DIEGO ZANDEL

ATTIVITA’:  Scrittore, collaboratore di un paio di quotidiani e del sito internazionale  Club Dante (www.clubdante.net). Blogger.

SEGNI PARTICOLARI:   occhiali da vista, capelli imbiancati, stomaco in evidenza

LO TROVATE SU:  www.diegozandel.it e su ladrodilibri.blogspot.it

Le tue origini e la formazione.

Nato in un campo profughi da genitori fiumani, cresciuto al Villaggio Giuliano-Dalmata di Roma. Letture precoci. Determinanti “Capitani coraggiosi” di Kipling, “Per chi suona la campana” di Hemingway, “L’eredità Schirmer” di Eric Ambler e “Il treno di Istanbul” di Graham Greene. Vedo il mondo con la loro voglia d’avventura, anche solo guardando fuori dalla finestra di casa. 

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Il capitano di lungo corso. Marinaio come mio nonno e mio zio Tony, tra le navi come mio padre.

E adesso cosa rispondi?

Scrittore. Ho cominciato a dirlo da quando a 14 anni ho visto il mio primo articolo pubblicato sul principale giornale dei profughi giuliani “Difesa Adriatica”.

“Essere Bob Lang” è il titolo del tuo ultimo romanzo, appena uscito per Hacca. Come ha scritto Pederiali, si tratta di un “thriller, con protagonista Bob Lang, giornalista d’assalto, e lo scenario di Cipro dove servizi segreti, mafia russa e avventurieri assortiti sono a caccia di una preziosa icona greca, combattono una guerra senza quartiere”. Oltre all’eroico Bob affiora anche la figura ordinaria del bancario Marco: come nascono questi due personaggi?

Bob Lang dalla figura di Stefano Terra, a cui il libro è dedicato. Terra, scrittore di alcuni romanzi come “Alessandra”, edito da Bompiani, che gli valse il premio Campiello nel 1974 e “Le porte di ferro”, edito da Rizzoli, con il quale vinse il Viareggio nel 1979, più l’ammirazione di personaggi come Andrea Barbato, Eugenio Scalfari, Igor Man, suoi colleghi. Terra era un inviato nel medioriente della Stampa quindi titolare degli uffici Ansa prima di Parigi poi di Atene, come racconta lui sempre in mezzo a “guerriglie, pronunciamenti, colpi di stato”. E’ stato il primo giornalista italiano a intervistare Tito nel dopoguerra, tre anni vissuti a Belgrado che gli sono valsi il libro “Tre anni con Tito” e una moglie serba, Emilia. Il resto della vita l’ha vissuto tra Atene, il medioriente e Roma, dove stavamo sempre insieme. Il personaggio Marco Molina nasce dai pochi anni da me vissuti come impiegato della SIP, l’allora Telecom Italia, prima di passare a lavorare all’Ufficio Stampa dove ho cominciato a girare l’Italia e in parte anche il mondo, ed anche ad essere avvicinato dai servizi segreti. Ma i pochi anni di impiegato, con la loro ripetitività, mi sono bastati a capire che non era quella vita fatta per me. Infatti, come il personaggio di Marco, mi davo spesso malato per scrivere, partecipavo a tutti gli scioperi, ed ho preso un periodo di congedo straordinario quando ho mandato le prime 80 cartelle del mio primo romanzo “Massacro per un presidente” alla Mondadori e l’allora direttore della narrativa italiana, Alcide Paolini, mi diede l’okay dicendomi di finirlo.

Se ti chiedessi un sottotitolo al libro?

“Sognando Hemingway”

Sei stato definito “autore italiano autenticamente mediterraneo”: quali sono le qualità di un autore autenticamente mediterraneo?

Beh, la definizione è di Pederiali, che se ne assume tutta la responsabilità. Certamente amo svisceratamente i paesaggi mediterranei, nei quali comprendo i Balcani. Di più: con quelli orientali, ritengo che per la loro luce e colori, la loro storia, le loro genti, siano ideali per l’avventura. Non è un caso che Eric Ambler abbia ambientato grandissima parte dei suoi romanzi, tra i Balcani, la Grecia e la Turchia, per non parlare della costa azzurra, lo stesso “Treno di Istanbul” di Graham Greene ha questi scenari, così tutti o quasi i romanzi di Stefano Terra, ai quali aggiungerei uno scrittore che amo moltissimo come Lawrence Durrell, il cui capolavoro il “Quartetto di Alessandria” – ma anche tutti gli altri suoi libri, romanzi e di viaggio –  si svolgono, anzi sono immersi, nel mediterraneo.

L’isola di Kos è presente anche in questo romanzo. Cosa pensi, quando pensi a lei?

E’ presente indirettamente: ho fatto Marco Molina, il protagonista, figlio di una donna di Kos che ha sposato un soldato italiano conosciuto durante la guerra. In pratica la storia di mia suocera. Quando penso a Kos penso alla sua luce, alle mie solitarie passeggiate lungo i verdi sentieri del monte Dikeo, alle chiesette che incontro, ai voli dei falchi, le loro ali spiegate contro il cielo di un azzurro intensissimo, ai traghetti che dalla casa in collina vedo passare tra le isole dirimpettaie e la costa dell’Anatolia. Comunque, in questo romanzo una delle scene madri si svolge sull’Egeo, di fronte al porticciolo di Mikrolimano al Pireo. Per inciso: dove comincia “Topkapi” di Eric Ambler.

