004 con l’idea di occuparsi di libri, lettori, questioni culturali e di tutto quello che non trovava posto nelle pagine del giornale. Col tempo, le questioni femminili hanno preso uno spazio molto grande nel blog. Attualmente è 37mo sui primi 500 secondo blogbabel e nono nella classifica letteratura di ebuzzing. Detto questo, non ho mai avuto l’ansia dell’influencer: quello che mi interessa è poter condividere storie e argomenti con il commentarium (termine di cui devo la paternità, così come il nome Lipperatura, a Giuseppe Genna).

Conosci molto bene il mondo del web: una luce e un’ombra. 

Una luce è la possibilità di informarsi e condividere contenuti, e questo è un già detto e già sentito. Vero, però: la rete permette una rapidità e anche una profondità di apprendimento, se ben usata, prima impensabili. L’ombra è l’odio: il web permette a chiunque di poter dire le cose più feroci che passano per la testa, fino alla distruzione altrui, a volte anche fisica, senza rendersi conto di quello che si sta facendo. L’overconnessione, insomma, rischia di far perdere di vista non tanto il reale, quanto qualsivoglia punto di riferimento.

Due tuoi pregi  e due difettilipp3

L’ottimismo (nonostante tutto) e la curiosità, fra i pregi. La fragilità (nonostante tutto) e il non dimenticare mai un torto subito, fra i difetti.

Cosa non sopporti in generale, del mondo editoriale/giornalistico?

La coazione a ripetere.

Cosa invece ti piace molto?

La capacità di salvarsi e ricominciare quando viene dato per spacciato.

L’ultima volta che hai pensato: “Basta!”

Due minuti fa, alla decima telefonata in mezz’ora. Non ho un rapporto entusiasmante con il telefono,  ammetto.

L’ultima volta che hai pensato: “Bello. Questa cosa va rifatta”

Finendo di correggere le bozze di “L’ho uccisa perché l’amavo”, scritto insieme a Michela Murgia, sul femminicidio. Esce in aprile per Laterza.

L’ultimo dubbio

Un secondo fa. Non vivo senza dubbi. E forse è una fortuna.

L’ultimo sorriso

Questa mattina uscendo di casa, salutando i miei figli.

L’ultima volta che non ti sei fidata

Non mi fido quasi mai.

L’ultima volta che ti sei fidata

Mi fido quasi sempre, in realtà: e spesso farei bene a non farlo.

Progetti?

Un libro che ho appena cominciato a scrivere con Giovanni Arduino. In poche parole: dal no-logo al me-logo. Ma ne riparleremo.

Salutaci da “Ancora dalla parte delle bambine” 

La creazione di un branco ostile soprattutto a se stesso, pronto a scagliarsi contro esemplari del proprio sesso, è la causa prima della subordinazione femminile.

E adesso salutaci da “Di mamma ce n’è più d’una” 

Perché la strada che farà delle donne individui davvero uguali agli uomini va percorsa in due. Anche in tre va benissimo. Purché si percorra insieme.

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2 risposte a LOREDANA LIPPERINI

  1. Milvia ha detto:

    Due donne intelligenti: una domanda, l’altra risponde. Non ne poteva venire fuori che un’intervista bellissima.

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