LUCIUS ETRUSCUS

ATTIVITA’: Anonimo impiegato per otto ore al giorno, avventuriero letterario nel resto del tempo!

SEGNI PARTICOLARI: Bibliofilo un po’ bibliomane.

Lo TROVATE SU: ThrillerMagazine

 

Le tue origini e la formazione

Per citare Leo Longanesi, quello che non so l’ho imparato a scuola. Dopo un lacerante e dilaniante periodo scolastico (la storia del giovane Hanno dei Buddenbrook rappresenta in pieno la mia esperienza!), le mie vere origini partono da quando ho cominciato a lavorare. (Giovanissimo, secondo i canoni di oggi.) Giravo per il centro di Roma con il motorino a fare consegne, ma sempre con un libro in tasca: più di un semaforo è scattato verde cogliendomi distratto a leggere in fila nel traffico. Considero quegli anni di lettura avida, consumata in ogni ritaglio di tempo possibile e in ogni luogo immaginabile, la mia vera formazione, perché è lì che cominciai a costruire me stesso.

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Mi indispettivo quando me lo chiedevano, non per la domanda in sé ma per il fatto di non avere mai una risposta. Non ero abituato a scegliere alcunché, quindi il pensiero di scegliere un lavoro – per quanto immaginario – era qualcosa che esulava dalla mia comprensione. Ricordo che una volta, stanco di rispondere sempre «non lo so» a questa domanda, decisi “a tavolino” di inventarmi qualcosa. Adoravo i dinosauri e i fossili, ma soprattutto i racconti degli archeologi: così cominciai a rispondere che avrei voluto fare l’archeologo! (Professione che in realtà non ho mai voluto fare.) In quel periodo mi piacevano anche le moto, così ricordo di aver scritto in un tema scolastico che avrei voluto fare l’archeologo motorizzato: non so cos’abbia pensato la maestra leggendolo.

E adesso cosa rispondi?

Vorrei fare l’archeologo motorizzato!!! Scherzi a parte, il lavoro retribuito – nella mia esperienza – comporta una serie di aspetti sgradevoli che non voglio abbinare alle mie passioni. Visto che amo la letteratura, non potrei mai rispondere che vorrei fare il cacciatore di libri o il ricercatore o il saggista, cose che effettivamente vorrei fare: perché nel momento stesso che queste passioni divenissero mansioni lavorative entrerebbero in ballo questioni sgradevoli che me le rovinerebbero.

Ti faccio un esempio. Nel recente numero 64 della rivista ROBOT è uscito un mio pezzo sulla storia della parola “robot”, qualcosa di cui vado fiero perché – pur essendo nozioni disponibili a chiunque – nessun manuale o enciclopedia ne parla. Asimov stesso, autorità robotica per eccellenza, era convinto che “robot” fosse una parola inventata da Karel Chapek: io ho dimostrato che non è proprio così. Per scrivere un semplice articolo di poche pagine mi ci è voluto un tempo impressionante fatto di ricerche, studi e varie stesure per dare forma al tutto: quanto mi dovrei far pagare se questo fosse il mio lavoro? Quale cifra sarebbe equa per l’ammazzata che mi sono fatto? Per il mio carattere, è qualcosa che posso fare solo mosso da passione. In conclusione, alla tua domanda rispondo: vorrei un lavoro che mi lasci l’energia di lavorare a quello che mi piace.

Come nasce lo pseudonimo Lucius Etruscus?

La prima parte ovviamente perché mi chiamo Lucio, e per un periodo amici e colleghi mi chiamavano continuamente Lucius, tanto che ormai lo consideravo il mio vero nome. La seconda parte è nata per gioco quando sono andato a vivere in terra etrusca. Per la separazione fra “vita reale” e “vita digitale”, a cui tengo molto, ho scelto alla fine di farne un vero eteronimo: il Lucio che tutti i giorni va a lavoro non c’entra nulla con il Lucius Etruscus, sempre a caccia di storie letterarie e autore di articoli e racconti. Sono due persone separate, con caratteri diversi (acido il primo, socievole il secondo) e addirittura con modi di esprimersi diversi, perché è chiaro che parlare a voce è ben diverso che scrivere su una tastiera, avendo il tempo di pensare prima.

Dagli articoli per ThrillerMagazine: le tue rubriche sono diverse e interessanti: ce ne parli?

