GUGLIELMO PISPISA

ATTIVITÀ:  Scrittore, Avvocato

SEGNI PARTICOLARI: Allergico agli stereotipi sulla Sicilia

LO TROVATE SU: www.ilcristoricaricabile.it, kaizenology.wordpress.it, facebook con nome utente Kai Zen G

Le tue origini e la formazione

Messinese di nascita e di residenza. Maturità scientifica, laurea in legge, dottorato in forme della rappresentazione letteraria (lo so da me, un miscuglio senza capo né coda)

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Prima astronomo, poi calciatore, poi giocatore di basket, poi non so ancora ma mi sto guardando in giro.

E adesso cosa rispondi?

Non so ancora ma mi sto guardando in giro. Ok, dico avvocato. Dire scrittore lo trovo imbarazzante.

“Il Cristo ricaricabile” (Meridiano Zero 2012) è il tuo ultimo libro, ma il quarto come “solista” (prima ci sono “La terza metà”, Marsilio 2008, “Città Perfetta”, Einaudi 2005 e “Multiplo”, Bacchilega 2004), contando che sei fondatore del collettivo Kai Zen, col quale avevi precedentemente scritto altri romanzi (“La Strategia dell’Ariete”, Mondadori, Milano 2007 e “Delta blues”, Edizioni ambiente, Milano, 2010). Milhous Giordano è il cristo  del nuovo millennio. Romano, è un giovane surfista che preferisce stare nell’ombra piuttosto che avere i riflettori puntati. Guarisce e resuscita, tuttavia pare assolutamente incapace di rapportarsi a ciò che gli è stato dato. Forse è proprio questa la sua forza letteraria, il suo sfaldarsi continuamente contro la realtà e ritrovarsi nel miracolo ogni volta. Ma è un miracolo tangibile, eppure pare ogni volta non del tutto compiuto (e questa, riconosciamolo, è la vera magia: come tu l’hai reso letterariamente). Parlaci di lui – la genesi, l’ispirazione – come hai costruito questa figura in cui convivono reminescenze bibliche e l’attualità di un normalissimo giovane di oggi.

La prima volta che ho pensato a questo personaggio ero suggestionato da un sogno che avevo fatto. Una roba a metà fra la megalomania pura e il più represso e frustrato dei deliri di onnipotenza, una cosa alla Sogni mostruosamente proibiti di Fracchia: venivo scambiato per Gesù al momento del calvario e non facevo nulla per convincere la gente che io non ero Lui. Sono passati molti anni da allora ma a un certo punto me ne sono ricordato e ho cominciato a chiedermi cosa potrebbe accadere a un giovanotto moderno a cui capiti qualcosa di simile. Come sarebbe un messia, oggi? Milhous è la risposta: pronto da consumare e da dimenticare, buono per un impiego concreto e materiale, ossia occuparsi del corpo più che dello spirito. Ma con un sottofondo di onestà e una morale quasi moralistica: ci si deve assumere le proprie responsabilità. In un mondo (o forse meglio dire in un paese, il nostro) in cui non si è più abituati a farlo, un simile minimo sindacale di senso civico può bastare per diventare un punto di riferimento.

Ho trovato questo romanzo tanto interessante da leggere quanto difficile da scrivere o meglio: da progettare. Qual è stata la cosa più difficile, quando l’hai ideato?

Probabilmente il gioco di voce e punto di vista, con Reimarus, il nonno del protagonista, che racconta sia dal suo punto di vista di personaggio immerso nella storia, sia attraverso una focalizzazione variabile attraverso altri due personaggi (il figlio e il nipote). Ho dovuto dosare col bilancino le incursioni caratteriali del narratore, i suoi sbotti di personalità, inserendoli soltanto quando parla in prima persona, per affievolirli invece quando narra de relato. Lì ho cercato invece di fare emergere tono e carattere degli altri due personaggi con un gioco di discorso indiretto libero appena accennato. Altra difficoltà era trovare un tocco sufficientemente delicato per trattare in modo appropriato un tema così spinoso, senza però rinunciare alla mia cifra ironica e satirica.

Lo spunto iniziale… come nasce un’idea?

