SUSANNA RAULE

ATTIVITA’:  PSICOLOGA, SCRITTRICE, SCENEGGIATRICE
SEGNI PARTICOLARI:   MENTALMENTE SONO FERMA A 19 ANNI
LA TROVATE SU:  SRAULE.WORDPRESS.COM

Quando da piccola ti chiedevano che lavoro avresti fatto, cosa rispondevi?
Mi mandavano in crisi. Cambiavo idea ogni cinque minuti. Per lo più volevo fare la postina, però.Mi piaceva l’idea di andare in giro in bici e stare all’aria aperta. Ovviamente avevo un’idea molto vaga di quel mestiere. Dai tredici-quattordici anni in poi ho deciso che sarei diventata una psicologa. E, in effetti, la sono diventata. (nella foto Susanna con Francis Bacon)


E quando te lo chiedono ora?
Rispondo selettivamente, a seconda dell’ascoltatore. Anche perché un elenco completo annoierebbe anche me: psicologa, scrittrice, traduttrice, sceneggiatrice… senza contare le decine di lavoretti qua e là senza una connotazione precisa. Mi sa che le domande sul lavoro mi mandano ancora in crisi come quando ero piccola!

L’ombra del commissario Sensi (Salani, 2011) è il tuo premiato romanzo d’esordio. Come anticipa il titolo, Ermanno Sensi ha un’ombra molto particolare… tu in che rapporti sei con la tua ombra?
Fin troppo buoni, temo. Tendo a perdonarmi ogni intemperanza. Bisogna forse aggiungere che svariati anni di terapia personale hanno avuto l’effetto collaterale di rendermi fin troppo sicura di me. In questo periodo sto cercando di smussare proprio questa tendenza, a dimostrazione che il lavoro su noi stessi non finisce mai.

È previsto un seguito o stai meditando altro?
Il secondo libro con protagonista Sensi, Satanisti perbene, uscirà a maggio, sempre per Salani. Ne ho già scritto anche un terzo. Poi ho in mente un libro per giovani adulti e forse riprenderò un vecchio progetto. Non so, scrivo un casino, ma la maggior parte dei progetti poi non mi soddisfano, così li lascio da parte in attesa di maturazione.

Arrivi dal mondo del fumetto, per cui hai scritto diverse sceneggiature: la più divertente.
Probabilmente Ford Ravenstock – specialista in suicidi. È la storia di un tizio che, per mestiere e attitudine, spinge gli altri ad uccidersi. È divertente e melanconico al tempo stesso. Spero davvero di riuscire a terminare l’ultimo volume entro un paio d’anni. Finché non sarà finito mi sentirò incompleta, credo.

La più faticosa.
Lavorare su personaggi non miei è una fatica bestiale, per me. È anche una fatica istruttiva, mi permette di confrontarmi con i miei limiti, ma non potrei farlo per la maggior parte del tempo come alcuni miei colleghi.

Com’è il rapporto del duo sceneggiatore-disegnatore?
Solitamente sono botte da orbi. Dal magma di fraintendimenti, rancori, accuse e insulti in qualche modo, chissà come, emerge l’opera finita. Date le premesse, è inspiegabile che si continuino a rodurre fumetti. Date le premesse, è incredibile che io continui a farlo. Ma, in fondo, lo scontro è stimolante e anche divertente.

Ci racconti un aneddoto da dietro le quinte?
Quando, alcuni anni fa, io e Armando Rossi spedimmo il progetto per Inferno in Casterman si creò una curiosissima situazione. Armando aveva preparato due tavole di prova e le aveva spedite sia in bianco e nero che a colori. In Casterman erano interessati al progetto, ma avevano delle perplessità sul colore. Cercavano di esprimere queste perplessità in modo educato, ma proprio per questo io e Armando non capivamo quale fosse il problema. Finché Armando non ha inviato le tavole colorate a me. Io avevo l’abitudine di guardarle sul suo computer, il cui monitor era tarato meglio di quello del mio portatile. Ma, quando ho visto per la prima volta quelle pagine sul mio laptop ho fatto un salto sulla sedia: i colori erano iper-saturi, praticamente inguardabili. A quel punto ci siamo resi conto che il monitor di Armando stava tirando gli ultimi respiri e che tutte le tavole che lui aveva colorato nell’ultimo periodo avevano dei colori raccapriccianti. Il fatto particolare è che nessuno aveva osato dire chiaro e tondo che facevano schifo…

Quali generi prediligono, oggi, i lettori di fumetti?
Rispondere è un po’ difficile. Diciamo che ci sono due grandi categorie di lettori di fumetti: quelli che prediligono le serie da edicola, seriali, e quelli che prediligono i romanzi grafici. Non sono due linguaggi poi così distanti, ma dal pubblico parecchio diverso. Probabilmente, in entrambi i campi, i confini tra narrativa “di genere” e narrativa “non-di genere” sono piuttosto sfumati. Questo è uno dei motivi per cui amo questo media: pur nella rigidità di una scrittura tecnica, ti consente una grande libertà. Dall’altro lato, però, nel fumetto mainstream, specie in Italia, c’è ancora una certa dose di perbenismo.

