SAVANA PADANA

Ripropongo la mia recensione a Savana Padana (TEA, 2012) di Matteo Righetto

Più che savana, quella di Matteo Righetto, insegnante di lettere padovano, è una giungla con contaminazioni western e ambientazioni piccolo-padane che confluiscono nel paesino di San Vito Oltrebrenta, i suoi fiumi, i suoi bar, le sue campagne umide.

Savana Padana comincia con una scena all’insegna della suspense: due delinquenti, Sante e Berto, trasportano un cadavere in un furgone.

Poi la storia riparte dall’inizio e lo fa con un bazar di personaggi, oggetti e accidenti pittoreschi: due bar, malavitosi locali, cinesi e zingari, carabinieri meridionali, poche donne ma dosate con pepe nei momenti giusti, una statua di Sant’Antonio dal valore misteriosamente inestimabile che un boss custodisce come un cimelio. Oltre, ordinari giri di droga e ruberie che però segnano una svolta: è il piccolo che scandisce la vita nel microcosmo padano assurto a simbolo di una fetta d’Italia, la pochezza d’animo raccontata con ironia spietata.

Non c’è spazio per il melting-pot, nella savana veneta. Ognuno pensa agli stramaledetti fattacci suoi e, come negli ambienti ad esclusivo appannaggio delle bestie –savana e giungla, appunto— la parola d’ordine è sopravvivenza. Qui gli uomini vengono sapientemente animalizzati. Basta una gestualità, una smorfia, una risposta o anche un soprannome. Nessun discorso d’integrazione razziale, Righetto ha fatto un salto molto oltre: come spesso accade nella realtà, le differenze etniche restano isolate nelle loro identità, si supera l’etichetta dello straniero cattivo e dell’autoctono buono (o viceversa), qui l’uso e abuso reciproco è non solo all’ordine del giorno, ma sembra quasi imposto dalle circostanze e dalla serie roboante di colpi di scena, dalle deviazioni impreviste che la narrazione prende in armonia con la scrittura. L’editore Tea (ricordiamo che questo libro è stato pubblicato nel 2009 da Zona) ha scelto di ripuntare su un romanzo divertente e scorrevole, intessuto soprattutto sui dialoghi: scambi di battute, minacce, bestemmie, parlate dialettali e in un italiano deformato secondo gli idiomi stranieri.

Un bel libro che si legge d’un sorso, da scorrere con un sorriso disincantato ma pieno.

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