IDA FERRARI

ATTIVITA’: Bancaria part time, scrittrice per passione

SEGNI PARTICOLARI: doppia personalità letteraria.

LA TROVATE SU: Facebook

Le tue origini e la formazione

Sono bresciana di padre bresciano e madre francese. Anche lei naturalizzata bresciana presto, in età scolare.

Ho la maturità in ragioneria. Poi, molto più avanti, ho frequentato un corso di scrittura creativa alla Holden di Torino, per due anni. Sentivo il bisogno di confrontarmi con persone che avessero la mia stessa passione. E’ stata una bella esperienza che ricordo con  nostalgia.


Cosa rispondevi da piccola quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

La hostess di volo. Con l’idea che avrei potuto vedere posti meravigliosi e costruirci delle storie.

E adesso cosa rispondi?

Bancaria e scrittrice. Anche la  banca offre ottimi spunti per la scrittura.  Contrariamente ai luoghi comuni non ci si annoia, credimi.

Hai pubblicato un libro con uno pseudonimo americano.Ci racconti com’è andata?

Il mio agente mi chiama e mi dice che c’è una casa editrice interessata al romanzo. Mi fa il nome,  ne sono colpita, è una casa editrice storica. Unico neo: pretendono uno pseudonimo americano. La cosa non mi entusiasma e tantomeno piace al mio agente. Combattiano per avere il mio nome sulla copertina, ma non c’è verso. Alla fine accettiamo perché è un libro d’esordio e la tiratura è molto alta. La biografia inventata è stata poi un’ulteriore sorpresa.

C’è qualcosa che puoi dirci su questo libro, senza svelare di cosa si tratta?

E’ un giallo che si trova in edicola e che si può acquistare anche sul sito della casa editrice. Il titolo… è un ricatto. Nel senso che ha a che vedere con questa parola. Di più non si può dire.

Perché funziona così: un nome estero vende di più a priori o il discorso va legato ai generi? Pare che un romanzo di genere (soprattutto se viaggia nel canale edicola) abbia bisogno di un impatto visivo che faccia colpo nell’immediato. Sembra anche che un nome americano sia d’impatto. Non entro nel merito, ci sono specialisti del marketing per questo.

Io  ho solo voglia di capire se la mia scrittura può piacere, che io mi chiami Ida o (…). Con mia gioia devo dire che sto avendo soddisfazioni inaspettate. Vorrei abbracciare di gratitudine ogni lettrice e ogni lettore.

Una domanda che interessa i lettori esordienti/aspiranti. Sei rappresentata da Piergorgio Nicolazzini Agency: come ci sei arrivata?

Guarda, questa è una cosa che sanno in pochi, ma che ho già svelato, anche davanti a un piccolo pubblico, quindi  te la posso dire. E’ successo in un modo che oserei defininire… cinematografico.

Mi spiego: finisco il romanzo, sento parlare di Nicolazzini come uno dei migliori agenti, quindi glielo spedisco. Lui lo legge, mi chiama, dice che trova trama e scrittura interessanti, ma ha molti autori, dobbiamo risentirci più avanti. Però si rende disponibile a scambiare due parole alla fiera del libro di Torino, la settimana successiva. Io alla fiera avevo già deciso di andarci. Ci vado, quindi lo cerco nell’area IBF, quella riservata a editori e agenti. Mi accorgo che è un po’ tardi, infatti Nicolazzini se n’è già andato per un altro impegno.  Mi guardo intorno spaesata, finché vedo una signora che ha un’aria rassicurante, le chiedo se posso sedermi un attimo. Lei si rivela carinissima.   E’ una manager dei diritti derivati, vende cioè diritti di libri già pubblicati per farne film.  Si fa raccontare la mia trama, poi mi indica un tipo alla nostra destra che in quel momento è libero. Si chiama Drew Reed, è un agente della Twenty Century Fox, in cerca di storie. La manager (ora mia cara amica), mi dice: “E’ il suo momento, vada da lui e gli faccia un riassunto del libro”. Deve essere davvero il mio giorno fortunato perché anche lui mi fa sedere e, tramite interprete, si fa raccontare la storia. Lo vedo interessato, ma non posso illudermi, non così tanto! Gli consegno il manoscritto e amen. Lui mi fornisce la sua mail. A casa, per non lasciare niente di intentato, faccio tradurre il prologo e glielo mando. Un sassolino nel mare, penso. Ma lui, il giorno dopo, mi risponde (conservo la sua mail come una reliquia), dice che si ricorda di me, è interessato alla storia, mi chiede  di mandargli una sinossi particolareggiata in inglese, ma dovrò farlo tramite un agente o un avvocato. E’ disposto a farmi seguire da uno dei loro se non ho nessuno che mi rappresenti (ho poi saputo che le Major come la Fox non possono leggere lavori sui quali c’è un interesse se non per questa via ufficiale). Ovvio che (passato il tramortimento per la notizia),  mi viene subito in mente Nicolazzini e lo chiamo.

