CARLO CALLEGARI

ATTIVITA’:  Noleggio con conducente (faccio strada, vedo gente…)

SEGNI PARTICOLARI: Un romantico decadente

LO TROVATE SU: Faccia libro ovviamente e su http://www.carlocallegari.com

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Le tue origini e la tua formazione

Sono nato a Padova nell’ormai lontano ’72. Qui ho frequentato senza incredibili successi la scuola alberghiera per poi darmi a lavori che ovviamente non avevano alcuna attinenza con quello per cui avevo studiato. Ho avuto una birreria verso la fine degli anni ’90 e poi mi sono tuffato nel mondo della sicurezza e delle investigazioni. Da due anni a questa parte, assieme al mio socio, giriamo tutta Italia con questo lavoro di noleggio con conducente. Per quanto riguarda la scrittura ho letto moltissimi libri, soprattutto di tecniche di ambientazione e di sceneggiatura, ma non ho mai frequentato corsi specifici. Ho sempre scritto molto e sperimentato. Questo forse mi ha aiutato a crescere sotto questo punto di vista.

Quando da piccolo ti chiedevano che lavoro volevi fare, cosa rispondevi?

Da piccolo avevo una passione per i camion e per tutto quello che aveva quattro ruote in genere. Ricordo che i miei sogni spaziavano dal fare il pilota di formula uno, al camionista. Il pilota per la velocità e la gloria. Il camionista per gli spazi aperti, la solitudine della cabina di guida e la musica da poter sempre ascoltare.

Quando te lo chiedono adesso?

Il lavoro che faccio attualmente si addice molto a me, quindi non lo cambierei. Nessun ufficio, sempre posti nuovi e persone nuove ogni giorno. Oggi potrei essere a Padova, domani a Milano, dopodomani chi lo sa. Lavoro prevalentemente con il mondo della moda e quindi in auto con me ci sono spesso persone estrose e creative. Proprio quello che cerco.

Un sottotitolo al tuo libro “La banda dei tre” (Time Crime)

Sono un nostalgico e ti rispondo con il titolo con cui il romanzo è stato pubblicato in precedenza. “Che Dio ti aiuti, Bambola!”

Mafiosi russi, coca, sparatorie. Quali sono i tuoi riferimenti di genere, sia letterari che cinematografici?

Parlando di letteratura assolutamente Joe Lansdale. Ha un modo di scrivere molto scorrevole e cinematografico, proprio come piace a me. Riesce ad essere tremendamente violento e la riga successiva incredibilmente ironico. Miscela vari stili con una sapienza incredibile e molti dei suoi personaggi sono intrisi di un romanticismo che non sa mai di miele. In assoluto posso dire che lui è il mio riferimento letterario. Per quanto riguarda scrittori più vicini a noi Massimo Carlotto e il suo Alligatore sono sempre una garanzia, come pure l’estro di Pinketts o di Niccolò Ammaniti.

Il grande schermo ha due titoli sopra a tutti: Pulp Fiction e Il Grande Lebowski. Incarnano alla perfezione il genere di scrittura che più amo, soprattutto per quanto riguarda i dialoghi.

Tony Piccolo, spacciatore-pistolero, e l’ex tossico Silvano Magagnin sono certamente un accostamento ossimorico: il primo nano, il secondo titanico. Le differenze aumentano l’effetto ironico?

Credo di si. E per assurdo anche i caratteri dei due sono all’opposto. Tony il Nano ha un carattere dirompente, mentre Silvano è grande e grosso ma con carattere più mite. Claudio Bambola è la giusta via di mezzo, la pennellata finale che mette insieme questa banda così improbabile.

Fai parte del movimento Sugarpulp. Su Libroguerriero ne abbiamo parlato in diverse occasioni. Ti chiedo cos’è per te Sugarpulp.

Sugarpulp rappresenta la mia occasione. Sono stati i primi a pubblicare un mio racconto e i primi a credere in me. Ho avuto l’onore di essere stato incoraggiato direttamente dai due padri fondatori Strukul e Righetto. Poi Giacomo Brunoro ha lanciato in ebook “Che Dio ti aiuti, Bambola!” e da quel momento è partito tutto. I diritti sono stati successivamente acquistati da Fanucci e Claudio Bambola è approdato in libreria con “la banda dei tre.” E’ un movimento vivo, sempre pronto ad accogliere nuovi autori e un riferimento in tutta Italia nella letteratura di genere.

