TOMMASO GIAGNI

ATTIVITA’: Scrittore, agente letterario

SEGNI PARTICOLARI: Estraneo e vicolano

LO TROVATE SU: www.facebook.com/tommaso.giagni, www.vicolocannery.it

Le tue origini e la tua formazione

Sono romano, nato nel 1985, mi sono laureato in Storia contemporanea, ho pubblicato il mio primo racconto su “accattone” nel 2004.

Quando da piccolo ti chiedevano che lavoro volevi fare, cosa rispondevi?

Davo risposte disparate perché non lo sapevo neanche io.

Quando te lo chiedono adesso?

Dico che lavoro coi libri.

“L’estraneo” (Einaudi 2012) è un romanzo di formazione e straniamento, di ritorni e di distacco da un mondo inafferrabile, che conserva il protagonista sempre estraneo da esso e, di conseguenza, dal sè. Sei d’accordo?

È così. La storia di un ventenne che cerca disperatamente un’identità in cui riconoscersi, un sentirsi parte di. Un viaggio dalla Roma bene alla Roma di periferia, nella speranza|illusione di definire sé stesso. Il protagonista, senza nome (come potrebbe?), è un inetto disorientato dalla mancanza di punti di riferimento cui aggrapparsi.

L’elemento che mi ha colpita maggiormente è la forma. Una sperimentazione linguistica che risente della lezione pasoliniana ma anche della vita quotidiana nella Roma borgatara (le due cose, del resto, procedono di pari passo) e alle spalle si percepiscono le letture dei grandi maestri. Quali, in particolare?

In assoluto direi Pavese. Ma questo romanzo guarda soprattutto a una letteratura che parte da Pasolini e dal Pasticciaccio e arriva ad autori come Sandro Onofri, Andrea Carraro, Claudio Camarca, fino a Walter Siti. Dentro ci sono poi libri come Memoriale di Volponi e L’odore del sangue di Parise. Una linea fortemente italiana, comunque.

Entriamo tecnicamente nei dettagli della tua scrittura. Come sei arrivato a questa soluzione?

Mi interessava giocare sul cortocircuito linguistico che una prima persona come questa – uno che ha fatto il liceo più prestigioso ma è figlio di un portinaio con la terza media – poteva garantirmi. Il registro, di base piuttosto alto, a tratti si sporca e a tratti si alza di più ancora. Intorno, la voce prepotente del Quartiere in cui il ventenne va a stare: un romanaccio crudo, che neanche è più dialetto ed è quello che si parla oggi in periferia.

Com’è nata l’agenzia letteraria “Vicolo Cannery”, da te diretta insieme a Tommaso De Lorenzis e Corrado Melluso?

Dall’intuizione di Corrado Melluso, che un anno e qualche mese fa ha coinvolto me e Tommaso De Lorenzis. L’idea è che se un’agenzia deve fungere da filtro tra autori e case editrici, il filtro deve essere rigoroso. In poche parole, è inutile e sleale promettere fortuna a manoscritti che non funzionano, e d’altro canto la fiducia degli editori bisogna meritarsela: così facciamo una rigida selezione di manoscritti e autori, e proponiamo soltanto quello in cui crediamo davvero.

Com’è la situazione aspiranti/possibilità di pubblicazioni?

Se parliamo di pubblicazioni da un certo livello in su (il Vicolo non lavora con case editrici a pagamento, per dirne una), c’è una selezione da passare e quindi è normale che ci siano esclusi. Detto questo, la mia impressione è che le case editrici siano in cerca di (buoni) romanzi molto più di quanto si possa pensare. Certo, gli aspiranti devono essere all’altezza. Ma in generale le possibilità ci sono, ecco.

Un consiglio rincuorante per un aspirante

Se hai scritto qualcosa di buono, pubblicare è più facile di quanto credi.

Un consiglio crudo e scoraggiante

Se non hai scritto qualcosa di buono, puoi farti presentare chiunque e autoconvincerti quanto ti pare, ma un editore serio non ti pubblica.

Quanti manoscritti vi arrivano, in media? Poi cosa succede, che percorso seguono?

La stima non saprei farla, soprattutto perché in certi periodi (di solito, dopo le vacanze) arrivano come se piovesse, in altri ne riceviamo molti meno. L’iter è questo: leggiamo il manoscritto, spieghiamo dettagliatamente all’autore cosa funziona, cosa no e soprattutto se intendiamo assumerne la rappresentanza. In questo caso, ci mettiamo con l’autore a fare un lavoro di editing, gratuito e approfondito, prima di girare il testo in lettura alle case editrici. Case editrici che individuiamo di volta in volta, sulla base della sensibilità e del catalogo: non lanci alla cieca, insomma.

Il mondo editoriale. Una cosa che ti infastidisce.

Le linee editoriali vaghe, che privano d’identità (sempre l’identità, lo so…) i cataloghi e portano le case editrici a essere indistinguibili l’una dall’altra.

Una cosa che ti piace. (sempre del mondo editor)

Il coraggio di fare libri commercialmente difficili, soprattutto in un momento di crisi del mercato.

L’intellettuale ha il dovere di interessarsi ai proprio tempi o può vivere recluso in un mondo a parte?

Chi scrive non può, secondo me, slegarsi dai propri tempi: nel senso che non ha proprio la possibilità di evitare il problema e anche recludendosi scriverà comunque di ossessioni in qualche modo legate al proprio tempo.

Cosa ti dà la carica?

Un gol della Lazio.

Cosa ti abbatte?

La staticità.

Cosa ti manda in bestia?

L’ipocrisia.

L’ultima risata di gusto

Non saprei.

A cosa stai lavorando, ora?

Al secondo romanzo.

Salutaci da Vicolo Cannery

Un abbraccio a chi preferisce stare nello sporco dei vicoli piuttosto che passeggiare sulle Main Street.

E adesso salutaci da estraneo

«Ci sono una “Roma delle Rovine” e una “Roma di Quaresima”, e tutto sta nell’essere figlio di questa o di quella. Certe strade non sono altro che mura. Poi ci sono io, figlio di entrambe e di nessuna – il che è esattamente lo stesso. Io sono estraneo: sono tutto e sono niente».

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