MARCO PROIETTI MACINI

ATTIVITÀ:  Bella domanda. Marketing in una multinazionale dell’informatica, ma anche vendite, ma anche comunicazione. Scrivere, di tutto, dappertutto, anche sulla sua pelle (e non è solo un modo di dire)

SEGNI PARTICOLARI:  Tatuaggi, qui e là. Poche certezze, molte domande. Un naso significativo.

LO TROVATE SU: Su facebook, quasi sempre https://www.facebook.com/MaProMa e https://www.facebook.com/pages/Marco-Proietti-Mancini/200288173133

 Le tue origini e la formazione

Romano di mezza periferia, estrazione decisamente plebea (e meno male). Studi tecnici obbligati e controvoglia, fino al diploma da programmatore. Poi tanto lavoro nell’informatica, prima le vendite, poi il marketing. In mezzo la scrittura, senza smettere mai. Anche di nascosto.

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Io ci provavo a dire “lo scrittore” ma la risposta era sempre la stessa; uno schiaffettone sulla testa e “ma zitto e studia”.

E adesso cosa rispondi?

Lo scrittore. AHI! M’è arrivato uno schiaffettone sulla testa!

Dal tuo libro “Roma per sempre” (in uscita il 5 settembre per Edizioni della Sera) trapela il grande amore verso l’Urbe. Un amore totale che, proprio in vista della sua totalità, travalica il tempo ed esplode tra le righe, nei dettagli. Un amore sensuale, anche, che dà alla testa. Sei d’accordo?

Tanto d’accordo che questa domanda è meglio che la saltiamo, altrimenti diventa una intervista per soli adulti. Roma è seduzione, è lussuria, è perdizione. Girando per Roma capisci cosa sia la Sindrome di Stendhal, ma senza bisogno di andare per musei, Roma la respiri, ti stordisce e ti possiede e ti lascia sfinito, ma sazio, la godi, non la vedi. Questo per l’amore carnale, ma Roma è anche amore Sacro, è madre. Guai a chi me ne parla male, a chi la maltratta o la sporca o la insulta.

Parto da una frase del libro  riferita all’imperialismo romano: “Ma voi lo sapete che i romani erano come gli americani, oggi? Dovevano stare sempre in guerra, non era un fatto politico, era una cosa economica”. Quindi l’amore per Roma di cui parlavamo sopra è un amore comunque imparziale..

E’ un amore che va oltre il tempo, filtrato da più di duemila anni di storia e conoscenza. Io amo mia moglie anche se vedo le sue rughe, come vedo le mie, siamo invecchiati insieme. Amo Roma anche conoscendo i suoi difetti, le aberrazioni e le mostruosità, io ci sono cresciuto dentro, come dentro un ventre di madre. Non so se questo è essere imparziali, certamente è amare nella consapevolezza.

Visto che, per certi versi, questo libro potrebbe anche essere considerato una “guida alternativa alla città eterna”, ti chiedo: se venissi a Roma e non l’avessi mai vista e avessi a disposizione una sola giornata: quali sono le tappe irrinunciabili che mi consiglieresti?

Più che la Roma monumentale, avendo solo un giorno, suggerirei una lunga e lenta passeggiata per i vicoli di Borgo, sono tutto quello che rimane della Roma medievale, quella che Mussolini fece spianare per fare Via della Conciliazione. La sera a Trastevere e per annusare ancora un po’ di popolo romano VERO un giro a Testaccio, magari al mercato la mattina. Sperando che il Colosseo non mi si offenda, ultimamente è permaloso.

Raccontaci un aneddoto che è nel libro, magari su un monumento

Monte Caprino non è un monumento, ma lo sperone roccioso su cui sta il Campidoglio, da un lato c’è la Rupe Tarpea, da cui venivano buttati giù quelli che si rifiutavano di testimoniare nei processi (carini gli antichi romani, eh?!), dal un altro lato c’è la discesa ai Fori. Qui si venivano a prostituire i froci (termini politicamente non corretto, ma molto molto molto romano!) già in epoche antichissime. Oggi è ancora così, è un luogo di appuntamenti a pagamento, lo sanno tutti ed è più che tollerato, è accettato. Questa cosa dimostra come funziona il cuore e il cervello dei romani, rigorosi sulle tradizioni, le difendono anche se sembrano contrastare con la morale. Ecco, un giro di sera a Monte Caprino lo consiglio a un sacco di benpensanti, fatevi una passeggiata, annusate un po’ di libertà.

 Progetti?

La metà di mille più uno. La ripubblicazione di un primo romanzo già mezzo pubblicato e mezzo no, la pubblicazione di altri due romanzi che stanno lì “in valutazione”, della serie gli esami non finiscono mai. La fine di un quarto romanzo e l’invio. Più che progetti, invece, tra poco uscirà un volume fotografico su Roma (!) intitolato “Roma, caput mundi?” di cui mi è stato chiesto di curare i testi, ospiterà anche alcuni racconti. Ma non sarà in distribuzione pubblica, sarà venduto solo per beneficienza. Poi a novembre, forse, sarò ospite di una antologia in compagnia di illustrissimi autori. Insomma, tra fine 2012 e anno 2013 vorrei dare e fare molto di più, in ambito letterario.

 Questo è il tuo romanzo d’esordio. Raccontaci le traversie del mondo editoriale.

