LARA MANNI

ATTIVITA’: TRAFFICANTE IN LIBRI. LI LEGGE E LI SCRIVE.
SEGNI PARTICOLARI: CAMMINA COSI’ LENTAMENTE CHE SEMBRA FERMA.
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Dopodomani, ovvero il 17 febbraio, esce per Fazi Tanit, l’atteso volume conclusivo della trilogia (iniziata con Esbat, proseguita con Sopdet) nata come fan fiction basata sul manga Inuyasha. Cosa ti ha appassionato di questo manga?
La portata epica, direi. Che spiccava sulle abituali caratteristiche dei manga: intrecci amorosi, redenzione del villain, ambiguità caratteriale dei personaggi chiave. Però, essendo ambientato nel medioevo giapponese, inseriva nella narrazione molte creature del mito. Youkai, yuki-onna, kitsune. Di qui, l’idea della fan fiction. Che al quinto capitolo, però, è diventata una storia autonoma. E al settimo era, a tutti gli effetti, la prima stesura di un romanzo. Dal secondo libro in poi, il manga è rimasto uno sfondo lontanissimo.



Sul tuo blog stai disseminando degli indizi a proposito di Tanit. Ce ne passi uno?
Anche tre. John Polidori. Edith Bratt, sposata Tolkien. Roland Deschain (il pistolero della Torre nera).

Se ti chiedessi un sottotitolo alla trilogia?
Se me ne fornissi uno, sarei una donna felice. L’ho sempre chiamata “la trilogia delle tre T” perché i titoli finiscono tutti con la stessa consonante, ma sono disperatamente in cerca di una formula migliore. Probabilmente mi orienterei su “La trilogia dei demoni”.

In Sopdet la lotta tra bene e male si interseca alla storia italiana: quella del Carso, durante la prima guerra mondiale; quella dell’armistizio e Salò; e quella romana del 1977. Perché questi tre momenti?
Perché c’è un detto giapponese secondo il quale quando la storia degli uomini giunge al culmine del caos, i demoni scendono sulla terra. Mi interessava raccontare tre momenti in cui il caos è davvero colato fra gli esseri umani: le battaglie sul Carso, quando Cadorna spinge a un massacro insensato i suoi uomini, senza armi né strategia. Le settimane fra Salò e l’armistizio, con il vuoto di potere che porta alle prime stragi naziste: in particolare, ho raccontato un eccidio dimenticato, quello degli ebrei di Meina. E il 12 maggio 1977, quando i poliziotti si travestono da autonomi e sparano sui manifestanti, uccidendo Giorgiana Masi. Vicende che costituiscono, per i due demoni che si inseguono per tre romanzi e, in Sopdet, per tre epoche, il modo per apprendere la natura degli uomini. L’intera trilogia è un doppio romanzo di formazione, in effetti: per le creature semidivine, e per le protagoniste umane.

La tua storia editoriale è interessante, dimmi se è corretta: avevi pubblicato Esbat a puntate sul web, Feltrinelli ti ha notata e ne ha voluto fare un romanzo. Esistono, quindi, questi circoli virtuosi (e virtuali) in cui i talenti o le opere particolari vengono notati?
Non è andata esattamente così. E’ stato un lettore di Esbat a presentarmi a un’amica, la quale mi ha presentato al suo agente, che a sua volta ha accettato di rappresentarmi e ha proposto il romanzo a Feltrinelli. Quanto ai circoli virtuosi: credo che esistano soprattutto per la scrittura in sé, più che per la pubblicazione, che oggi è insieme faccenda semplice e complessa. Semplice perché non ho mai visto tanti titoli di esordienti in circolazione, complessa perché quei titoli sono schiacciati dalla responsabilità di vendere tanto e subito. Difficile, semmai, è pubblicare il secondo, terzo, quarto libro quando non stravendi.  La crescita di uno scrittore è comunque qualcosa che un editore dovrebbe porre fra i propri compiti,  e noto che avviene solo in casi rari quanto, appunto, virtuosi.

La Fanfiction o (abbreviato in fanfic, FF o fic) è il termine utilizzato per indicare tutte quelle opere scritte prendendo come spunto le storie o i personaggi di un lavoro originale. Come è considerata in Italia?
Come un fenomeno di serie B. Come una pietra di paragone dispregiativa. Come uno sfogo per ragazzine. Non è così: perché accanto alle storie di giovanissime, scritte per puro – e sacrosanto – divertimento, esistono anche opere più complesse che non hanno nulla da invidiare a quelle nate per essere pubblicate su carta o in eBook. Inoltre, il fan writing permette non solo di testarsi e di accogliere suggerimenti e critiche di altri lettori: ma non ha come obiettivo la pubblicazione né la vendita di un testo. E’ gratis. Viene praticato da persone che credono nella scrittura. Dovrebbe suscitare ammirazione e rispetto, non scherno.

Quali sono le tue origini?
Umili, come nei migliori feuilleton.

Tre cose che ti piacciono
Leggere mangiando pane e formaggio. Il vino bianco freddo. Il mare sotto la luna.

Tre cose che detesti
Le briciole del pane e formaggio sul libro. La sbronza da vino bianco. Il raffreddore preso dopo la notte al mare.

L’ultimo sorriso
Dieci minuti fa, guardando la neve che scendeva per la seconda volta in pochi giorni sul mio balcone.

L’ultima volta che hai fatto una bella litigata
Tendo a non farle, anche in rete. Le liti mi spaventano. Comunque, direi a giugno, e proprio su Internet.

L’ultimo bacio
Dieci minuti fa: a un fiocco di neve.

L’ultima parolaccia
Non le conto. Sono una pessima ragazza, da questo punto di vista.

L’ultima canzone che hai ascoltato
Il cielo è sempre più blu, stamattina.

L’ultimo acquisto in libreria
Tre: Ali Smith, C’è Ma Non Si. Tony & Susan di Austin Wright. Una storia crudele di Natsuo Kirino.

Un nuovo progetto
Due. Rivedere da cima a fondo il nuovo romanzo, titolo provvisorio Il gioco di Lavinia. E, quando viene l’estate, iniziare quello a cui sto girando intorno da qualche mese. Complicato. Sugli anni Ottanta, e non solo.

Salutaci come ci saluterebbe il demone Hyoutsuki
Non saluterebbe ma farebbe scattare gli artigli. E’ di poche parole.

E adesso salutaci in stile Tanit
Questa sarebbe una fine, se una fine ci fosse.

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2 risposte a LARA MANNI

  1. Francesca (Mirya) ha detto:

    Ora mi rendo conto in confronto a te di avere torturato Lara in modo indicibile… Devo imparare la grazia e la moderazione di quest’intervista!
    Grazie mille per questo regalo!

  2. libroguerriero ha detto:

    eh eh, Mirya, secondo me la tua deve essere stata una gradevole “tortura”!

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