Chi ha ucciso Paolo e Francesca?

Sul nuovo numero di Knife alcune mie riflessioni sul V canto dell’Inferno, a introduzione di un racconto di ispirazione dantesca  di Laura Platamone

Chi li ha uccisi non è stato Gianciotto. O meglio, lo storpio marito figura solo come esecutore materiale.
[…] La storia di Paolo e Francesca desta sempre una sorta di partecipazione da parte del lettore contemporaneo. Il professor Daniele Maria Pegorari, uno dei nostri più insigni danteschi, nel suo saggio Dante Postmoderno sostiene, in generale, che «la forza del suo modello può imporsi solo perché la nostra epoca ha perso quei caratteri di ‘modernità’ che si possono sintetizzare nella sublimazione della vicissitudine umana attraverso l’armonizzazione artistica». Con particolare riferimento al quinto canto, si prova affinità per quel tipo di passione: totalizzante, irrefrenabile, inevitabile. Ma resta in sospeso una questione che travalica l’evidenza:  chi ha ucciso veramente Paolo e Francesca?


Partiamo dal dato di cronaca. Cosa avremmo letto su un quotidiano romagnolo di fine Duecento? Qualcosa del genere:  “RIMINI – duplice efferato omicidio. Gianciotto Malatesta, signore di Rimini, uccide barbaramente la moglie ravennate Francesca Da Polenta e il di lui fratello Paolo Malatesta, dopo averli sorpresi in atteggiamenti intimi”. Certo i giornalisti avrebbero insistito sui particolari piccanti, ad esempio avrebbero approfondito gli aspetti più mediaticamente golosi: i coniugi legittimi non erano innamorati, del resto un matrimonio politico riscuote sempre poco credito presso l’opinione pubblica. Il marito-assassino, poi, era brutto e pure zoppo (sozzissimo et sciancato, riportano i cronisti), mentre i due cognati brillavano di bellezza e giovinezza. Certo è che Dante restò colpito dalle cronache dell’epoca al punto che riportò l’episodio nel suo Poema, forse non immaginando che il canto di Paolo e Francesca sarebbe diventato uno dei più celebri e commentati della sua Commedia.
La lussuria, per Dante, è il meno grave dei peccati. […]

Se vuoi leggere l’articolo completo, vai a pagina 27 del quarto numero di Knife (il giornale è gratuito e ti consiglio di leggerlo tutto!)

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