FABRIZIO COCCO

ATTIVITA’: Fiction editor di Longanesi
SEGNI PARTICOLARI: Una cicatrice sull’occhio destro, perché da piccolo io non sapevo andare in bicicletta mentre le inferriate dei cancelli sapevano benissimo come venirmi addosso. E i polpastrelli della mano sinistra sono callosi e quasi insensibili, ma quello è il basso.

LO TROVATE SU: Facebook e Twitter, volendo. Ma proprio volendo. Ma poi perché?

Le tue origini e la formazione

Sono metà sardo e metà veneto, non so bene che cosa questo faccia di me ma lo trovo piuttosto divertente. Liceo scientifico, laurea in filosofia con tesi sul romanzo gotico, da giovane ero un dark (gli inglesi dicono goth – per l’appunto), oggi mi limito a vestirmi per lo più di nero. La spaccio per coerenza generazionale, ma sono patetico, lo so. Ho fatto l’operaio, l’insegnante, il copywriter e direttore creativo, il comunicatore, il consulente editoriale per Guanda e Longanesi e ora l’editor.

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Non ne ho la minima idea, e chi si ricorda? Probabilmente il progettista alla Lego.

E adesso cosa rispondi?

Il lavoro che faccio. Certo, se la Lego chiamasse…

Sei editor presso Longanesi. Anche se immagino che non esista una giornata uguale all’altra, ci racconti lo stesso una tua giornata-tipo?

Hai ragione, il bello di questo mestiere è anche che non esistono giornate uguali alle altre. Ogni giorno è una mescolanza tra editare romanzi italiani o rivedere traduzioni, parlare con i colleghi per le attività di marketing e promozione, lavorare a copertine e risvolti… E poi, certo, c’è la lettura delle cosiddette submission, italiane o straniere: quest’ultima è la parte più entusiasmante, perché ogni nuovo libro che arriva ha il sapore di un mondo sconosciuto e potenzialmente tutto nuovo e sorprendente.

Il tuo ruolo di editor comporta una grande responsabilità. Non ti capita mai di sentirne il fardello?

In genere ripeto a me stesso che non sono mica qui a salvare vite, e che grandi responsabilità le hanno medici e politici, casomai. Aveva ragione Ben Parker, da grandi poteri derivano grandi responsabilità… Ma è vero che in un certo senso, visto che viviamo in una nazione di santi, navigatori e scrittori (ma non abbastanza lettori, purtroppo), le responsabilità ci sono. ‘Fardello’ mi pare comunque esagerato: è un bel lavoro, e ho avuto la fortuna di poterlo fare, come potrei mai percepirlo come un fardello? L’importante secondo me è prenderlo seriamente ma non seriosamente.

E il piacere?

Certo, ogni giorno, in tutte le sue sfumature editoriali, che sono ben più di cinquanta.

Tra i titoli di Longanesi ti chiedo: qual è il libro che scuote di più (e perché).

E’ come se mi chiedessi di scegliere tra i miei figli, come posso rispondere? Posso uscirne soltanto restringendo il campo agli anni che ho trascorso qui, quasi cinque ormai. E ti do due risposte: Il Suggeritore di Donato Carrisi, perché è un thriller del tutto unico nel suo genere e una bella sfida, essendo scritto da un italiano. E Il rumore dei tuoi passi di Valentina D’Urbano, un esordio che mi ha colpito molto: ruvido e graffiante, capace di dare un volto del tutto particolare a quella che in fondo è una bellissima storia d’amore.

Quello con cui avete più osato (e perché)

Anche in questo caso, restringo il campo della scelta al periodo temporale in cui ho lavorato in Longanesi e ti rispondo L’atlante di smeraldo di John Stephens. Dico che abbiamo osato perché L’atlante di smeraldo è un fantasy, e quindi – apparentemente – non subito identificabile con la produzione a marchio Longanesi degli ultimi anni. Ma c’erano due elementi a rassicurarci: il fatto che si tratta di un fantasy talmente innovativo e divertente da essere stato subito venduto in tutto il mondo; e il fatto che Longanesi è la casa editrice della Storia infinita. Quindi un antecedente esiste, e che antecedente! Abbiamo osato… E John (che tra l’altro parla un magnifico e spiritosissimo italiano, cercate qualche sua intervista on line!) ha vinto la scommessa.