Com’è andata a finire? Niente film perché poi la fortuna non si è completata. In compenso ho firmato il contratto con l’agente. Forse sarebbe successo lo stesso. Certo è  che un soffio di destino favorevole aiuta.

Sei assidua frequentatrice del web. Oltre alle possibilità di visibilità dilatate, esiste un’altra faccia della medaglia?

Ho tastato con mano l’altra faccia della medaglia. Non esistono regolamenti né protezione per chi scrive sul Web. Così può capitare che il lavoro di anni venga cancellato in un secondo. E’ successo a una mia cara amica (nota per Marilù: Alessandra Buccheri con l’AngoloNero, come saprai) Sei anni di lavoro andati in fumo. C’erano anche miei articoli, sudati, ma il dispiacere forte è stato per lei, per l’impegno e la qualità indiscutibile dei suoi post e per le fatiche delle quali non c’è più traccia.

Tre cose che ti piacciono

I miei figli.

Le colazioni abbondanti in vacanza, con la famiglia. Rilassati. In sostituzione  del caffè preso di corsa alla mattina.

La nascente solidarietà tra donne scrittrici. Lasciami dire che tu hai tanto merito, in questo, Marilù.

Tre cose che detesti

Le promesse non mantenute.

Le attese estenuanti.

Cucinare all’ultimo minuto con la certezza che il risultato sarà deludente.

L’ultimo sorriso

Oggi, quando mio figlio mi ha regalato il suo cellulare usato perché: “Il tuo è antidiluviano, mamma!”

L’ultima volta che ti sei arrabbiata

Qualche giorno fa, quando ho letto un’affermazione del giornalista Antonio D’Orrico:

“So che le donne scrivono peggio degli uomini – non è un’accusa, è una constatazione, amichevole, come nei tamponamenti – ma non so perché”.

Se non lo sa, perché parla?

L’ultimo bacio

Oggi. A mio marito.

L’ultima parolaccia

Oggi. Quando mi sono persa tra le applicazioni del mio nuovo/usato cellulare.

L’ultima canzone che hai ascoltato

‘Giusto o sbagliato’ di Emis Killa, un rapper italiano. L’ho ascoltata per caso, non mi è dispiaciuta. I dubbi giovanili, sotto qualunque forma, mi fanno riflettere.

L’ultimo libro

Fegato e cuore dell’esordiente Alessandro Marchi.

L’ultima incertezza

Il finale del Noir che sto scrivendo. Quando mi è partita l’idea avrei ballato per la felicità, mi sembrava qualcosa di assolutamente imprevedibile. Adesso non ne sono più così convinta.  E’ che la scrittura, per me, è sempre fonte di incertezze.  Sono capace di riscrivere lo stesso capitolo sei volte. E tutto si rallenta.
Salutaci dal tuo romanzo

Ciao a tutti e un consiglio: se per caso vi consegnano  una piccola chiavetta usb, fate attenzione, potrebbe contenere qualcosa di inquietante!

E adesso salutaci con un progetto.

Più che un progetto è un sogno perché i fondi, per queste cose, non ci sono mai.

Qui  a Brescia, fino a due anni fa,  c’era un festival meraviglioso: “A qualcuno piace giallo”. Mi piacerebbe che si tornasse a fare e che, per un anno, fosse dedicato alla scrittura femminile. Sarebbe bello trovarci, qui, tutte insieme. Sai quanto avremmo da dire?

Ciao, Marilù e grazie!

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