LUCA POLDELMENGO

Luca

ATTIVITÀ:  invento storie

SEGNI PARTICOLARI:  quasi calvo, occhi gialli

LO TROVATE SU:

http://lucapoldelmengo.oneminutesite.it/

http://www.facebook.com/poldelmengo

Le tue origini e la formazione

Sono nato nel 1973 a Roma, dove vivo da allora. Mi sono laureato al DAMS con una tesi suoi manuali di sceneggiatura, poi ho seguito un master di perfezionamento per la scrittura cinematografica e televisiva presso la RAI(rai script). Ho iniziato scrivendo e dirigendo cortometraggi, poi sono passato a scrivere per il cinema, quindi  l’approdo alla narrativa.

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Non me lo chiedevano, e comunque non avrei saputo cosa rispondere.

E adesso cosa rispondi?

Faccio il tecnico elettronico per pagare il mutuo e racconto storie per pagarmi l’anima.

Sei laureato al DAMS e arrivi dal mondo della sceneggiatura. Sia perché su questa verteva la tua tesi di laurea, sia perché sceneggiature sono stati i tuoi primi lavori (pensi ai cortometraggi, ma anche a “Cemento Armato”, lungometraggio diretto da Marco Martani e interpretato da Giorgio Faletti, Nicolas Vaporidis e Carolina Crescentini.). Il passaggio dal cinema alla letteratura.

Il passaggio è stato dettato da due bisogni distinti: da un lato la necessità di avere il controllo pressoché completo sulle mie storie, dall’altro quello di continuare a raccontare le storie che volevo, senza compromessi, scendo già ogni giorno a un sufficiente numero di compromessi con me stesso.

 “L’uomo nero” è il tuo secondo romanzo, uscito per Piemme, in finale al Premio Scerbanenco. Un sottotitolo al libro.

Il bene e il male sono solo i pregiudizi di Dio… Disse il serpente. (Nietzsche)

In merito a questo libro, si è parlato di “noir in stile Scerbanenco”. Tu come definisci il noir?

Una storia che contiene una predominanza, se non la totalità, di caratteri (personaggi) negativi. Nelle varie sfaccettature in cui questa negatività può palesarsi nell’animo umano. Ciascuno ha il suo lato oscuro, più o meno pronunciato.

Ma l’uomo nero è l’individuo della porta accanto o è un individuo eccezionale… o entrambe le cose?

Assolutamente l’uomo della porta accanto! Se c’è un tema forte in questo romanzo, beh questo è proprio la banalità del male. Un male banale e per questo comune, quotidiano, di conseguenza più vicino di quanto ciascuno sia disposto ad accettare. Ognuno porta dentro di sé il suo Uomo nero, fa parte della natura umana.

La questione del lato (e del passeggero) oscuro: perché è così letterariamente interessante? Forse perché i lettori amano scovare i lati bui dell’animo?

Perché chiunque, anche l’anima più candida, ha fatto almeno un pensiero, o peggio un’azione, di cui non va fiero, qualcosa d’inconfessabile. Perciò quando legge che la sua stessa “malvagità” non appartiene solo a mostri, a gangster patentati o a serial killer, ma anche a persone comuni, come quelle che gli sono sedute di fianco sulla metro mentre legge il romanzo, beh credo che questo in qualche modo lo consoli, che possa essere persino catartico.

La tua Roma è molto simile alla Roma dei tuoi romanzi?

Roma è una puttana buona per tutte le stagioni, conosce il mestiere. Sa farsi odiare e sa farsi desiderare, a volte persino perdonare, anche se non la amo più. Sì, è la mia Roma.

Progetti?

Ho appena finito il terzo romanzo, sto iniziando a raccogliere materiale per il quarto. Mi (ci, con Andrea Cotti e Andrea Santini) hanno appena opzionato un soggetto per il cinema a cui stiamo lavorando, un altro soggetto (con Alessia Tripaldi) è al vaglio di Rai Cinema. Aspetto l’uscita in aprile del mio primo romanzo in Francia.

Tre desideri

Un paese più decente in cui far crescere i miei figli,, la Roma in serie B, io che vinco la palma d’oro a Cannes con il mio primo film(tratto da un mio romanzo), non in quest’ ordine.

Una cosa che non faresti mai

Propinare a chi segue una mia storia ciò che odio raccontino a me, tipo: a)…era tutto un sogno! O peggio, b)  happy end forzato e gratuito del genere: il personaggio X è a un bivio, o salva Y, o salva Z, deve scegliere. Poi arriva W (deus ex machina) che lo toglie d’impaccio e salva capra e cavoli. A quel punto la speranza è che la capra e il cavolo si coalizzino e accoppino l’autore. Allora avrebbe un senso che li abbia lasciati vivi entrambi…

Una cosa che fai malvolentieri

Il lavoro con cui pago il mutuo, ma di questi tempi è decoroso non lamentarsi di qualsiasi lavoro si abbia la fortuna di fare.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

Appena adesso, ho ricevuto una mail che avrei preferito non leggere…

L’ultimo sorriso

Risposta banale ma vera, ieri sera, a casa, con i miei bambini.

Raccontaci un trucco

A conoscerne… Direi però che una buona regola è quella di non far parlare tutti i personaggi nella stessa maniera, la cura del dialogo in letteratura è sottovalutata.

E ora una fatica

Essere coerenti, a volte è faticoso, ma necessario.

L’ultimo libro letto

Sto finendo “Resistere non serve a niente”, di Walter Siti (Rizzoli). Notevole.

L’ultima incertezza

Quanto osare nell’ultimo romanzo, spero di aver fatto la scelta giusta.

Salutaci con l’odio di “Odia il prossimo tuo” (Kowalski) 

Una piccola zingarella con un occhio solo, Alida, si aggira per la città: è cattiva, arrabbiata e ora ha anche una pistola. Fate attenzione!

E adesso salutaci come ci saluterebbe “L’uomo nero” 

Pollice verso l’alto, indice e medio distesi, anulare e mignolo ripiegati sul palmo: la mano destra si era trasformata in un’automatica. La teneva parallela a terra, come i gangster dei film americani. L’uomo nero gongolava nel bagno di casa sua.

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