Ormai sono passati tre anni da quando una persona meravigliosa (di cui non posso farti il nome!) mi ha presentato a Mauro Smocovich, curatore di ThrillerMagazine. Per quei casi fortuiti che assomigliano a trame letterarie sia io che Mauro ci trovammo estimatori del grande gioco del “libro falso”, così lui accettò di affidarmi la rubrica “Pseudobiblia – Storie di libri che non esistono”. Iniziai presentando materiale che avevo già fatto girare in rete, affidandomi ad amici di quel tempo, ma ben presto lo ampliai per poi organizzare veri e propri speciali tematici (tipo Pseudobiblia in Giallo, che presenta libri falsi usati in trame mystery, o Mistero Shakespeare, con libri falsi o presunti veri che cercano di fare luce sull’autore più misterioso di sempre). Ultimamente è con grande piacere che sono riuscito a coinvolgere altri scrittori appassionati, dando loro spazio per parlare dell’argomento in generi inaspettati. Permettimi di citare “Pseudobiblia in rosa” di Elena Taroni Dardi e “Pseudobiblia Horror Rock” di Eduardo Vitolo: il primo racconta di libri falsi nel romance, il secondo delle contaminazioni pseudobibliche nell’heavy metal. Al contrario di quanto si pensi, l’espediente del “libro falso” è fra i giochi letterari più amati dagli scrittori, e quindi credo che la mia rubrica non rimarrà mai senza argomenti.

Passo dopo passo le rubriche sono aumentate, come quella dedicata alle curiosità cinematografiche (“Lo sguardo dell’altro”) o al gongfupian, il cinema di arti marziali (“CineFurious”); come quella dedicata al mondo dei traduttori (“Professione Traduttore”) o l’ultima arrivata ma la più cara: “Indagini librarie non autorizzate”, dove ho cominciato ad inserire quei lavori di ricerca simili al citato articolo su “robot”. Poi ci sono interviste, approfondimenti e speciali, sempre con un unico obiettivo: fornire ai lettori quello che io stesso, da lettore, vorrei sapere.

Come nascono le tue biblio-manie?

In mezzo ai libri ci sono nato e cresciuto, ma in realtà la vera rivelazione (la “luce” di belushiana memoria) è arrivata quando ho conosciuto Jorge Luis Borges. Grazie ai suoi racconti e saggi brevi (non ha mai voluto scrivere un testo lungo) ho scoperto che c’era un filo conduttore che univa reale e letterario, che anzi la realtà era un attributo della letteratura. Scoprii che esistevano idee che nascevano identiche in luoghi ed epoche diverse, che esistevano giochi letterari nei punti più inaspettati, che si poteva tornare dal futuro stringendo fra le mani un fiore, lo stesso fiore che un altro autore stringeva in mano dal ritorno dal Paradiso. Scoprii che Kublai Khan sognò il palazzo che poi costruì, così come Coleridge sognò la poesia “Kublai Khan” che poi scrisse: non è il Khan l’elemento in comune di queste due storie, bensì il sogno creatore, el hacedor, l’artefice. Scoprii che invece di scrivere libri voluminosi li si poteva recensire facendo finta che esistessero; scoprii le rovine circolari della realtà e le finzioni letterarie, la tigre e la spada, la rosa e il labirinto.

Oltre agli argomenti, quello che mi colpì fu lo stile letterario che traspariva da ogni frase: contenuto e contenitore erano sempre di elevata qualità, nel Maestro di Buenos Aires. Così come poi sono stato profondamente influenzato da autori diversi, come il geografo Franco Farinelli o il filosofo Maurizio Ferraris. Che c’entrano con le biblio-manie?, ti starai chiedendo. Be’, una volta capito che noi disegniamo il mondo piatto nella tabula che è la nostra mente, ti rendi conto che un gioco letterario non è solamente un divertissement, ma può essere un vero e proprio hacedor: artefice della realtà. Andando a caccia di storie di libri si scopre quindi che esistono giochi che diventano reali, anzi vita quotidiana, abbattendo ogni confine con l’immaginazione. Per farti un esempio, Asimov si divertì ad inventare un’Enciclopedia Galattica, che Douglas Adams giocò a parodiare con la sua Guida Galattica per Autostoppisti: oggi quel gioco letterario è reale e concreto, e si chiama Wikipedia, una realtà assolutamente inimmaginabile quando Asimov e Adams scrivevano. In realtà, immaginabile solamente per uno scrittore amante del gioco letterario. Queste sono le biblio-manie che mi infiammano, quelle che giocando con il reale lo reinventano, e ne creano una versione in cui anche la fantasia più incredibile diventa realtà.

Puoi realizzare un desiderio relativo ai libri: qual è?