Due tuoi difetti.

L’impazienza. L’impulsività.

Due pregi.

La bonarietà. La disponibilità.

Un libro che hai riletto.

“La frontiera proibita” di Eric Ambler, letto la prima volta alla fine degli anni 90 nella edizione Hobby&Work, quindi in quella, molto più recente, di Adelphi. Entrambe nella stessa traduzione, cioè di Giorgio Manganelli.

Un libro che non hai terminato.

Tanti. Tutti quelli che non riescono a coinvolgermi.

Cosa trovi meraviglioso del mondo della scrittura?

Lasciare una testimonianza. La vita non basta viverla, bisogna anche saperla rappresentare, farla rivivere nella sua intimità più profonda, compresa l’atmosfera intorno, e per questo serve la scrittura: io credo in forma di narrazione.

Cosa invece detesti?

Ciò che si perde per strada. E’ un po’ come con i figli quando li vedi grandi e fai difficoltà a rapportarti a quando erano piccoli. Ti rendi conto delle cose che hai perso e avresti voluto fermare. Solo una piccola parte resta, quella che sei riuscito a riportare, seppur sinteticamente, nei taccuini che ti porti dietro, ma non hai avuto la costanza di un diario quotidiano. Però quando ti capita di rileggere ritrovi tesori dimenticati. Dove sono finiti quelli di cui non resta traccia scritta? Detesto questa intermittenza negli appunti di vita.

E del mondo del giornalismo?

La superficialità. I fatti importanti che toccano vite e luoghi e che il giorno dopo diventano carta straccia. Aveva scritto Stefano Terra, a proposito del suo lavoro di inviato: “Liquidavo ogni giorno la mia vita dettando il pezzo agli stenografi”. Tot battute e, per il resto, il mondo poteva andare in malora. Domani sarebbe stato un altro giorno. Si sarebbe scritto un altro pezzo. E’ ancora adesso così.

L’ultima volta che hai pensato: “Questa cosa sì che la voglio fare!”

Oggi. Ieri. Il romanzo che comincerò a scrivere a settembre. Riguarda la morte di mia madre per anoressia, seguita esattamente un anno dopo quella di mio padre, mentre mia moglie trascorreva giorni tra la vita e la morte in una sala di rianimazione. Ed io, figlio unico, a sostenere tutto questo, senza abdicare al mio ruolo, a mia volta, di padre e di nonno. Come ho attraversato il periodo, come ne sono uscito.

L’ultima volta che hai strappato un foglio di carta.

Ieri? L’altro ieri? Capita sempre alla vecchia versione di un testo quando è sostituita da  una nuova.

L’ultimo sogno ad occhi aperti.

Oggi, ieri, sempre. Può avere i contorni del sogno, ma ancora me lo dico con la convinzione di farlo: un viaggio da solo, al massimo con un amico affezionato, in treno lungo i Balcani con soste in vari luoghi, magari partendo dalla mia città, Fiume. Sono stato in stazione a vedere gli orari, le combinazioni: Fiume, Zagabria, Belgrado, Sofia, Salonicco, Istanbul. Il treno, perché in treno s’incontra tanta gente, si parla, si condivide. Ricordo un viaggio in corriera, anni fa, quando ancora non c’era l’autostrada, da Mostar a Spalato e da qui a Fiume. Il mio vicino di posto tirò fuori una bottiglia di grappa che presto passò di mano in mano. E tante vite, tante storie, da raccontare.

L’ultimo sorriso.

Oggi. Ogni volta che vedo un mio nipotino.

Progetti?  

Impegni per la presentazione di “Essere Bob Lang”, il 15 giugno a Porto Sant’Elpidio, ospite dell’assessorato alla cultura della cittadina marchigiana, il 17 a Vicenza, per la manifestazione Libriamo, poi il viaggio e la lunga vacanza a Kos. Si riprende a ottobre con Grado Giallo i prossimi 5,6,7 ottobre. Sempre il 5 ottobre sera presenterò alla Comunità ellenica di Trieste la grande scrittrice greca Alki Zei, che a 86 anni sarà presente, per parlare del libro per bambini Micioragionamenti, tradotto da Tiziana Cavasino con illustrazioni di Francesca assirelli per le edizioni Camelo Zampa. Come dicono i greci: se il Signore vorrà. Anche se sono ateo.

Salutaci da Kos.

Con un bel brindisi. Stin ighià sas! Alla vostra salute!

Adesso salutaci come ci saluterebbe Bob Lang.

Boriìte naipologhìsete se mena. Potete contare su di me.

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2 risposte a DIEGO ZANDEL

  1. lauraetlory ha detto:

    Bella intervista e un altro scrittore che non conoscevo.

    • libroguerriero ha detto:

      era anche lui alla presentazione romana, non l’ultima, quella precedente: prossimo autunno conto di vedervi entrambi e vi presento. vale la pena che conosciate le reciproche scrittura, vi piacerete!

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