SARA BILOTTI

ATTIVITA’:   Scrittrice per caso

SEGNI PARTICOLARI:  Pesce fuor d’acqua

LA TROVATE SU:

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Quando da piccola ti chiedevano: Che lavoro vuoi fare? Tu cosa rispondevi?

La maestra.

 E adesso cosa rispondi?

La scrittrice. Da grande, però.

Esce oggi per Termidoro Edizioni la raccolta di racconti “Nella carne”: un sottotitolo al libro.

Niente è ciò che sembra.

Quando uno scrittore scrive, entra nella storia. E quando entra nella storia, patisce con i suoi personaggi. Il racconto che ti ha fatto soffrire di più.

Il primo che apre la raccolta: Farfalla. E’ quello che descrive più da vicino il disagio di vivere in un piccolo paese del sud, un paese in cui le aspettative altrui ti sovrastano, puniscono ogni tentativo di uscire dal branco. Non ho sofferto durante la liberatoria denuncia di tale disagio, ma quando ho iniziato a farmi delle domande: quale parte di me ha permesso a queste persone di rendermi tanto infelice? Di farmi sentire inadeguata e sbagliata? E perché?

Quello che ti ha più divertito.

Athina è libera, il racconto scritto a quattro mani con Massimo Rainer. Massimo, che è anche il mio editor, possiede un’ironia pazzesca ed è capace di tirar fuori il lato divertente anche dalle situazioni più tragiche. Senza parlare del fatto che tentavo di impedirgli di descrivere particolari troppo scabrosi, facendo contorti giri di parole che finivano in risate interminabili.

Anche se non sei nuova al mondo della scrittura (mi riferisco alla tua attività di traduttrice e ghostwriter), questo è il tuo libro d’esordio. Come ci si sente, al grande passaggio?

Non so come ci si sente, non so come ci si dovrebbe sentire. Io sono confusa, intontita. La mia scrittura è stata per trent’anni un bisogno egoistico e fine a se stesso, mai e poi mai avrei pensato di vedere il mio nome in libreria. Naturalmente quello che mi sta succedendo mi rende molto felice. Ma è una felicità pura, inconsapevole, come quella di una bambina che scopre di poter realizzare un sogno che non si è mai concessa di raccontare, neanche a se stessa.

Hai ideato la metafora della Palude e dei paludiani: ci racconti cosa rappresenta?

La Palude è il nome che ho dato al paese in cui vivo, ma è anche e soprattutto un luogo dell’anima. I Paludiani sono zombie che vivono recitando un copione, seguendo un binario prestabilito che non ammette scambi. Ignoranti, intolleranti, razzisti, vedono tutto ciò che è diverso come una minaccia, mai come una ricchezza. Sono ovunque, ma si concentrano soprattutto nei piccoli paesi, nelle comunità ristrette, quelle in cui se vuoi essere accettato devi fingere di avere una vita perfetta, dunque una non-esistenza. Il Paludiano indossa una maschera elaborata e pretende che lo faccia anche tu: uniformarti al gregge è l’unico modo che ha per non sentirsi inferiore, insieme al disperato tentativo di ostentare ricchezza. Ciò accade principalmente nelle famiglie contadine che si sono arricchite costruendo case o vendendo i loro terreni: il denaro, quando diventa riscatto, cambia la scala dei valori.

Dai una definizione alla voce SCRITTORE

Un essere umano capace di vedere le cose in una prospettiva speciale e comunicarla in modo immediato; talmente innamorato delle parole da riuscire a farne musica, inconsapevolmente. O, almeno, così dovrebbe essere.

Secondo te c’è una forma di dannazione intrinseca a questa parola o può sussistere anche in piena tranquillità?

Scrivere è una dannazione sublime. Da una parte, scrivendo, mi libero. Dall’altra permetto alla parte meno razionale di me di prendere spazi sempre più grandi. Tutti abbiamo una zona oscura, che tentiamo costantemente di controllare, ma con l’Arte, qualsiasi forma d’Arte, può e deve venire fuori, anche se ci spaventa. Altrimenti, tanto vale mettersi a scrivere saggi o a scolpire souvenir.

Due tuoi pregi e due difetti

Generosa e curiosa. Emotiva e suggestionabile. Entrambi sono sia pregi che difetti.

Cosa non sopporti in generale?

I preconcetti. Ti precludono un sacco di esperienze bellissime. E la televisione, che non accendo ormai da due anni.

Cosa invece ti piace molto?

La contaminazione nell’Arte. Mi piace il modo in cui  mondi diversi si fondono e creano Bellezza.

E poi, naturalmente, leggere e scrivere. Il mio Io ingombrante si disperde sulla carta, e pesa di meno. Respiro.

L’ultima volta che hai pensato: “Basta!”

Quando, su Facebook, ho ricevuto l’ennesimo consiglio non richiesto sulle foto che pubblico. A quanto pare, non dovrei mettere tutte le belle foto che mi fanno e che io, disgraziata che non sono altro, adoro. Motivo? Se ho un aspetto piacevole non sono credibile. Siamo ancora a questo punto: una donna è intelligente e/o talentuosa se è brutta, schiva, discreta e seriosa. No, grazie.

L’ultima volta che hai pensato: “Questa cosa va rifatta”

Rileggendo il mio ultimo romanzo. Niente capitoli, pochi paragrafi, sembra che lo abbia scritto in trance (cosa non molto lontana dalla realtà).

L’ultimo dubbio

Stamattina: e se si fossero sbagliati tutti?

L’ultima certezza

Ho fatto un buon lavoro, con i miei figli. Nonostante l’ambiente in cui vivono, hanno fiducia nell’umanità. E sono curiosi, affamati di sapere, affascinati dalle diversità.

L’ultimo sorriso

Poco fa, quando mio figlio ha detto: “Mamma, non importa se quando scrivi sembri ipnotizzata, perché quando hai finito sei sempre felice”

Chi “maneggia la cultura” ha dei compiti o deve solo rispondere della propria arte?

Io ho da sempre questa idea bizzarra e naif, che le rivoluzioni si facciano con la cultura, con la condivisione degli ideali. Non credo sia un compito, credo che la possibilità di cambiare la realtà sia intrinseca in ogni forma d’arte, poiché essa, per essere Bella, deve possedere un dono: la capacità di farci vedere le cose sotto un altro punto di vista. Faccio un esempio banale: secondo me, un film d’autore potrebbe cambiare il modo di pensare di un razzista molto di più che un sermone sull’uguaglianza. Però dev’essere fatto bene, con passione, deve arrivare al cuore, permettere allo spettatore di capire la diversità attraverso l’empatia. Lo stesso vale per un libro, un quadro, una scultura.

Progetti?

Prendere in mano i miei manoscritti selvatici e dar loro una struttura decente, insieme al mio editor.

Scrivere una sceneggiatura, insieme a un mio caro amico, bravissimo regista.

Costruire qualcosa, ma non da sola, non più.

Salutaci dalla Palude.

Vi faccio ciao con la manina dalla Villa Comunale, dove i Paludiani hanno eretto un crocifisso su cui inchiodarmi e preparato il rogo sottostante. Mancano solo le pagine del mio libro, che aiuteranno la legna a prendere fuoco.

E adesso salutaci entrandoci nella carne

“ La vita scorre dentro il sangue. Per questo preferisco i cibi a base di carne: da qualche parte, tra un ossicino e un nervo, si rifugia l’anima.”

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