MICHELE ROSSI

ATTIVITA’: editor narrativa italiana Rizzoli
SEGNI PARTICOLARI: (non ce la faccio a rispondere, è più forte di me)
LO TROVATE SU: fb, passivamente

Hai svolto diversi mestieri e sei approdato alla Rizzoli a trent’anni, dove sei responsabile della narrativa italiana. Quali sono le qualità intuitive o, in generale, le qualità e i percorsi formativi per rivestire questa mansione?
Domanda da un milione di dollari. Io ho avuto un percorso lavorativo irregolare e di mestieri ne ho fatti davvero tanti (dal cuoco sushi, al cameriere, organizzatore di eventi, massaggiatore ecc). Un percorso che però mi è servito a realizzare cosa volevo fare e a dedicarmi anima e corpo al sogno, all’epoca irrealizzabile, di lavorare in editoria. Dopo il master ho fatto uno stage in Meltemi a Roma e in Einaudi a Torino. Sono arrivato in Rizzoli nel 2002 come redattore a progetto. So come si fa un libro e credo che questo cambi nella sostanza il metodo del mio lavoro. Quello che dico in generale nei corsi e negli incontri è che per fare questo mestiere devi essere curioso, veloce, con robuste radici senza essere snob. E ti devi allenare a sentire quello che io chiamo l’odore del sangue, capire un libro anche con l’istinto e non mollarlo.

Quando da piccolo ti chiedevano: Che lavoro vuoi fare?, cosa rispondevi?
Il cuoco e l’impiegato comunale.

Il tuo ruolo comporta una grande responsabilità. Non ti capita mai di sentirne il fardello? Qual è, invece, il grande piacere?
Quando diventai editor avevo 27 anni. Sentivo di essere investito di una responsabilità enorme, non ci dormivo la notte, dovevo “meritare” ogni giorno la straordinaria opportunità che mi era stata concessa. E da allora non me ne sono ancora liberato… il piacere è quello di poter dare vita a progetti, esserci mentre prendono vita, aiutarli nel loro percorso d’iniziazione al mondo e quando si riesce, portarli al successo. È eccitante, non ci sono altre parole per dirlo.

I libri e le regole: come si comportano le case editrici? Osano? Amano infrangere le regole o si mantengono entro i canoni che il lettore si aspetta?
Le regole non le decidono le case editrici, ma gli scrittori e il pubblico dei lettori. Una grande casa editrice come Rizzoli di regole deve scriverne e continuamente reinventarle. L’editoria è una scienza imperfetta, vince chi coglie l’attimo. E chi osa, ascoltando lo spirito del tempo.

Com’è il lettore medio italiano?
I lettori sono come l’Italia. Hanno bisogno di novità ma di certezze, di essere sorpresi e rassicurati. Di una cosa sono sicuro, il lettore non lo puoi prendere in giro, non lo freghi, se ne accorge e ti punisce. Devi rispettarlo, sempre.

Qual è il libro tra quelli che hai fatto pubblicare da Rizzoli che scuote di più?
Alveare. Perché appassiona e scuote le coscienze.

Quello che ha dato più soddisfazioni in termini di vendita
Acciaio, non in termini assoluti ma perché partito da 6000 cp.

Un libro pubblicato da altri che avresti voluto pubblicare
Troppi paradisi di Walter Siti.

Nel 1995, quando ancora non eri editor, hai vinto con un romanzo autobiografico il Premio Campiello per giovani scrittori. Hai però dichiarato di non voler intraprendere l’attività dello scrittore perché ora ti senti in primis un editor e questo è un lavoro totalizzante: «Non credo si possa fare il doppio lavoro, o almeno per me è così. L’editor deve essere il medium, deve mettere la scrittura degli altri davanti a sé». Pensi che sia ineludibile il rischio che un editor-scrittore non anteponga la scrittura degli altri davanti a sé? O questo rischio si potrebbe in qualche modo gestire?
Sono io a dover dividere le due cose. Poi ci sono scrittori straordinari che amo moltissimo che sono anche editor, come Nicola Lagioia, ma ognuno sa dov’è il suo equilibrio.

Due tuoi pregi e due difetti
Visionario
Visionario

Cosa non sopporti in generale?
L’ipocrisia e la tracotanza

Cosa invece ti piace molto?
Molte cose

L’ultima volta che hai pensato: “Basta!”
Ora…

L’ultima volta che hai pensato: “Questa cosa va rifatta”
5 minuti fa davanti a una copertina

L’ultima volta che hai dubitato
4 minuti fa davanti al caporedattore che mi guardava in cagnesco

L’ultimo volta che hai avuto una certezza
Aiuto..

Chi “maneggia la cultura” ha dei compiti o deve solo rispondere della propria arte?
Ha delle responsabilità, non più dei compiti

Ci dici qualcosa che ancora non immaginiamo del mondo dell’editoria?
Si è già detto tutto, ma ti consiglio di rileggere Aracoeli di Elsa Morante.

Sei anche autore e sceneggiatore. Salutaci da una tua sceneggiatura. Quale?
Lavoro nell’ombra ma godo nel ricordare di avere inventato con Matteo Maffucci la prima serie per Smartphone, L’ospite perfetto.

E adesso salutaci da tifernate quale sei. Sai che molti non sanno cosa significa?
Città di Castello, l’amato borgo umbro da cui provengo si chiamava Tifernum Tiberinum, da cui tifernate. Ma nessuno lo sa, com’è giusto che sia.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in editoria, interviste, Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a MICHELE ROSSI

  1. Maria Teresa Valle ha detto:

    Le interviste di Marilù solo sempre interessanti e questa non fa eccezione.
    MTV

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...