ANDREA NOVELLI & GIAMPAOLO ZARINI

ATTIVITA’:  

N: Ingegnere… Il fatto che lo sia anche Alan D.Altieri un po’ consola però….

Z: Esperto legale. Esperto di cosa, poi non si sa. Comunque bisogna pur mangiare. Anche se non si nota guardandomi.

SEGNI PARTICOLARI:   

N: Una certa somiglianza con qualcuno?

Z: Nessuno a memoria. Anche se alcuni dicono occhi malinconici.

LI TROVATE SU:  

N: Su Facebook: it-it.facebook.com/novelli.zarini

Z: www.novellizarini.it e in giro per la rete. Misteri e meraviglie del web. Per librerie, in cerca di libri e per offrire i propri alla curiosità di chi li vorrà e avrà il piacere di leggerli.

Le vostre origini e la vostra formazione

N: Amici di lunga data con la stessa passione per cinema e letteratura.

Z: Come scrittori, è nato tutto quando ci siamo conosciuti sui campi da tennis dell’Italsider di Savona. Passioni in comune, la letteratura e il cinema. E su molte cose, i gusti coincidevano. Così tra una partita e l’altra, si è insinuato il tarlo di provare a scrivere qualcosa. La prima idea, era una sceneggiatura per un film. Quell’idea era il soggetto che poi nel 1999 diventò il nostro primo libro, Soluzione finale. Da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti, ma per ora quel ponte è ancora in piedi.

Cosa rispondevate da piccoli quando vi chiedevano che lavoro volevate fare?

N: il commentatore sportivo, se non ricordo male.

Z: il chitarrista di una band rock.

E adesso?

N: Regista cinematografico. Rubando un titolo a “caso”, si può dire Mission Impossible!

Z: Vorrei poter dire scrittore a tempo pieno. Ma per ora, siamo nell’utopia. Ma i sogni non muoiono all’alba.

Partiamo dall’ultimo vostro libro, da poco uscito per Fratelli Frilli: “Acque torbide per l’investigatore Astengo”. Un uomo serio, con qualche debolezza, eppure disilluso. Come l’avete costruito?

N: Abbiamo pensato ad un Philip Marlowe,  detective privato nato dalla penna del celebre scrittore di noir Raymond Chandler, trapiantato ai giorni nostri a Genova. Per le location ci siamo affidati a luoghi ben precisi sfruttando situazioni reali.

Z: è nato in maniera casuale. Da parte mia, posso dire che le idee migliori a volte sono quelle non meditate. Semplici shining dicono già tutto, senza costruire e scervellarci troppo. Basta poi lavorare sulla questa idea grezza e farla diventare un storia.

Parliamo dell’ambientazione genovese e del perché di questa scelta…

N: Lascio l’onere/onore a Gian

Z: Spinti un po’ dalla continua e immancabile domanda che ci viene posta in ogni presentazione. “Perché ambientate sempre i vostri lavori all’estero? Perché non in Italia?” Allora ci siamo detti, questa può essere l’occasione giusta. Ma probabilmente, la prossima volta, la domanda sarà: “Perché in Italia questa volta? Non ambientate più i vostri romanzi all’estero?”. L’ambientazione genovese si ricollega alla domanda precedente. Inoltre, sempre nell’ottica di voler sperimentare, questo genere hard-boiled ci mancava. Ci piacciono le sfide e provare a cimentarci in diversi tipi di scrittura.

Se vi chiedessi un titolo alternativo al libro?

N: “Acque torbide” per gli argomenti trattati e per il genere noir è quello più azzeccato.

Z: Doppia Verità. (che era il titolo originario).

La detection in Italia: cosa ne pensate? Se ne abusa o sono tutte chiacchiere?

N: Il metodo deduttivo è quello che da sempre ha avuto il maggior appeal in letteratura e nel cinema e secondo me sempre ne avrà. Per fare un esempio nel mondo delle serie televisive: anche se non si affronta il tema direttamente, i telefilm che hanno più successo utilizzano logiche di indagine. Vedi Doctor House MD.

Z:  Ritengo che la curiosità sia una componente fondamentale nelle persone. L’investigazione rientra per il lettore in questo sentimento. Poter partecipare attivamente alle indagini di un investigatore, avere gli stessi elementi a disposizione, lavorare quindi spalla spalla con lui, senza inganni da parte dell’autore, credo sia sempre un’esperienza entusiasmante. E le cose entusiasmanti non sono mai abusate.

Il rapporto coi lettori

N: è la parte che da maggior valore aggiunto e che spinge sempre ad andare avanti e raccogliere nuove sfide.

