SALVATORE SCALISI

ATTIVITA’: svolgo la professione di antiquario, ma ti assicuro che la maggior parte del mio tempo lo dedico alla scrittura.
SEGNI PARTICOLARI: segni fisici particolari non credo di averne; segni psicologici, beh, questi mi sembra che siano in continua aumento.

LO TROVATE: non ho mai pensato finora di aprire un sito e credo che non lo farò mai. Chi volesse contattarmi, può andare su facebook.

Le tue origini e la formazione.
Sono nato in Sicilia, per l’esattezza a Catania, parecchi anni fa. Una città stupenda; pensa, abbiamo tutto: storia, clima fantastico, mare e montagna. Se gli amministratori e i cittadini avessero più rispetto per la salvaguardia delle proprie radici, sarebbe il massimo. Fin da giovanissimo ho avuto una predisposizione per le materie umanistiche, ed è il percorso che ho seguito.

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?
Lavorare per il cinema; non so, come autore, regista. Però non lo confidavo a nessuno perché sapevo che mi avrebbero preso in giro.

E adesso cosa rispondi?
Sempre autore. Scrivere storie. Non è una cosa affatto semplice. E tu lo sai benissimo.

Esce questo mese “Linea 429” per Demian Edizioni, nella collana La Tabula. Un viaggio in autobus, un maltempo da disastro ecologico e i passeggeri strappati alla loro quotidianità e catapultati in una dimensione eccezionale. Se ti chiedessi un sottotitolo al libro?
“La grande paura”.

Perché la scelta dell’autobus?
Nella mia città viaggio spesso in autobus, salendo proprio sul mitico “429”. Succedono cose davvero pazzesche. È un eterogeneo microcosmo dove è possibile percepire le verità nascoste dell’essere umano, finalmente libero da false ipocrisie. Per me era praticamente impossibile non esserne coinvolto, così, tre anni fa, ho voluto dare il mio contributo iniziando a scrivere il romanzo, portato a termine nel giro di pochi mesi.

In uno spazio quasi claustrofobico si muovono diversi personaggi. Come sei riuscito a far fronte, narrativamente parlando, alle difficoltà di mantere una scrittura corale?
Il romanzo è quasi interamente ambientato sopra l’autobus, e questo poteva comportare il rischio di andare incontro ad una scrittura piatta. L’aspetto corale è stata una necessità, anche se a dire il vero rientra un po’ nel mio modo di raccontare le storie. Ho cercato di dare al romanzo la dovuta dinamicità attraverso molteplici situazioni di carattere psicologico e cambi di scena.

I luoghi sono den definiti ma la città resta senza nome. Perché non hai nominato la tua Catania?
La città è Catania, anche se non è esplicitamente citata proprio perché la storia è universale.

Consigliaci tre libri.
Non amo citare dei libri in particolare. Amo leggere buoni libri. Di qualsiasi autore. Posso citarne alcuni: Raymond Chandler, Gabriel Garcia Marquez, Chuck Palahniuk, Raymond Carver, Andrea Camilleri, James Patterson, Michael Connelly …

Due tuoi pregi e due difetti.
Desidero che siano gli altri a dirlo.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato.
Difficilmente mi arrabbio di brutto. Non mi ricordo quando è successo l’ultima volta.

L’ultimo sorriso.
Ieri, alla vista di una donna che raccoglieva in strada un micio che rischiava di finire sotto le ruote di una macchina.

L’ultima volta che hai tentato inutilmente.
L’altro giorno, dopo che si era scaricata la batteria, ho cercato di portare l’autovettura in discesa e farla ripartire con uno strappo. Nulla da fare. Mi sono ritrovato io e la macchina in mezzo ad un incrocio, ostacolando il traffico. Credo che dovrei salire meno sul “429” e usare più spesso il mio mezzo di trasporto.

L’ultima volta che hai tentato con successo.
Essere riuscito a far sorridere un’anziana donna, in un momento in cui si sentiva profondamente triste.

L’ultima rinuncia.
Un cannolo di ricotta a cena, dopo aver esagerato a pranzo.

L’ultimo sfizio.
Tre cannoli a pranzo, due di ricotta e uno di cioccolato.

Che idea ti sei fatto del mondo della scrittura?
È un argomento complesso che richiederebbe un’analisi approfondita. Posso dirti, almeno dal mio punto di vista, che al suo interno vi gravitano persone che magari conoscono la scrittura, come tecnici in materia, o semplicemente grandi divoratori di libri, ma che non hanno nulla che a vedere con l’essere autori e nemmeno possono considerarsi dei guru dell’editoria. Questi ultimi mi fanno rabbrividire. Si pubblicano libri che sembrano sempre più uguali, sia come storie ma, soprattutto, come stile. È un processo inarrestabile che non aiuta a fare chiarezza sui distinti ruoli; essere grandi lettori non autorizza ad essere degli autori; sono due cose distinte e separate. Di questo ne sono convinto. La meritocrazia in questo ambiente è un optional.

Progetti?
Ho già pronto il secondo episodio con Parker protagonista; sto scrivendo il terzo. Altri due romanzi da tempo ultimati attendono di vedere la luce.

Salutaci in catanese.
Ciao! Nni viremu, mpari.

Adesso salutaci dalla linea 429
“Giocherella con le dita della mano sul volante, la postura del suo possente corpo sembra sufficientemente rilassata, adagiato com’è, sul sedile di guida. Non può farci nulla il conducente, se la vettura è costretta ad un respiro sonnolento; non può restituire il buonumore ai passeggeri. In fin di conti è il suo lavoro; e lo conosce bene. Ed oggi, purtroppo, è un giorno doloroso, di quelli che non si dimenticano facilmente; fa parte della vita, e bisogna accettarlo, se no, sarebbe meglio davvero rifugiarsi in un buco sperduto della terra e vivere da eremita, sembra pensare l’uomo; e questo, a dire il vero, è uno di quei momenti in cui vien voglia di mollare tutto: casa, lavoro, famiglia, amici, ma alla fine, per vigliaccheria, mancanza di coraggio, o semplicemente per un umano dovere verso se stessi e gli affetti più cari, si va avanti lottando e, se necessario, come dei guerrieri samurai.”

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3 risposte a SALVATORE SCALISI

  1. claudia ha detto:

    Da scrittrice a scrittore: IN BOCCA AL LUPO!

  2. La vita o la si vive o la si scrive, come disse qualcuno prima di noi. Viverla perché non si ha il coraggio di scriverla o non si sa da dove cominciare a scriverla, è un atto di resa. Ma scriverla perché non si sa viverla o perché si è constatato di averla persa per strada è un atto di coraggio. Le auguro di tutto cuore, ove le sarà possibile, di continuare a scriverla per insegnare a noi lettori a viverla. A lei rimarrà sempre, alla fine, l’illusione felice di averla vissuta. Francesco Turco.

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