GIOVANNI ARDUINO

ATTIVITÀ:  curioso professionista, scrittore, traduttore, editor, consulente, scout, fate voi

SEGNI PARTICOLARI:  tatuaggi sparsi e spersi

LO TROVATE SU: www.giovanniarduino.com (quando e se capita)

Le tue origini e la formazione

Credo che tutto in realtà dipenda dai fumetti della Marvel che leggevo da bambino. Poi da Bukowski e Fante. Ancora: le fanzine di cinema di serie zeta che sfornavo con gli amici quando avevo diciannove, vent’anni. Ah, beh, sì, naturalmente i Ramones. Sempre i Ramones. E un concerto dei Kiss secoli fa. Senza dimenticare quando sono volato dallo skate (o, meglio, assieme allo skate) e quasi mi ammazzavo. E, più tardi, gli indimenticabili insegnamenti del primo editore per cui ho lavorato (l’onestà verso se stessi e i lettori, soprattutto). Spero basti.

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

L’impiegato di banca. Mi dava sicurezza. Dopo aver visto un sacco di film di Frank Capra, il lustrascarpe.

E adesso cosa rispondi?

Spesso non rispondo e mi limito a sorridere. Sulla vecchia carta d’identità c’è scritto scrittore ma l’impiegata dell’anagrafe mi ha preso a tradimento. Con quella nuova si cambierà. Ipnotizzatore di echidne mi sembra una buona scelta. Qualsiasi suggerimento è il benvenuto.

Hai scritto diversi libri, sia di impronta saggistica che narrativa. Leggendo il tuo curriculum (http://giovanniarduino.wordpress.com/libri-2/) sono rimasta colpita dalla presenza, nei titoli, di Stephen King. Tra l’altro sei stato editor di riferimento per Stephen King per la casa editrice Sperling & Kupfer Editori. Quali sono i punti di forza di questo scrittore?

Banalissimo, lo so, ma l’incredibile capacità di raccontare. Affabulazione. Quando è in forma e ti prende, non ti molla più. Ho visto King-haters inveterati cedere, leggere un suo romanzo e rimanerne incollati.

Qual è il suo libro che preferisci?

Difficile scegliere. Forse La zona morta, perché è talmente triste… E’ una perfetta, tremenda metafora (oddio, neanche troppo metafora) del cancro. E’ la storia di un uomo qualunque, felice di esserlo, che viene fottuto da un potere più grande di lui e che non ha mai chiesto né desiderato.

Perché utilizzi spesso uno pseudonimo?

Ne utilizzavo molti di più un tempo. Perché parecchi dei miei scrittori preferiti l’hanno fatto, perché morto uno se ne fa un altro, perché mi piace travestirmi e nascondermi, perché spesso scrivo cose molto differenti tra loro, perché secondo alcuni ho un leggero disturbo borderline… Robe così.

 Se ti chiedessi un sottotitolo al tuo romanzo  “Il bambino che amava l’oceano” (Sperling & Kupfer, 2006, scritto come Jonathan Snow)…

Lasciami andare. Credo. Un po’ criptico, ma non per chi vorrà prendersi la briga di leggerlo.

Hai scritto “Francesca sta con me” per l’antologia “The Dark Side” di Einaudi Stile Libero, (2006): un tuo lato oscuro.

Oddio. Uno solo. Mi verrebbe da rispondere con una battuta, del tipo adoro mangiare le unghie dei piedi degli altri, ma invece: spesso mi faccio del male. Non che mi piaccia. Però mi riesce facile.

Due tuoi difetti

Pessimista, talora eccessivamente. Permaloso (anche se per pochi secondi, però in quei pochi secondi posso essere davvero insopportabile).

Due pregi

Questo forse bisognerebbe chiederlo a chi mi conosce 🙂 Comunque, in base a commenti di amici e nemici, credo di essere fondamentalmente onesto e parecchio “old school”, vecchia scuola, in tutte le possibili accezioni del termine (ma non sono sicuro che quest’ultimo sia necessariamente un pregio o un vantaggio).

Una cosa che non faresti mai

E perché non dovrei farla? Comunque, non mi piacciono gli inganni. Quindi evito di.

Una cosa che fai malvolentieri

Cercare di fare passare qualcosa per quello che non è, pure se a fin di bene, pure se in modo lecito o abbastanza scoperto. Vedi sopra.

Una cosa che ti fa sorridere

Quando sono sereno sorrido per tutto. Adesso sto sorridendo per un link su YouTube che mi ha mandato un mio amico stamattina: fantastici dischetti Moviton anni Sessanta http://youtu.be/QE62W2-0o5s

E non è neanche poi ‘sta gran giornata, quindi…

Tre consigli libreschi

Più o meno recenti? Facciamo un mistone. L’imperatore del male di Siddhartha Mukherjee (che in fondo è un memoir ma su un tema molto particolare), Le notti difficili di Dino Buzzati (perché lo sto rileggendo in una vecchia edizione comperata su una bancarella e ogni volta mi sorprende come se non l’avessi mai sfogliato prima) e I Want My MTV: The Uncensored Story of the Music Video Revolution di Marks/Tannenbaum (inedito in Italia, ma imperdibile soprattutto per chi sia cresciuto negli anni Ottanta).

Tra saggi e romanzi (di fianco la copertina di “Mai come voi”, uscito per Sperling & Kupfer), hai collaborato con Elliot, Arcana e Castelvecchi. Tre consigli in generale su come muoversi in questo mondo editoriale (dedicati ai novelli scrittori).

Avere a che fare con gente di cui ci si fida. Farsi pagare, possibilmente bene, perché scrivere è comunque un lavoro. Non considerare passi indietro o momenti di impasse come fallimenti epocali. Poi un quarto, non richiesto: non prendere questi consigli come oro colato, tranne il secondo.

L’ultima bugia che hai scoperto

Facciamo la penultima,  magari, se no la buttiamo sul piagnisteo. Che lo Slaim http://it.wikipedia.org/wiki/Slaim non è vera bava di mostro. Terribile.

L’ultima bugia che hai raccontato

Che a una mia amica stavano bene delle orrende Etnies tozze e ciccione, oggi.

Se potessi eliminare 2 cose dal mondo, quali sarebbero?

Fame e miseria? No, dai. Rumore e dolore, dolore fisico, credo.

Prima di salutarci: progetti?

Grosso modo sempre gli stessi. Ho scritto sinossi con un paio di amici/amiche, sto/stiamo aspettando risposte, ho iniziato un nuovo romanzo (e sarebbe pure ora), ho finito una traduzione e ne sto cominciando un’altra, sto sentendo gente simpatica (condizione per me indispensabile) per –quando possibile- aiutarla a pubblicare, sto valutando proposte di consulenza, tra un po’ usciranno nuove edizioni di miei vecchi lavori… ah, forse traslocherò lontano. Forse.

Come Budello Budelli hai scritto nel 1995 per Sperling & Kupfer “Manuale degli insulti”. Ci saluti con un insulto?

Vaffanculo mi piace sempre molto. E’ un classico per tutte le stagioni, come un vecchio bomber o una sana giacca di pelle nera. Altrimenti entriamo nel magico regno delle bestemmie: le più creative mi affascinano da morire. Ma non mi pare il caso.

E visto che hai scritto “Fantasmi di città”, (Addictions, racconto dell’antologia Spettri metropolitani, 1999, come Joe Arden): adesso ci saluti spaventandoci?

Lo yogurt che avete appena mangiato non era yogurt.

Ah, e grazie!

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