Che tutti, ma proprio tutti i libri vengano digitalizzati e resi disponibili alla consultazione da chiunque, in ogni luogo, mediante terminali collegati ad un leviatanico server centrale. Se fosse un racconto di Fredric Brown, qualcuno chiederebbe a questo server se esista Dio, e la risposta ovviamente sarebbe «Sì, adesso sì!»

Ti consentono di entrare in un libro: quale scegli?

Purtroppo ho perso la fanciullesca gioia di fare amicizia e affezionarmi ai personaggi: oggi sto molto più attento alla struttura della storia, ed in effetti è un gran peccato. (Non è un cambiamento che ho scelto, è venuto da sé.) Per risponderti, quindi, mi affido ad un sogno di gioventù: entrare ne La peste di Albert Camus ed essere il dottor Bernard Rieux. Per un periodo mi ci sono anche sentito come il dottor Rieux, in quell’ambiente metaletterario chiamato realtà, così dilaniato dalla peste…

Un autore del passato che ti piacerebbe incontrare. Cosa gli diresti?

Sono della scuola di Onoff (il falso autore inventato da Giuseppe Tornatore nel film Una pura formalità): non si dovrebbe mai incontrare un proprio mito. Scopri che è una persona come le altre, che ha tic e fisime, che ha difetti, che magari l’opera che ti ha fatto sognare l’ha scritta seduto in bagno… No, ho imparato a tenere sempre separati la persona e l’artista: non ho particolare interesse ad incontrare la persona, e l’artista lo incontro ogni volta che leggo ciò che ha scritto.

La tua passione per il cinema si ritrova anche nei diversi booktrailer che hai realizzato per molti scrittori. Consigliaci tre film.

Domanda davvero spietata, perché il cinema ha mille sfaccettature e indicare tre film significa non citare tutti gli altri che ho amato. Sto al tuo gioco scegliendo tre generi diversi: per l’azione “Transporter 2” con Jason Statham; per la commedia “La cena dei cretini” di Francis Veber; per l’introspezione “Persona” di Ingmar Bergman.

Naturalmente tu negherai, ma qui sappiamo per certo che sei anche esperto di musica. Tre canzoni che non ti stanchi di ascoltare.

Questa è ancora più spietata di quella sul cinema! Cambio umore diverse volte al giorno, e ad ogni mio umore corrisponde una musica: ci sono momenti in cui mi piace una canzonetta pop, altri in cui ho bisogno di un po’ di classica come altri in cui sparo metal a manetta. Come per il cinema, sto al tuo gioco e provo a citare tre generi abissalmente diversi: la settima sinfonia di Beethoven per tutta la vita (compresa la stupenda versione moderna cantata di Sarah Brightman); “Your Disease” dei Saliva (che aiuta il sangue a circolare nelle vene); “Gangsta’ Paradise” di Coolio (come cover di Stevie Wonder indica la passione per il pop, ma essendo stata scritta per un film indica anche la mia passione per le colonne sonore).

Due tuoi pregi e due difetti.

Trovare ben due pregi è impresa ardua, ma ci provo. Sicuramente considero un pregio l’essere curioso, ma così sembra che mi interessi di tutto: preferirei definirmi “avido di conoscenza”, anche se sembra terribilmente pomposo. (Tieni a mente “pomposo” per i difetti!). Trovare il secondo pregio è più difficile: diciamo che quando mi capita di poter fare del male poi non lo faccio. Può sembrare poco, ma chi evita di ricevere quel male lo considererà di certo un pregio.

Per quanto riguarda i difetti potrei scrivere a lungo, ma per fortuna me ne hai chiesti solo due. Il più grande è sicuramente la mia misantropia: sto male fra la gente, anche quando – e succede davvero di rado – sto con persone che mi piacciono. Peggioro a vista d’occhio e ho le prove che non è per colpa del troppo tempo passato a leggere: ero già asociale da bambino, quando non leggevo! Il secondo difetto è un potere che dà grande responsabilità: riuscire ad offendere a morte qualcuno involontariamente, con una semplice piccola parola. Mi piacerebbe poter sfruttare questo potere, ma se lo faccio con volontà di offendere non funziona: riesce solo se è involontario.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato.

Qualche giorno fa, in ufficio, perché la mia disponibilità viene troppo spesso confusa con la remissività.

L’ultimo sorriso.

Quando ho ricevuto la tua mail con l’intervista!

L’ultima volta che hai tentato inutilmente.

Quando ho tentato di spiegare, per l’ennesima volta, che la mia socialità non passa attraverso lo stomaco: non ho bisogno di avere del cibo davanti per fare due chiacchiere.

