SE UNA NOTTE D’INVERNO C’è UN LETTORE…

FUEGO riletto dal critico e saggista MAURO CONTI

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“Ho riletto Fuego recentemente. Fuori faceva un gran freddo; era venuta una bella nevicata. Avevo qualche linea di febbre e una gran voglia di riposare, ma non mi riusciva di dormire. Ho ripreso in mano il nuovo romanzo di Marilù Oliva, Fuego, e mi sono sistemato sul divano dentro un plaid caldo. Avevo letto il romanzo precedente della Oliva, Tu la pagaras, ambientato come questo nelle scuole e nelle sale da ballo di musica latino americana a Bologna, e mi era piaciuto, mi aveva lasciato una sensazione piacevole, di pienezza, come quando hai portato a termine un lavoro, o quando termini un buon testo letterario…”

“Questo romanzo, continuazione del precedente, presenta al suo meglio un personaggio interessantissimo, Elisa Guerra, ossia la Guerrera, uno dei più seducenti e affascinanti che mi sia capitato di incontrare ultimamente nella grande foresta dell’immaginario letterario. Non è cosa da poco. Elisa è disoccupata, precaria come tante giovani che si possono incontrare in questi tempi di recessione, ma dire precaria è dire poco, perché precaria è solo la condizione di partenza, potremmo dire il fondamento esistenziale della Guerrera, perché il resto è la vita, è la lotta per l’esistenza, l’ amore, la seduzione, la menzogna, l’abbattimento…”

“…e il merito di Marilù è proprio di saper inquadrare un milieu, di analizzarlo minutamente, nei particolari, con gli occhi di una notomista sociale, come una scrittrice del naturalismo francese e, al tempo stesso, di inquadrarlo nella memoria storicoletteraria di un girone dantesco dal quale non c’è via di uscita. Quando tutto è perduto e il dolore è insopportabile e il corpo non riesce a stare fermo, e si deve, col divin poeta, “dar volta, perché solo così il dolore si placa, troviamo Elisa, la sua energia, la sua forza vitale, la seduzione della natura, della bellezza salvatrice che con un gesto simpatetico e irriflesso sblocca una situazione, che con cieca iniziativa apre una nuova prospettiva, una breccia nel muro contro cui siamo andati a sbattere ubriachi, stanchi e prostrati.”

(Mauro Conti)

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