In che senso il tuo romanzo rientra nella filosofia letteraria Sugarpulp?

Prima di tutto per il radicamento al territorio e poi per la presenza degli stereotipi tipici che popolano le nostre zone. Non ultimo, chiaramente, anche per quel genere dannatamente nero tanto caro alle “barbabietole”.

Il mondo editoriale. Una cosa che ti piace.

Ho avuto due esperienze con due diverse case editrici, entrambe estremamente positive. Quello che più mi piace è il periodo precedente al lancio del romanzo, quando mancano solo pochi giorni e tutto comincia a farsi frenetico. La copertina da scegliere, gli ultimi ritocchi alle bozze, il costante scambio di mail con editor, ufficio stampa, grafici. Insomma, sono giorni elettrici. Poi ti rivedi in libreria e da quel momento in poi è una discesa a perdifiato!

Una cosa che non ti piace

Per ora non posso dire che ci sia qualcosa che non mi piaccia. Ho avuto la fortuna di trovare due case editrici serie, quindi va tutto come dovrebbe, anzi. Mi sento pure coccolato!

Lo scrittore ha il dovere di interessarsi ai propri tempi o può vivere recluso in un mondo a parte?

Questa è una bella domanda. Credo che per chi scrive sia un dovere analizzare la società in cui vive e, soprattutto, i mali che la affliggono. Che poi vengano esposti in maniera ironica, dissacrante o seria, poco importa. L’importante è far riflettere il lettore. Trovo i primi film di Fantozzi uno dei più grandi affreschi della società italiana di quei tempi. Non era il classico film impegnato, eppure ha saputo meglio di molti altri scattare un’istantanea indelebile degli anni settanta. Io intendo proprio questo. Non importa con che stile, usa parolacce o poesia, ma prova a dire qualcosa.

L’ultima parolaccia

Cazzo

Cosa ti dà la carica?

Ascoltare le storie che mi raccontano i miei personaggi. Loro raccontano e io prendo appunti. Quando questo succede è energia pura.

E poi gli incontri con chi ti legge e le presentazioni. Il momento in cui puoi realmente condividere la tua passione.

Cosa ti abbatte?

La tivù spazzatura con tutti i suoi annessi e connessi. Vedere cosa sono disposte a fare le persone per un minuto di effimera notorietà mi mette tristezza. Imputo ad un certo genere di televisione alcuni mali di questa società.

Cosa ti manda in bestia?

Vedere come un manipolo di delinquenti è riuscito a mettere in ginocchio cinquanta e passa milioni di cittadini. Per loro siamo invisibili e questo sul serio mi manda in bestia. Dobbiamo rimediare noi a porcate che hanno combinato loro. E pensare che molti di questi signori hanno ancora il coraggio di presentarsi in televisione sorridenti. Che schifo…

L’ultima risata di gusto

“Secondo voi quando Gesù tornerà sulla terra avrà voglia di rivedere una croce del cazzo? Andateci voi da Jackie Onassis con un ciondolo a forma di fucile…”

Bill Hicks. Un grande comico, satiro e visionario. Un uomo che ha saputo letteralmente prendere a calci un intero sistema.

L’ultimo sassolino tolto

Il giorno della pubblicazione del romanzo mi sono ritrovato a pensare alla mia professoressa di italiano delle scuole medie che un giorno, durante un incontro con i professori, disse ai miei genitori che il loro figlio tredicenne non sarebbe mai stato nessuno nella vita. Ciao Prof! 😉

L’ultima incertezza

Non la ricordo, ne ho parecchie.

A cosa stai lavorando, ora?

Ad un nuovo episodio della “Banda dei tre.” I ragazzacci hanno ancora parecchio da raccontare.

Salutaci come ci saluterebbe Tony Piccolo

Ciao, maledetti pivelli!

E adesso come se fossi a capo de “La banda dei tre”

Che Dio vi aiuti!

 

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