L’ultima volta che hai tentato con successo.

Quando, recentemente, negli archivi on line del New York Times ho trovato proprio l’informazione che cercavo…

L’ultima rinuncia.

Ad un viaggio di studio, intrigante ma troppo impegnativo. A metà maggio avrei voluto partecipare ad una giornata di studi (anzi, una e mezza) sul Manoscritto di Voynich, il celebre libro scritto in una lingua tuttora sconosciuta, nel centenario del suo ritrovamento proprio dov’è stato recuperato da Wilfrid Voynich nel 1912. Disagi logistici, economici e linguistici (all’ultimo momento ho scoperto che tutta la conferenza era in inglese! Maccheronico, va bene, ma sempre inglese: finché è scritto me la cavo, ma parlato…) mi hanno spinto a rinunciarvi. E poi dai contatti per mail mi ero reso conto che sarei stato praticamente l’unico a ritenere il Voynich un falso (come ho spiegato nel mio centesimo articolo sugli pseudobiblia in ThrillerMagazine, dedicato appunto ai cent’anni del Manoscritto), o meglio: a ritenere il testo un delizioso gioco letterario e squisitamente citazionistico che sfugge a chi invece lo crede realmente scritto in una lingua misteriosa proveniente dal Cinquecento. Non ho rinunciato però a trattare, in un prossimo imminente nuovo articolo, degli altri motivi che mi portano a sospettare fortemente di “burla” il buon vecchio Voynich, fra i più loschi cacciatori di libri della storia.

L’ultimo sfizio.

Una secchiata di libri alle bancarelle, uno sfizio che in realtà mi concedo frequentemente. Al prezzo di un libro nuovo ne porto a casa venti usati, spesso chicche introvabili o vere e proprie rarità. Quando trovi un testo degli anni Venti che racconta la vita di Mademoiselle Docteur, l’unica gerarca nazista donna nonché maestra di spionaggio di Mata Hari, non ce la fai a lasciarlo lì su una bancarella!

Progetti?

Sempre nuovi articoli su pseudobiblia e giochi letterari, così come ancora tanti booktrailer e speciali vari. Ci sono poi progetti che, nati come articoli, sono cresciuti e lievitati a dismisura: non è escluso che un giorno non riesca a tirarne fuori degli eBook. Sono storie di libri e cacciatori di libri, quindi non mi faccio illusioni sull’interesse che susciterebbero fra il “pubblico”: se poi ci unisci quanto ti dicevo prima, capirai perché nel caso sarebbero eBook gratuiti.

Salutaci in etrusco.

È una lingua che ignoro, sebbene uno sfizio di tanti anni fa è stato quello di comprare una rara edizione di un manuale di alfabeto etrusco, scritto (se non ricordo male) da chi l’ha decifrata.

Sei anche appassionato di lotte, non solo marziali. Adesso salutaci quindi da fighter.

Sono un appassionato di lotte “in video”, di film marziali cioè, che con la violenza di un vero combattimento – checché ne dica la critica – hanno davvero poco a che fare. Nella mia marginale esperienza giovanile del dojo ho imparato che in ogni combattimento si devono fissare gli occhi dell’avversario per capire tutto di lui. Visto però che ogni giorno combattiamo contro un nemico subdolo che non mostra mai il viso – che può essere etereo come il sistema o l’ignoranza, o generico come la gente maligna o la gente stupida, ma può essere anche la salute o l’autoaffermazione – il mio saluto è più un augurio: che tu possa guardare negli occhi il tuo nemico, così da avere più possibilità di batterlo.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in editoria, interviste, Uncategorized e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

16 risposte a LUCIUS ETRUSCUS

  1. stefano di marino ha detto:

    ma eccolo ..èlui..finalmente senza maschera ninja…un amico, un grande, un esperto. uno che,quando gli chiedi un pezzoti hciede semplicemente quando….e il pezzo arriva dettagliatisismo e perfetto. il Prof ti conta nella sua banda…

  2. laric ha detto:

    Luciussssssssss….. eccoti live finalmente 🙂

  3. Elena ha detto:

    Maddai eccolo!
    Tra le altre mi piace quella cosa della socialità e dello stomaco…
    Complimenti a entrambi per la bella intervista!
    Elena
    (quella degli Pseudobiblia in rosa) 😉

  4. Andrea ha detto:

    Grandissimo Lucius, una persona colta, generosa, disponibile, l’ha manifestato più volte, finalmente in versione-live… ricordo che ha scritto moltissimi racconti con un personaggio -Marlowe, no, non quel Marlowe!’ su thrillermagazine, racconti molto belli e con un umorismo eccezionale.
    Ciao Lucius, by tortellino

  5. Lucius Etruscus ha detto:

    Ringrazio tutti per i bellissimi commenti e arrossisco sempre di più *^_^*

  6. Hot ha detto:

    Potevano mancare i miei complimenti all’amico Lucius?