E’ un mondo molto più chiuso di quanto si pensi da fuori, prima di riuscire ad entrare e farne parte. L’immagine che se ne ha da esterni è: “sonobravoascriveremandounmanoscrittopubblicodiventoriccoefamoso” ed è alimentata anche da quanto si legge in cattivi romanzi che raccontano questa favoletta. Quando si riesce finalmente ad essere “accettati” è sempre perchè si è riusciti a trovare qualcuno che ha creduto in te e ti ha aiutato a capire le regole, ti ha messo di fronte agli errori e soprattutto ti ha fatto capire che il talento conta, si, ma senza volontà, sacrificio, umiltà e dedizione il talento è solo combustibile per la presunzione. Ma trovare questo qualcuno non è facile, ci sono molti che sono gelosi dei segreti della casta letteraria, molti che invece di aiutare addirittura ostacolano. Almeno, che ti devo dire, a me è andata così; io ‘sta persona l’ho trovata e non finirò mai di ringraziarla.

Cosa non ti convince di questo sistema?

Che troppo spesso gli errori diventano una colpa; è un sistema con troppe derive, troppe speculazioni e poche regole definite. Editori che fanno solo gli stampatori, facendosi pagare. “critici” che campano di marchette invece che di professionalità e qualità del loro giudizio. Scrittori improvvisati che intasano la posta e le librerie di titoli che non dovrebbero essere pubblicati. Antitesi che non sono tali ma lo diventano: Cartaceo “contro” digitale”, Giallisti contro Romantici. Di fatto non mi convince che poi il mercato, quello vero, lo fanno i distributori, ma i distributori sono controllati da alcuni grandi editori.
Poi arriva la grande rivelazione e tutti dicono “ohhhh”…  e scopri che tutta ‘sta rivelazione non è, ma c’è un marketing che lavora benissimo.

Cosa invece ti rassicura?

Che anche qui la qualità paga, alla lunga, molto alla lunga, quasi alla lunghissima. Forse per questo c’è un mio racconto che si intitola “al mio funerale”. Mal che vada sarò famoso postumo.

Se diventassi capo del governo, i primi tre provvedimenti che prenderesti.

Detassazione reale del lavoro, chi crea posti di lavoro deve essere premiato, ma sul serio. Chi riduce il personale pur avendo utili di bilancio deve essere penalizzato, ma non solo a livello aziendale, anche il management deve subire le conseguenze delle sue decisioni. Di conseguenza limitazione e controllo rigido delle valutazioni finanziarie e borsistiche. Non è concepibile che la speculazione abbia il sopravvento sulla sostanza. L’economia reale DEVE contare più della finanza.

Investimenti nei settori fondamentali per l’Italia. La cultura, arte e spettacolo, il turismo, la riqualificazione delle città d’arte. L’Italia non ha materie prime, non ha senso continuare a credere di poter far concorrenza agli asiatici nel costo del lavoro o a tedeschi e americani nelle produzioni. Ma abbiamo – e non è retorica – la nazione più bella e ricca d’arte del mondo. E siamo veramente creativi, non è solo un luogo comune. Però se continuiamo a spremere i turisti e a tassare le attività e a trascurare il bello, allora i tedeschi, gli americani e tutti gli altri, come già fanno, se ne andranno in Grecia, in Portogallo, in Spagna, in Francia.

Inasprimento e applicazione severa delle condanne per chi fa del male ai deboli. Inaccettabile una giustizia da farmacisti per reati come la pedofilia e lo stupro.

Tre desideri

Che i miei figli abbiano la possibilità di scegliere di fare, nella vita, quello che sentono di poter e dover fare. Un genitore deve sostenere, confrontarsi, ma non deve impedire.

Che le mie parole possano rimanere e diventare di tutti. Le parole che non sono condivise sono solo sassi nella corrente del fiume.

Arrivare alla pensione (e prenderla!).

Una cosa che non faresti mai

Del male a un indifeso.

Una cosa che fai malvolentieri

Mentire. E quando devo farlo ci sto male, veramente. Preferisco tacere (e la cosa mi è innaturale) piuttosto che dire una bugia.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

Più o meno 5 minuti fa; io sono come Paperino, mi incazzo spesso e spesso mi passa presto. Incanalo l’incazzatura nella reazione e la faccio diventare forza per ricominciare a sorridere.

L’ultimo libro letto

Oddio; ne leggo due o tre alla volta. Finito? La “Trilogia Nera” di Dave Zeltserman. In lettura ho una biografia di Gengis Khan scritta da David Man, un tomo sulle vite dei grandi scienziati, da Archimede a Einstein e per finire “Wolfmen – Storie di lupi mannari”, autori vari. Si, lo so, non sono normale, ma conosci qualcuno che scriva che sia normale? Presentamelo.

L’ultima incertezza

Non starò troppo rompendo i coglioni, con ‘sto libro che sta uscendo?

L’ultimo sorriso

Vero, dal cuore? Mio figlio che mi dice “Papà, ho deciso, scienze biologiche e poi zoologia, a me quello mi piace fare”. Ieri sera.

Salutaci in romanesco

Vabbe’, s’è fatta ‘na certa, se vedemio ‘n’giro, eh?!

 E adesso salutaci da Ponte Milvio (senza lucchetti, però!)

Ciao, vi aspetto a Roma per farvela vedere attraverso i miei occhi, le mie parole, per farvela sentire dentro al cuore. Perchè Roma basta vederla una volta perchè diventi “Roma per sempre”.

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