Gli sceneggiatori maestri.
È un lungo elenco, ma cercherò di ridurlo al minimo: Hugo Pratt, Andrea Pazienza, Enrique Sánchez Abulí, Joann Sfar, Rene Goscinny, Neal Gaiman, Alan Moore, Garth Ennis…

Un artista con cui ti piacerebbe lavorare
Giuseppe Palumbo. E l’ho anche fatto, una volta, per beneficenza. Ho camminato a un palmo da terra per qualche mese. Poi, vorrei riuscire finalmente a lavorare con Paolo Raffaelli: ci proviamo da una vita, ma fin’ora non abbiamo avuto fortuna. In realtà l’elenco è lungo. Aggiungiamoci anche Ausonia, va’, anche se siamo riusciti a litigare furiosamente anche solo per l’idea di una collaborazione!

Cosa risponderesti a coloro che affermano che il fumetto è un sottogenere?
Mah. Un sottogenere di che cosa? Chiaramente, ogni anno vengono prodotti migliaia di brutti fumetti, come vengono prodotti migliaia di brutti romanzi e quantomeno centinaia di brutti saggi (che, chissà perché, sembrano finire tutti sulla sua mia scrivania). I capolavori sono rari in ogni campo.
Curiosamente, le stesse persone che sostengono che i fumetti sono “letteratura minore” o “per bambini”, se confrontati con titoli come Maus, Persepolis o Corto Maltese assumono un’espressione imbarazzata e borbottano che “quello è diverso”.
Meno diplomatico di me, Michele Medda direbbe: “Non ti piace? Vieni a fartelo da solo.”

E a coloro che dicono che i commissari hanno rotto le palle?
Ah-ah, be’, probabilmente hanno ragione! D’altronde, ogni nazione ha i suoi crucci. Prova a contare il numero di Detective Inspector in Gran Bretagna, di detective di vario grado negli Stati Uniti e così via… Ma è vero, qualcuno dovrebbe scrivere un giallo con protagonista un bel questore: ore e ore di riunioni, il bilancio da far quadrare, gli avanzamenti di carriera… sembra che verrà fuori un horror!

Entri per un giorno in un fumetto. Quale scegli e perché?
Difficilissimo. Be’, dopo attenta riflessione, direi ne Il professor Bell di Joann Sfar. Non solo Bell è il personaggio storico sul quale Conan Doyle ha plasmato Sherlock Holmes, ma Sfar ha saputo creare delle atmosfere magnificamente malinconiche e bizzarre.

Due difetti e due pregi
Posso diventare piuttosto prepotente. E indisponente. Credo di essere una buona persona, nel profondo. Capace di comprendere gli altri anche se non sempre ansiosa di farlo.

L’ultima volta che hai pensato: “Questa cosa sì che la voglio fare!”
In continuazione! E ti assicuro che ci provo e ci riprovo fino a spaccarmi la testa, se necessario. L’ultima volta è stato per un progetto a fumetti, circa cinque minuti fa…

L’ultima volta che hai strappato un foglio
Diciamo l’ultima volta che ho cestinato un file. Un mesetto fa. Un racconto che non mi soddisfaceva affatto, neanche finito.

L’ultimo sogno ad occhi aperti
Anche in questo caso, pochi minuti fa. Ma la sera, prima di addormentarmi, mi sparo certi film completi di colonna sonora i cui contenuti preferisco non divulgare per senso della decenza.

L’ultima incazzatura
Un’oretta fa. È arrivato il consuntivo delle spese di condominio.

L’ultimo sorriso
Ora.

Progetti?
Vorrei davvero riuscire veder pubblicato un progetto per la Francia sui paradossi temporali. È un progetto che mi ha dato grandi incazzature e grandi soddisfazioni. Non vedo l’ora di scriverlo e non vedo l’ora da un bel po’. Qualcuno ponga fine alla mia agonia!

Salutaci dal tuo fumetto “Inferno”
“Quelli lassù possono essere avanti con la propaganda, ma questo è tutto. Ci chiamano “forze del disordine”, e non dico che non sia vero…
Ma il disordine è solo l’inizio. Loro… Pfui!
Noi siamo quelli che fanno succedere le cose, loro quelli che mettono in ordine dopo. Noi siamo quelli che organizzano la festa, loro quelli che tolgono la carta igienica dagli alberi e tranquillizzano i vicini.”

Sempre una tua sceneggiatura: adesso salutaci come ci saluterebbe “Ford Ravenstock”
Marlene Moore: “…e questo è, che cosa? Il secondo, il terzo multimilionario? Quella donna è un’assassina, Ford.”
Ford Ravenstock: “Chi può dirsi perfetto?”

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