  7. Mauro Smocovich ha detto:

    ci voleva la guerrera per scoprire il volto di lucius… ma per me, lucius, sarà sempre e solo lucius, un’idea col cappuccio in testa e il volto nell’ombra, anche se un tempo dovessi incontrarlo per scambiarci due chiacchiare! lucius in omne tempus (quest’ultima frase l’ho ricostruita consultando internet ma lucius l’avrebbe sicuramente scritta corretta senza batter ciglio)

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sarò sempre un’idea mascherata, anche se il latino lo conosco molto meno di quanto pensi ^_^
      Ah, e salutami Cornelio, che mi manca tanto!

  8. Andrea ha detto:

    Spero di far cosa gradita nel segnalare questa notizia: A Marzo del 2012 è uscito un thriller edito dalla Rizzoli, “i custodi della pergamena proibita”. Il romanzo ha l’ambizione di svelare il segreto del codice Voynich. L’autore, Aldo Gritti, un giovane sacerdote italiano, è venuto in possesso di certa documentazione tramite la quale si è cercato di arrivare alla narrazione in chiave di fiction della verità. Il romanzo rasenta quella che dovrebbe essere una documentazione saggistica. Scrivo questo perchè l’autore dimostra che in realtà il manoscritto è un falso, proprio come da te ipotizzato, un falso di epoca moderna realizzato dallo stesso Voynich. La tesi e le prove sono del tutto convincenti perchè viene spiegato perfettamente come Voynich sia riuscito ad ingannare tutti. Vorrei segnalare questo blog dove approfondiamo i temi trattati dal romanzo di Gritti: http://icustodi.wordpress.com Grazie per l’ospitalità.

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo Gritti invece di scrivere un saggio ha preferito lo stile del giallo, facendo perdere un lavoro unico nel mare magnum della letteratura di genere. Il problema non è dimostrare che il Voynich sia un falso (nel mio piccolo l’ho fatto anch’io nella mia rubrica) quanto capire come fa tanta gente a credere fermamente che sia vero!
      Sto preparando il “secondo round” sul Manoscritto, con delle chicche che ho trovato, ma a questo punto prima vengo a spulciare nel blog che indichi 😉

  9. Michele Tetro ha detto:

    Leggo solo ora questa esaustiva intervista… Lucius è stato uno dei miei primi contatti su FB e non l’ho ancora mai conosciuto di persona. Abbiamo però più volte egregiamente lavorato insieme, e spero che questo trend continui anche in futuro. Un Eta Beta cine-letterario… trova tutto.

  10. Giuseppe Festino ha detto:

    Anch’io sono un curioso e ho voluto sapere qualcosa di più su qualcuno che è arrivato a notare certi miei lavori da me ritenuti assai mediocri. E’ un onore, per me, aver ricevuto attenzione da un giovane della sua statura intellettuale. Spero davvero che si riesca a conoscerci di persona!

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ringrazio del “giovane”, ma avendo appena compiuto 40 anni temo di essere ormai uscito da quella categoria 😛
      Riscoprire lavori di qualità è una grande soddisfazione, in un periodo in cui purtroppo non è la qualità a fare la differenza: spero di riuscire a segnalare altre chicche su fumettiestruschi.wordpress.com 😉

      • Giuseppe Festino ha detto:

        Devi sapere, Lucio, che mio figlio ha 42 anni compiuti. Pensi che possa ritenerlo non più giovane? Ma parlando di lavori e di qualità, se quello che hai scoperto e segnalato lo ritieni di qualche importanza, non riesco a immaginare cosa diresti su certe altre cose realizzate con impegno e meticolosità. Non discuto il fatto che l’immediatezza di certe realizzazioni possa suscitare commenti positivi… Semplicemente, non me li aspettavo per qualcosa che giudico assai modesto. Che altro sai della mia produzione? Personalmente, sempre per il genere horror, sono molto soddisfatto delle copertine che produssi per I Libri della Paura, verso la fine degli anni ’70. Immagino tu li conosca. Comunque, avremo modo di parlare di questo e di altro. Grazie per l’attenzione.

  11. Pingback: Intervista a Lucius Etruscus | nonquelmarlowe

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...