Z: è la parte che preferisco post-pubblicazione. Il confronto con chi ti legge è sempre illuminante. Fa scoprire aspetti di te stesso e della tua scrittura che non si conoscono. E se è un dialogo civile e costruttivo, si impara sempre qualcosa che aiuta a migliorare e migliorarsi.

Cosa trovate meraviglioso del mondo della scrittura?

N: la possibilità di poter scrivere il libro che vorremmo leggere. E non è un modo di dire. In più ora con l’Alzheimer galoppante possiamo anche goderci la suspence, visto che non ci ricordiamo quello che abbiamo scritto…

Z: La possibilità di condividere le emozioni, le storie dei tuoi personaggi con tante persone. La condivisione penso sia la magia della scrittura. Inoltre, come uno stesso tema magari possa essere visto sotto aspetti differenti, con interpretazioni impensabili derivati da processi mentali particolari. Deviazioni soggettive di una stessa strada.

Cosa invece detestate?

N: il fatto che nella catena del valore del business editoriale, fatto di scrittori, editor, case editrici, distributori e librerie, gli scrittori siano davvero poco considerati.

Z: La vanagloria e l’atteggiamento di superbia e superiorità che hanno alcuni dopo che hanno pubblicato qualcosa. Dimenticando che è il lettore che fa lo scrittore. Non viceversa.

Due difetti e due pregi

N: Due pregi: precisione e organizzazione. Due difetti: precisione e organizzazione

Z: introverso e troppo preciso, al limite borderline della pignoleria. Altruista e a detta di altri, empatico. Per cui faccio mio questo pregio.

L’ultima volta che avete pensato: “Mai più!”

N: Direi che Gian ha fatto un ottimo esempio. Da uscire pazzi!

Z: Un lavoro per un concorso. Creare un soggetto per un film tratto da una nota serie televisiva con un tot stabilito di battute (molto, molto poche) . Un delirio. Abbiamo sfiorato la pazzia.

L’ultima volta che vi siete arrabbiati

N: quando lo faccio dura lo spazio di una manciata di secondi. Invece l’unica volta che Gian si è davvero arrabbiato è quando in un pezzo di libro che toccava scrivere a me, ho resuscitato per errore un personaggio che era già morto. Lui era talmente arrabbiato da risultare alla fine poco credibile, per cui mi è pure scappato da ridergli in faccia….

Z: Durante la scrittura de “Il paziente zero”. Lascio ad Andrea i particolari. Posso solo dire che era stata una mia sfuriata e che lui alla fine, si è messo a ridere. Sono molto credibile come cattivo!

L’ultimo sogno ad occhi aperti

N: seduto, avete presente, su una di quelle sedie pieghevoli con seduta e schienale di tela nera con il mio nome impresso dietro, a dirigere un bel film thriller

Z: La lettura di un capolavoro. Nella Carne di Sara Bilotti. Sogni oscuri, ma bellissimi, fatti di una scrittura potente ed emozioni dirette e forti.

L’ultimo sorriso

N: sono dell’idea che il riso faccia buon sangue, per cui non ricordo l’ultimissimo, ma sicuramente do appuntamento al prossimo.

Z: Non sorrido molto. Forse rido di più, che sorridere. Lo faccio dentro, spesso quando riesco a creare un feeling con qualcuno. Non esterno troppo per natura. Ma chi mi conosce, capisce i miei sentimenti anche senza bisogno di manifestarli.

L’ultimo boccone amaro

N: nell’ultimo periodo tanti bocconi amari, ma bisogna buttarsi tutto dietro e andare avanti. “La vita è meravigliosa” non è solo il titolo di un bel film di Frank Capra, ingegnere pure lui…

Z: Una questione personale, privata. Una situazione di stallo problematica e non di facile e immediata risoluzione.

Progetti?

N: abbiamo parecchia carne al fuoco. Nuovi romanzi thriller e non, sceneggiature per film e fiction… lavoriamo ogni giorno affinché si concretizzino.

Z: La mente è sempre al lavoro. Il corpo e le energie faticano a starle dietro, ma siamo sempre sul pezzo, come si suol dire. Dobbiamo realizzare due lavori, uno per il Giallo Mondadori, e lavorare per il nuovo episodio di Astengo, poi una serie di racconti. Inoltre ci gira in testa un progetto kafkiano. Sempre nell’ottica di sperimentare, divertendoci.

Salutateci con una Soluzione finale (Uscito per Marsilio nel 2005)

N: Alla fine una soluzione si trova sempre.

Z: Terminazione della stupidità e del narcisismo a livelli patologici.

L’anno scorso avete pubblicato con Marsilio “Il paziente zero”. Adesso salutateci da pazienti.

N: e… bisogna proprio essere pazienti per andare avanti….

Z: Sarà il caldo, ma non mi sento troppo bene. Anche l’Oceano è una fornace.

 

 

 

 

 

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