Quello che ha dato più soddisfazioni in termini di vendita

Per quanto riguarda i libri di cui mi sono occupato direttamente, direi ancora Il suggeritore e poi L’Ipnotista, un thriller svedese da cui il famoso regista Lasse Hallströmha appena tratto un film. Ma per Longanesi in generale, credo che il successo di Massimo Gramellini con fai bei sogni sia più che una soddisfazione: è un bel sogno. Un libro particolarmente sentito da parte dell’autore, che ci ha messo davvero tutto se stesso, e questa secondo me è una delle chiavi del suo successo strepitoso, perché è arrivato dritto al cuore delle persone. Un romanzo che ha regalato emozioni a molti, e che è anche perfetto, ora che siamo vicini al Natale, da regalare a chi si ama. Perché questo libro ha l’amore dentro.

Il più divertente

Ci sono delle gag in L’atlante di smeraldo che sono da non perdere. Ancora adesso mi emoziona pensare a quanto sia stato bravo l’autore a dar vita e voce ai tre protagonisti, tre fratellini, con caratteri talmente spiccati che basta una loro battuta per capire chi dei tre l’ha pronunciata.

Un libro pubblicato da altri che avresti voluto pubblicare.

Harry Potter, ovviamente. Ma l’hanno pubblicato i cugini di Salani, quindi benissimo così! E Il profumo delle foglie di limone di Clara Sanchez, non solo perché è un bel romanzo, ma anche perché Clara è una persona deliziosa.

Ci anticipi qualcosa a proposito delle prossime uscite?

Avremo un nuovo romanzo di Alessia Gazzola, un divertentissimo prequel sempre con protagonista Alice Allevi, la giovane specializzanda in medicina legale. Irresistibile. E uscirà L’atlante di fuoco di John Stephens, l’atteso seguito dell’Atlante di smeraldo. Lo ammetto, io non amo particolarmente i fantasy, ma vuoi mettere uno che non ti fa la genealogia di milleduecento personaggi? Ecco, John ha tolto tutti gli aspetti per me noiosi del genere per lasciar spazio alla sua immaginazione frizzante, divertente, esplosiva.

In percentuale: quante donne pubblicate all’anno?

Non saprei, varia di anno in anno, ma ti posso anticipare che le ultime acquisizioni che abbiamo fatto sono per lo più di romanzi scritti da donne. E sono thriller!

E quanti manoscritti di donne ricevete, sempre in percentuale?

Ben oltre la metà.

Due tuoi pregi e due difetti

I pregi non saprei, non devi chiederli a me, ho scarsa capacità di autoanalisi in tal senso… Se invece devo scegliere solo due dei tanti difetti dico: la stempiatura incipiente e l’eccesso di ironia.

Cosa fai nel tempo libero?

Nel poco che mi resta, costruisco bassi e chitarre.

Cosa non sopporti in generale?

Uh, tante cose. Chi mangia la cicca a bocca aperta, per esempio. O chi addenta la forchetta con schiocchi sonori che sembrano unghie su lavagne. Chi parla di ‘Romanzi per signora’, espressione quanto mai raccapricciante (anche perché solitamente accompagnata da un sottofondo di sdegno molto snob e poco chic). Chi oppone genericamente e frettolosamente i concetti di ‘letterario’ e ‘commerciale’ quando parla di libri (ma chi lo fa, usualmente, non sta parlando di libri: sta parlando di se stesso).

Ma direi in generale: chi prende se stesso e ogni cosa troppo sul serio. Non si sdrammatizza mai abbastanza, a mio parere. Ma su questo, ahimé, vedi alla voce difetti… Prova a non prendere sul serio la ricerca ossessiva del paio di stivali giusti, poi vedi che fine ti farà fare la tua compagna.

Ed ecco però anche la parte più sentita della risposta: non sopporto l’uso e l’abuso degli animali, per violenza, per sperimentazione cosmetica, per farne cibo o pettini o vestiti o chissà che, o peggio ancora per farne cosiddetto ‘sport’ come la caccia.

Cosa invece ti piace molto?

Accarezzare i gatti. Fresare un pezzo di acero per farne una cassa armonica. I vecchi vinili e i picture disc dei Bauhaus, dei Cure, dei Depeche Mode… Annie Lennox in reggiseno rosso nel secondo concerto che ho visto nella mia vita, credo fosse il 1987. Chi prende le cose sul serio in misura giusta, ma sa anche riderne. Leggere un inedito, scoprire che è meraviglioso e non vedere l’ora di spiare i clienti nelle librerie che lo sfoglieranno.

L’ultimo dubbio

Avrò fatto bene ad accettare questa intervista?

