RAFFAELLA CALANDRA

ATTIVITA’: giornalista

SEGNI PARTICOLARI: Nei sul viso-  recita la mia carta d’identita’

La TROVATE SU: www.radio24.it/blog/calandra – pagina facebook Storiacce- twitter, @rafcalandra

Le tue origini e la formazione.

Sannita di origine, girovaga per formazione. Studi umanistici: dal liceo classico, alla laurea in Greco antico (Federico II di Napoli), passando per l’Erasmus in Germania. Ma poi il master alla Scuola di Giornalismo di Bologna.

Cosa rispondevi, da piccola, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

La giornalista.

E adesso cosa rispondi?

Idem, la giornalista.

Hai collaborato con Repubblica, Corriere del Mezzogiorno, Libero. Hai frequentato il master della Scuola di Giornalismo a Bologna e oggi sei inviata di Radio24-IlSole24ORE, per il quale ti occupi in prevalenza di cronaca giudiziaria. È cambiato questo tipo di giornalismo, oggi, rispetto a quello del passato?

Sono aumentati e cambiati forse i reati di cui bisogna occuparsi: sempre più scandali finanziari, sempre più illeciti economici- anche nelle indagini sulla malavita organizzata- ma rispetto ad esempio a vent’anni fa, quando iniziò Mani Pulite, resistono- e anzi aumentano, come dimostrano molte vicende recenti – le inchieste sulla corruzione. Cambiano i titoli, ma la cronaca giudiziaria insomma resta un settore centrale del giornalismo italiano, con cui la politica e la società tutta si confronta.

Cosa manca al giornalismo, oggi, e cosa invece presenta in eccesso?

Mancano sempre più spesso i soldi; in eccesso, ci sono soprattutto le minacce dai clan e gli attacchi da alcuni politici ai cronisti.

Conduci la rubrica d’inchiesta – “A Ciascuno Il Suo”, già “Storiacce” – titolo del tuo blog – e curi le “Storiacce d’autore”: brevi racconti prodotti da scrittori che prendono spunto da un fatto di cronaca. Com’è lo stato della narrazione nera breve (racconto), in Italia?

Davvero fecondo, direi. Da parte di chi scrive, come di chi legge, a giudicare dal mio osservatorio. Le Storiacce d’autore sono molto seguite la domenica e poi scaricate in podcast. E abbiamo appena lanciato un’iniziativa – insieme con Giallo Mondadori – rivolta ai lettori/ascoltatori, invitandoli a mandarci una loro “storiaccia”, un breve noir. I migliori saranno trasmessi in onda su Radio24 e selezionati in un’antologia. In pochi giorni, sono già arrivati tantissimi elaborati.

Se tu dovessi dare un consiglio a un aspirante giornalista, cosa diresti?

Frequentare una scuola di giornalismo, master post lauream, riconosciuto dall’Ordine. Essere il più possibile multimediale e flessibile. Avere molta determinazione, ancor di più passione, ma anche realismo. La crisi e la precarietà si sentono moltissimo anche nei gruppi editoriali, ma qualcosa pur si muove, ogni tanto, anche se con formule diverse, rispetto anche solo a pochi anni fa. Lo vedo dal quadro di occupazione degli studenti del master in Giornalismo “Walter Tobagi” dell’Università Statale di Milano, di cui da febbraio sono vicedirettore. Sono diminuite sì le assunzioni a tempo indeterminato, ma tra contratti a tempo, buone collaborazioni e servizi completi venduti ad importanti testate, molti studenti sono riusciti comunque ad entrare nel mercato del lavoro. In attesa che passi la nottata…

Un commento che han fatto al tuo lavoro, che ricordi con piacere

Segugio appassionato.

Ci racconti un aneddoto da “dietro le quinte”?

Caso Abu Omar, il sequestro dell’ex imam di Milano ad opera della Cia e del Sismi. Nel pieno dell’affaire, all’inizio del processo per gli 007 e subito dopo la liberazione dell’uomo dalle carceri egiziane, riesco a recuperare i suoi recapiti. E a strappargli il sì ad un’intervista- attraverso una mediazione. All’ultimo, però, mi è stato detto che parlava solo arabo. Non c’era modo di trovare velocemente un traduttore. Più persone all’istituto di cultura islamica declinarono l’invito di farmi da traduttori, sentendo il nome dell’interlocutore. Alla fine, il lampo. All’epoca, stavo ristrutturando casa mia. Il titolare della ditta è egiziano, lo chiamai, gli spiegai tutto. E pochi minuti dopo grazie a questa insolita triangolazione – tra lo studio di Radio 24, il cantiere del mio appartamento e il rifugio egiziano dell’ex imam – stavo registrando la mia intervista ad Abu Omar, che raccontava delle torture subite.

L’ultima volta che ti sei arrabbiata

Tutte le volte che vedo sciatteria, menefreghismo o malafede.

L’ultimo sorriso

Per i miei nipotini.

L’ultima volta che hai tentato inutilmente

Un’intervista con Raffaele Cutolo, in carcere.

L’ultima volta che hai tentato con successo

David Mills, avvocato inglese: si è lasciato intervistare il giorno della sentenza per il suo ex coimputato, Silvio Berlusconi.

L’ultima rinuncia

Alla trasferta a Brindisi- per l’attentato alla scuola Falcone-Morvillo; e a Palermo, per i 20 anni dalle stragi di mafia: ero a casa malata.

L’ultimo sfizio

Scarpe alte, blu ottanio

Due pregi e due difetti

Generosa, determinata. Non saper dire di no; testarda.

Le tue passioni

Il teatro greco antico; stare in spiaggia fino all’ultimo raggio di sole; Ravello. E poi, passando a cose più materiali, il “migliaccio” di mia madre, certe collane e tutti i cappelli.

Tre scrittori che ami visceralmente e perché.

Cesare Pavese; Anna Maria Ortese e Giovanni Verga. Il perché cambia a seconda dei momenti e dell’uomore in cui li leggo e rileggo.

Progetti?

Tornare in Calabria

Salutaci strappando una pagina orripilante di un quotidiano.

Dicembre 2006- il mostro in prima pagina è Azouz Marzouk, il marocchino marito della donna uccisa ad Erba, insieme col figlio, la mamma e una vicina di casa. Poco dopo, invece, furono arrestati i veri responsabili della strage, i vicini di casa.

Adesso salutaci euforica: hai appena scritto l’articolo di cronaca del secolo.

Prima devo trovare una buona Deep Throat, una Gola Profonda, che racconti ad esempio tutti i misteri dietro le stragi del ‘92/’93 e la trattativa Stato-mafia. Io sono pronta ad ascoltare!

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