ELENA GIRARDIN

ATTIVITA’: DOCENTE DI LETTERE, SCRITTRICE.

SEGNI PARTICOLARI: NESSUNO.

LA TROVATE SU: ELENA.GIRARDIN @SUGARPULP.IT

Le tue origini e la tua città
Sono nata a Schio (VI), poi piccolissima mi sono trasferita a Thiene. Ora vivo in un paesino di duemila anime, circondato da bellissime colline.

Cosa rispondevi da piccola quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?
Astronauta.

E adesso cosa dici?
L’insegnante, la scrittrice mi vanno benissimo.

Cosa dicono di te i tuoi allievi?
Dovresti chiederlo a loro. Comunque abbiamo un buon rapporto. Sono sempre dalla loro parte, penso al loro bene e spero di non fallire. M’insegnano molte cose.

Hai scritto “Favola di paese” (Edizioni Le Gru, 2012). Un sottotitolo.
Giovani anime nere.

“Uno scrittore di convinto talento se rimane a corto d’argomenti può inventarsi di tutto”. Questo è Eugenio, detto il Genio. La parabola del suo progetto accompagna gli eventi tessendo la trama e contribuendo – non sempre con cognizione di causa – alla loro evoluzione. Non è facile scrivere metaletteratura, eppure ci sei riuscita benissimo. Perché la scelta della scrittura nella scrittura?
Mi ha sempre affascinato il tema della metaletteratura, del metacinema, del metateatro, ecc. Penso che questo tipo di approccio faccia riflettere non solo sulla realtà ma anche sul modo di raccontarla. Nel caso di Favola di paese, la realtà –se così si può definire- viene narrata su più livelli e da diversi punti di vista. È questo che mi piace: penso che la vita in sé sia così mutevole e sfuggente che non basta una sola voce per coglierla.

La storia di Anna Santini ricorda quella di altre ragazze scomparse (e mai ritrovate. O mai ritrovate vive, penso a Desirée Piovanelli). Hai trattato con molta delicatezza ma con fermezza un tema che squarcia, pur senza rinunciare alla ferocia del fatto. Tecnicamente come hai proceduto.
Non lo so. Voglio dire: a parte l’architettura del testo che, evidentemente, è pensata, ho semplicemente immaginato di calarmi di volta in volta nei panni dei personaggi. Di vedere come loro, di vivere come loro. Non ho faticato a identificare nella piccola Anna la Elena quindicenne, con il cuore pieno di speranze e una cieca fiducia nel mondo. Così come non è stato difficile pensare ai personaggi di Mirko e Ivan, ragazzi “perduti”, simili ad alcuni che ho conosciuto e che conosco. Il resto è venuto da sé.

Una domanda teorica. A pagina 41 parli dell’ “inconsapevolezza” di Anna in quanto oggetto di osservazione e soggetto artistico. Spesso lo scrittore prende spunto da un riferimento concreto e lo plasma nell’opera e spesso il suddetto spunto – nel caso si tratti di una persona reale – ne è totalmente ignaro. Questo comporta che lo scrittore possa muoversi liberamente e resti sciolto da eventuali implicazioni. Cosa ne pensi, in generale? E in particolare, hai preso spunto da qualcuno per qto riguarda la figura di Eugenio?

Questa è una questione affascinante. Tutti gli scrittori attingono dalla realtà che li circonda, così come nelle loro opere parlano di sé. Ed è credibile che i personaggi che popolano i romanzi siano in realtà persone in carne ed ossa, trasportate sulla carta così, inconsapevolmente. Che magia! Certo, forse le cose sono un po’ più complesse, ma è bello pensare che ognuno di noi, o magari solo un particolare nostro –un sorriso, un indumento, un taglio di capelli- possa finire su un romanzo.
Ma non è il caso specifico di Eugenio. Diciamo che un po’ ho immaginato e un po’ ho attinto dalla realtà. Eugenio rappresenta lo scrittore misconosciuto e frustrato, incapace di ricoprire un ruolo che conta nell’editoria. Ce ne sono tanti, credo, di scrittori così.

Com’è la situazione editoriale in Italia?
Non sono un’esperta, però mi piacerebbe che venisse pubblicata più narrativa nostrana. Che le case editrici s’impegnassero maggiormente a far emergere i talenti italiani e che accompagnassero gli emergenti con serietà. Secondo me è bello pensare che lo scrittore cresca assieme alla casa editrice e viceversa, che ci sia un percorso comune. Per alcuni è successo.

3 libri che ti porteresti sulla Luna.

Un amore, Dino Buzzati.
I Diari, Sylvia Plath.
Un angelo alla mia tavola, Janet Frame.

L’ultima volta che ti sei arrabbiata
Verso le otto di mattina, quando mi trovo davanti i pensionati che vanno ai venti all’ora…

L’ultima volta che hai tentato inutilmente
Capita spesso di parlare inutilmente quando fai l’insegnante …

L’ultima volta che hai tentato con successo
L’altra notte mi è stato proposto di scrivere un articolo in poche ore. Ho finito alle 3 del mattino, ma che soddisfazione, vedrete

L’ultimo bacio
A mia figlia Delia. La mia vita.

L’ultima parolaccia
Ehm… Sorvoliamo, non è fine!

L’ultima volta che hai scosso la testa
Prima, ché ho sciolto i capelli.

L’ultima risata
Credo di ridere almeno ogni cinque minuti. Perché no? La vita è bella!

Due pregi e due difetti
Determinata, dolce. Distratta, incosciente.

Progetti?
Un nuovo romanzo che è già a buon punto.

Salutaci come ci saluterebbe Eugenio
Andate tutti a …

E adesso salutaci noir come una favola di paese
Addio e ricordate: niente è come sembra!

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in interviste, romanzo, Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a ELENA GIRARDIN

  1. Pingback: “Niente è come sembra”: intervista a Elena Girardin | (Ex) Zona San Siro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...