L’ultima certezza

Mourinho.

L’ultimo divieto

Inflitto o subito? Dopo che mi son quasi fatto saltare un pollice opponibile con la fresa, mi è stato imposto il divieto di lavorare il legno senza guanti protettivi. Avrei potuto arrivarci anche da solo, eh? In cambio, ho disposto il divieto di ulteriori spedizioni in caccia di stivali fino al prossimo anno. Ma non chiedetemi cosa farò sabato…

Chi “maneggia la cultura” ha dei compiti o deve solo rispondere della propria arte?

Entrambe le cose. E a volte nessuna delle due. Insomma, non c’è modo di delimitare o anche solo di dare delle regole e delle responsabilità a ciò che viene definito cultura o – questione ancor più complicata – arte. Io non mi sento uno che ‘maneggia la cultura’: svolgo una professione all’interno di una casa editrice, e cerco di mantenere il timone orientato su due obiettivi: qualità e capacità di raggiungere il pubblico.

Ci dici qualcosa che ancora non immaginiamo del mondo dell’editoria?

Gli hot-dog della fiera di Francoforte sono orrendi. Ma lo dico solo perché sono vegetariano. Per tutto il resto, c’è I mestieri del libro di Oliviero Ponte di Pino: leggere per credere.

Salutaci con una citazione

Una che mi viene in mente ripensando a questa intervista è: «Questa non è un’uscita». Sono le ultime parole di un romanzo che rileggo ogni anno.

E adesso salutaci con filosofia, visto che sei laureato in questa disciplina

«Qual è la cosa più importante per l’uomo?»

«Conoscere se stesso.»

«Grazie.»

«Tu però lascia stare, potresti avere una brutta sorpresa.»

[Sembra la citazione di un filosofo greco, lo so, ma è tratta da L’antichissimo mondo di B.C.di Johnny Hart.]

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8 risposte a FABRIZIO COCCO

  1. Enzo BodyCold ha detto:

    Cocco è grandioso 😀 e voglio sapere quanto costa un suo basso! lo voglio!

    • claudia ha detto:

      ciao cocco che bello rileggerti così, in questa veste. Strepitoso… Leggendoti qui qlc avrebbe potuto immaginarti di caldi colori vestito… il neutro sembra appartenerti poco. Bellissima intervista e piena di nuovi spunti per la lettura. Dei libri che hai menzionato io ho letto solo ‘Fai bei sogni’. Questo libro è molto di più di un bel sogno. E’ una meravigliosa realtà. Una ‘case history’ oserei dire… Mi ha colpita fortemente e a tal punto da farmi andare a Mantova al festival della letteratura per incontrare l’autore, e così mi sono trovata faccia a faccia con lui … io, lui e il suo libro che adesso è anche un po’ mio. 😉 Non so cosa mi abbia spinto a chiedere l’autografo, nn sono mai stata una fanatica… di nessun genere, ma questa volta avevo la necessità di voler dare un valore aggiunto a questo mio oggetto che, ammetto, per me ora è particolarmente prezioso. Colgo quindi questo spazio per ringraziare tutti coloro che sanno comunicare e trasmettere attraverso il proprio lavoro dei messaggi importanti, tutti coloro che attraverso le parole riescono a farci fare viaggi in luoghi a noi sconosciuti e ci danno la possibilità di ‘sperimentare’ diverse prospettive pur restando immobili… E’ ogni volta è una sensazione meravigliosa. Grazie anche a te per aver condiviso questa bella intervista… e per essere uno, tra pochi, che ama il lavoro che fa. (ps: ci sta se nn ti ricordi chi sono… un indizio: studio levati Anzi, più di un indizio… direi un altro ‘autografo’ ;))))

    • fabrizio cocco ha detto:

      Grazie Enzo! Ma non li vendoooo! 😀

  2. edoardo brugnatelli ha detto:

    Mou + BC + bassi e chitarre: come non amare quest’uomo? (Probabilmente si può, forse si deve, ma io non ci riesco)

  3. Fabrizio Cocco, nella vita vera, non è proprio così come v’è sembrato in questa intervista: opportuno, spigliato, snodabile e tanninico. Mi ricordo, per esempio, di quella volta in cui entrò in pizzeria e disse “Ciao”. E tutti noi ci dicemmo “Minchia che originalone”.

    • fabrizio cocco ha detto:

      Scacchino, vengo a prenderti a Merate e ti spiezzo in due (separando il giovane fuori dal vecchio dentro) capììì? 😀

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