ALESSANDRO ZACCURI

ATTIVITA’: scrittore e giornalista

SEGNI PARTICOLARI: la curiosità

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www.avvenire.

Le tue origini e la formazione
Nato a La Spezia nel 1963, figlio unico, padre bancario e madre casalinga. Ho giocato da solo per gran parte dell’infanzia, da lì a diventare un lettore il passo è brevissimo. Primi tre anni di elementari a Pavia, a Milano dal 1972: liceo classico, laurea in lettere (classiche, ma con specializzazione nel Medioevo) alla Cattolica. Di formazione, insomma, sarei filologo.

Che cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?
L’architetto, per via di un film, La fonte meravigliosa, in cui Gary Cooper interpretava un clamoroso Frank Lloyd Wright sotto mentite spoglie. Ho scoperto molto più tardi che all’origine c’era il romanzo di Ayn Rand, ma a quel punto avevo già cambiato idea.

Sei giornalista, scrittore e critico letterario: lavori nella redazione culturale milanese del quotidiano “Avvenire”, ma collabori anche con altre riviste: com’è, oggi, la critica in Italia? 

Confusa, direi. Si rischia di perdere la consapevolezza che la critica non può limitarsi a emettere giudizi del tipo: bel libro, brutto libro, l’autore è bravissimo, l’autore non ci sa fare. Per questo (lo dico senza ironia) sono molto più efficaci i social network. La critica dovrebbe contestualizzare, motivare, trovare linee di continuità. E spiegare, magari, come mai un libro non riuscito è tuttavia un libro importante. So bene che ci sono anche esperienze critiche di grande valore, ma spesso sono più individuali che di “scuola” o di gruppo.

È da poco uscito per Mondadori il romanzo “Dopo il miracolo”. Un libro ambientato in un seminario nei primi anni del pontificato di Giovanni Paolo II. La storia e il giallo in sottofondo poggiano su un’impalcatura solida e si intersecano a un’altra indagine, quella sulla fede. Sei d’accordo con chi ha definito questo anche un romanzo teologico?
D’accordissimo. La mia impressione, del resto, è che alcune categorie teologiche fondamentali agiscano in modo sotterraneo in molta narrativa di oggi. Anche per motivi di convinzione personale, in questo caso ho voluto giocare a carte scoperte. Quanto alla struttura del giallo, non ha nulla di calcolato. Anzi, è un giallo preterintenzionale  e decisamente sui generis: si sa già chi è il morto, sia sa già come è morto, resta da scoprire il motivo del suicidio. Una questione di “perché”, come in teologia.

Se ti chiedessi un sottotitolo al libro?
«Rivivisci»: è l’inizio della citazione che ho messo in epigrafe, dal Pinocchio di Collodi. Il burattino è davanti al corpo apparentemente inanimato della Fata Turchina, però non si arrende al fatto che sia morta. Una preghiera bellissima, e un bellissimo modo di coniugare il verbo “rivivere”.

Nel 2007 hai pubblicato con Mondadori  “Il signor figlio” (finalista al Premio Campiello), un romanzo che intreccia realtà e finzione, verità storica e invenzione e si basa sull’escamotage narrativo immaginifico che Leopardi non sia morto a Napoli, ma sia finito a Londra e abbia continuato a scrivere, sotto flase sembianze, al padre Monaldo. Il rapporto parentale Giacomo – Monaldo ha certo impressionato generazioni di studiosi: nel tuo caso come nasce quest’idea?
Mi appassiona il rapporto tra padri e figli in generale, e in particolare quando entrambi sono artisti, ma l’artista vero è il figlio. È capitato a Mozart, a Kipling, perfino a Stephen King, in certa misura. Quello dei Leopardi è il caso più complesso e affascinante, almeno dal mio punto di vista, e così me ne sono servito per provare a tirare le fila di questa specie di ossessione.

Nel 2000 hai pubblicato per Fazi il saggio “Citazioni pericolose. Il cinema come critica letteraria”. Come avviene questo passaggio dall’arte visiva alla critica?
Ho iniziato a guardare film prima ancora di iniziare a leggere, per me non c’è mai stata una vera soluzione di continuità: le storie sono storie, a cambiare è lo strumento adoperato per raccontarle. Cinema e letteratura, inoltre, sono parenti stretti. Mi riesce difficile cercare di capire qualcosa dell’uno senza ricercare esempi nell’altro.

Consigliaci tre film
Fanny & Alexander di Ingmar Bergman, L’Impero colpisce ancora di Irvin Kershner, The Tree of Life di Terrence Malick. Sì, lo so: sono tutte storie di padri e di figli.

Adesso tre libri
Moby Dick di Herman Melville, Novella degli scacchi di Stefan Zweig e Il Quinto Evangelio di Mario Pomilio: un’opera-mondo, il lamento di un mondo che finisce, l’annuncio di un mondo nuovo.

Sempre per Fazi hai curato l’edizione italiana di due libri di Ray Bradbury: “Verdi ombre, balena bianca” (1998) e “La morte è un affare solitario” (2000). Che cos’ha di speciale questo autore?
È un grande storyteller, anche se a volte discontinuo. Si è occupato di almeno due argomenti che mi interessano da molto tempo: i roghi di libri (Fahrenheit 451) e, di nuovo, Moby Dick (Verdi ombre, balena bianca è il racconto di quando Bradbury scrisse la sceneggiatura per il film diretto da John Huston).

Due tuoi pregi e due difetti.
Nel timore di cedere alla pigrizia, tendo a essere molto operoso. Mi ritengo leale, so di essere sedentario.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato
Purtroppo mi capita spesso, cerco di non tenere il conto.

L’ultimo sorriso
Quando uno dei miei figli, diciottenne, mi ha salutato con un “buon viaggio” alla vigilia di una partenza.

L’ultima volta che hai tentato inutilmente
Ad andare in piscina.

L’ultima volta che hai tentato con successo
“Dopo il miracolo” è il libro che, a questo punto, volevo scrivere.

L’ultima rinuncia
Avevo un incarico in università, stava diventando troppo impegnativo e ho dovuto lasciare.

L’ultimo sfizio
Sto valutando l’acquisto di un Kindle.

Che idea ti sei fatto del mondo della scrittura?
Assomiglia al resto del mondo, solo che qui le persone scrivono.

Progetti?
Almeno un paio di saggi narrativi, uno dei quali sulla morte, a partire dall’Antigone di Sofocle.

Salutaci da “Signor figlio”
Con il che Vi saluto e sono, Marilolivia Riveritissima & Bloggatori Tutti, il Vostro aff.mo etc. etc.

Adesso salutaci con una citazione da “Dopo il miracolo”
«Credevo che fosse lei, a vivere nel passato».
«Ti sbagli, è che il mio presente è iniziato prima del vostro».

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