GIANNI BARBACETTO

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Partiamo da  “Le mani sulla città” (edito da Chiarelettere e scritto insieme a Davide Milosa), in cui parli di Milano come capitale della ’ndrangheta: è stata sottovalutata fino a poco fa, la questione?
Assolutamente sì. È stata proprio dimenticata: a Milano ci sono insediamenti mafiosi già dagli anni ’60, negli anni ’70 sono stati realizzati in Lombardia più di 100 sequestri di persona, ciononostante la città non ha mai accettato di avere questo lato oscuro.

Oltre ai dati allarmanti, nel tuo libro fai anche riferimento a prospettive positive: ora la nuova amministrazione ha invertito la direzione di marcia…
Sì, da qualche settimana si sente un’aria di rinnovamento. La nuova amministrazione ha varato una commissione antimafia in Consiglio comunale e in più Pisapia ha coinvolto cinque “saggi” in un comitato di esperti che devono monitorare la situazione e indicare modi per contrastare la penetrazione dei gruppi mafiosi. E questa è una novità positiva.

Il tuo ultimissimo libro è però “Mani Pulite” (Chiarelettere), scritto con Peter Gomez e Marco Travaglio. Il 17 febbraio 1992 viene arrestato Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, il primo tangentomane, tassello di una corruzione della politica che continua fino a oggi. Ci anticipi una tesi del libro?
Che la corruzione continua perché la politica vuol continuare a essere impunita. Anziché le mani pulite, la politica vuole avere le mani libere.

È stato ristampato per BUR “Il Grande Vecchio”. In questo libro vengono ricostruiti, attraverso le testimonianze dirette di magistrati, i tasselli fondamentali della strategia della tensione. È cambiato qualcosa rispetto all’edizione precedente? Per chi non la conoscesse, ci rievochi l’immagine del Grande Vecchio?
Il Grande Vecchio è un’immagine citata spesso nella storia italiana sia dalla destra che dalla sinistra. È la risposta semplice a una domanda complessa. Altro non è che un sistema di poteri occulti che hanno guidato le fila di molti avvenimenti italiani. Nel quadro della guerra fredda e della sovranità limitata dell’Italia, alla legalità ufficiale si è sostituita una “legalità” sotterranea con regole inconfessabili che, al di là degli obiettivi iniziali, è cresciuta a dismisura: l’eversione di Stato ha nutrito la corruzione politica e si è saldata con la criminalità organizzata. Il Grande Vecchio non si riduce a un’unica persona, ma è un sistema di poteri che ha fatto dell’illegalità la regola. Proprio come contraltare all’idea dilagante di illegalità, nel mio libro ho scelto di far parlare i magistrati che hanno indagato sui grandi misteri italiani e di far raccontare a loro la storia segreta del nostro paese.

Alla fine, se tu dovessi condensare il concetto in poche parole, qual è la grande anomalia italiana?
Un tasso di illegalità che non ha eguali in alcun paese occidentale, corruzione altissima, evasione fiscale, profonde collusioni tra politica e criminalità organizzata.

Esiste una cura?
Tante. Intanto dovrebbe cominciare a scuola un’educazione alla legalità che nel nostro paese manca. Poi sarebbe opportuna una riforma della politica che finora non s’è vista.

Ti sembra che Monti stia facendo un buon lavoro per risollevare il paese?
Monti ha riportato a Palazzo Chigi un governo di persone normali, che hanno sostituito gli impresentabili del governo precedente. Non mancano però anche nel suo governo i conflitti d’interesse e fino a ora non ha dato grandi segnali contro la corruzione. Le proposte contro la corruzione sono ancora ferme.

Se tu fossi stato al suo posto, quali sono i primi tre provvedimenti che avresti preso?
In materia di giustizia avrei azzerato la ex-Cirielli  (ha dimezzato i tempi di prescrizione: la corruzione, per esempio, ora si prescrive in 7 anni e mezzo) e riportato i tempi di prescrizione a quelli di una volta. Avrei avviato poi le norme che l’Europa ci chiede da tempo: l’introduzione di reati come l’autoriciclaggio, la corruzione tra privati, il traffico di influenza e una disciplina più rigida del falso in bilancio.

Un commento ricevuto che ami ricordare
A volte c’è chi ringrazia me – e i colleghi che lavorano su queste materie – per il fatto di conservare la memoria di tanti eventi, che altrimenti si dimenticherebbero.

Come ti sembra che sia oggi il clima nei confronti di chi protesta/si oppone/si ribella anche solo a parole?
C’è una grande ribellione che cova sotto la cenere, un clima di grande insoddisfazione, di sfiducia assoluta verso i poteri e i partiti. Tutto ciò per ora non ha ancora preso una forma, non si vede un’alternativa. Però il sistema potrebbe esplodere da un momento all’altro

Gli intellettuali sono dissidenti?
No, in Italia gli intellettuali di solito sono i consiglieri del principe, servi abituati a mangiare alla tavola del re. Pochi sono indipendenti e alternativi al potere.

Chi “maneggia la cultura” ha dei compiti o deve solo rispondere della propria arte?
Chi “maneggia la cultura” deve far bene il proprio mestiere. Poi se in più ha passione civile, si vedrà anche nella sua espressione artistica.

Si è parlato di abolire il Primo maggio e il 25 aprile. Date a parte, tu cosa aboliresti?
Preferisco aggiungere, invece che abolire. Ma eliminerei molti posti di potere inutili, nei partiti e nelle istituzioni.

Il tuo lavoro a Il Fatto quotidiano: è vero che chiude Saturno?
No, semplicemente cambierà qualcosa

Un libro che ti porteresti sulla Luna
La Divina Commedia

Un libro che non ti porteresti mai sulla Luna
Fabio Volo

Due difetti e pregi
Difetti nessuno! Posso scherzare? Pregi: sono vitale, non mi lascio abbattere. Poi sono curioso, ho voglia di capire cosa c’è dietro.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato
Tre giorni fa.

L’ultima volta che hai pensato: “Qui c’è qualcosa che non funziona.”
Dieci minuti fa, mentre stavo scrivendo una cosa sulla Regione Lombardia

L’ultima che hai pensato: “Qui funziona tutto a meraviglia.”
Non riesco a pensarlo mai: c’è sempre qualcosina che non va, purtroppo.

Che cosa ti dà la carica?
Le persone a cui voglio bene, innanzitutto le mie due bambine.

Che cosa ti abbatte?
L’idea della fragilità della vita. 

Salutaci da Barbacetto
Con una canzone. Per esempio Cara, del primo Lucio Dalla. Non le ultime canzoni, che non mi piacevamo più molto.

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