FABRIZIO CANCIANI

ATTIVITA’:  non basta una riga
SEGNI PARTICOLARI:  personaggio “poliedrico”
LO TROVATE SU: http://www.fabriziocanciani.com, http://www.orasenzombra.com

Le tue origini: l’hinterland milanese, che allora era provincia ora è provinterland

Il tuo rapporto con la scrittura: dalla mattina alla sera non faccio che scrivere: comunicati stampa, racconti, bozze per eventi e manifestazioni, testi per il cabaret, articoli per siti, romanzi, liste della spesa.

La tua ultima fatica artistica: “Gialli in un minuto” pubblicato da Sagoma, con cui ho sciolto nell’acido corrivo dell’umorismo il genere noir. È un libro ma anche una performance, l’ho portata in diverse radio (e TV) e in numerosi festival.

Se ti chiedessi un sottotitolo al libro Il mio mitra è il contrabbasso (Todaro Editore, 2007)? Una storia on the road nell’incredibile Italia del ‘77

I tuoi maestri: Andrea Pazienza, Osvaldo Soriano, Orson Welles, Frank Zappa, Quartetto Cetra, Walt Disney, Montalban… devo continuare? Sono troppo trasversale.

Cosa ti dà la carica? Un’idea improvvisa, un paio di bicchieri di vino, l’entusiasmo di mia figlia.

Cosa ti abbatte? Quando l’idea mi viene fregata (è successo troppe volte, fidati degli “amici”)

Cosa ti manda in bestia? I meccanismi dell’informazione e della comunicazione, così mistificanti. E nessuno che si oppone, intendo quelli che potrebbero farlo, spesso perché privi di strumenti culturali.

Cosa cambieresti nel mondo letterario odierno? Niente. Che il mondo letterario se cavi come vuole (tutti si lamentano ma partecipano ai teatrini). Sono fuggito dal cabaret perché ero stufo di lamentele, invidie, smanie, ansie, eccetera e le sto ritrovando uguali nel mondo letterario. Che palle!

Due difetti e due pregi: Un difetto è quello di avere troppi interessi, un pregio è quello di avere troppi interessi. Un difetto è quello di essere interista, un pregio è quello di essere interista.

L’ultima volta che hai pensato: “Questa cosa sì che la voglio fare!”: un biglietto aereo economico per il Marocco, via! On the road again! L’’ho fatto.

L’ultima volta che te ne sei andato: Dall’Admiral Hotel, la serata di Marilù Oliva, me ne sono andato senza salutare (per varie circostanze). Ora mi scuso di cuore con Marilù Oliva (e con La Guerrera).

L’ultima volta che sei rimasto: passavo per caso, alla Feltrinelli, c’era Carla Signoris, quanto è simpatica!

L’ultimo sogno ad occhi aperti: un caffè letterario/musicale come lo intendo io. Ma non è detto che…

L’ultima risata di gusto: “Midnight in Paris”, la scena in cui i surrealisti trovano normale che il protagonista viaggi nel tempo.

A cosa stai lavorando, ora? Ho appena finito “Acqua che porta via” un “eco-thriller” ambientato sulle rive dell’Olona e sto revisionando “Dipingilo di nero”, un romanzo maledetto che ha avuto diverse vicissitudini.

Salutaci con una canzone dall’album “Delitti e canzoni”: Il tempo è dei filosofi i ribelli l’han sancito, ed è un dubbio per i posteri, un misterioso monolito. Il tempo gioca a scacchi scappa avanti e poi rallenta, ma conosce mille trucchi, il tempo, no, non si accontenta.

E adesso salutaci con “Qualcosa che non resta” (2005), uno dei tre gialli che hai pubblicato per Todaro: “Lei dovrebbe sognare di più, Mr Wormold. Nel nostro secolo, la realtà non è cosa da guardare in faccia”. È l’epigrafe che dà il via al libro ed è tratta da un libro fantastico: Il nostro agente all’Avana di Graham Greene.

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