Come ho detto, in questo caso nasce da un sogno e successivamente viene nutrita da tutte le suggestioni e riflessioni che da quel punto in avanti si avvicendano. Una storia può nascere da qualsiasi spunto, in passato è stata una notizia letta di sfuggita, una frase che mi girava in testa perché mi affascinava il modo in cui risuonava, eccetera. L’origine in fondo non è molto importante. Importante è il processo che segue, durante il quale si modella la narrazione usando quel che hai dentro e quel che ti colpisce. La storia in fondo ce l’hai già dentro; sta allo scrittore farla venire fuori con gli strumenti e il talento di cui dispone.

Le stimmate e la loro trasposizione a ferita – notevole come l’emblema dell’appartenenza al sacro venga osservato anche nelle scomodità quotidiane – hanno anche un valore metaforico?

Il dolore, la decadenza della carne, i più vili aspetti della fisiologia umana sono tutti temi presenti nel libro, insieme ovviamente a quello del Sacro, per affrontare il grande rimosso dell’era contemporanea: l’invecchiamento e la morte. Forse il primo ancor più della seconda. Non si può apparire brutti e fragili, oggi, non si deve.

Come è nato l’ensemble narrativo KAI ZEN?

Quasi dieci anni fa in tre su quattro di noi partecipammo singolarmente a un racconto collettivo via internet promosso dalla casa editrice Bacchilega e patrocinato dai Wu Ming. Ci conoscemmo fisicamente alla presentazione della pubblicazione di quell’opera. Da lì è scattata la simpatia umana e il reciproco riconoscersi come affini, avevamo immaginari simili pur provenendo da esperienze di vita molto diverse. Ridevamo per le stesse cose, ci interessavano temi simili. Non ci siamo più lasciati.

Ha in serbo dei progetti?

Un romanzo già concluso in attesa di editore. Una storia di mercanti d’armi col male di vivere e di ex torturatori riciclati. Gentaglia interessante.

E tu?

Il Cristo ricaricabile mi ha stremato come mai nessun altro romanzo prima aveva fatto, per cui non ho ancora nulla di definito. Ma ci sto lavorando, ci sto lavorando, come diceva De Niro in Wag the dog mentre organizzava una finta guerra fra USA e Albania per distogliere l’attenzione dagli affari di letto del Presidente degli Stati Uniti.

Cosa trovi prezioso del mondo editoriale?

La folle e meravigliosa idea che la cultura possa essere un affare e la volontà di scommetterci su, pur sapendo che ci sarebbero altri campi ben più redditizi. La voglia di tutti quelli che ci lavorano dentro per il gusto di farlo, di essere parte di questa magia.

Cosa invece non ti convince?

La deriva, sempre più consistente purtroppo, di chi invece ritiene che la cultura (e per cultura intendo semplicemente l’assenza di sciatteria, mica chissà cosa) sia una palla al piede di cui l’editoria potrebbe fare a meno per realizzare fatturati più significativi. Col risultato di perdere i lettori buoni senza realmente acquisire quelli usa e getta.

Tre desideri

Salute e vite interessanti per me e i miei cari. Tempo per fare quello che mi piace.

Una cosa che non faresti mai

Prendere in giro uno più debole di me.

Una cosa che fai malvolentieri

Buon viso a cattivo gioco. Ma lo faccio, eccome se lo faccio.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

Contro qualcuno che aveva insultato una persona senza conoscerla veramente. Solo perché era troppo arroccato a difendere i propri interessi per accorgersi che c’è chi ha il diritto di non condividerli affatto.

L’ultimo libro letto

Zero History di William Gibson.

L’ultima incertezza

Ehm, ecco, non saprei…

L’ultimo sorriso

Guardando mia figlia che dorme. Lo so, è patetico, ma è la fottuta verità.

Salutaci ricaricandoci

Chiunque abbia il senso dello Stato dovrebbe credere in Dio. Io credo in Dio per ragioni di ordine pubblico.

E adesso salutaci in blues

Scomparve dietro le quinte. Sempre più lontane si udivano le urla di disperazione di quelli che avevano capito; urla di odio.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in interviste, romanzo, Uncategorized e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...