PAOLO ROVERSI

ATTIVITA’: SCRITTORE/DIRETTORE MILANONERA
SEGNI PARTICOLARI:   SONO UN GENIO MA NESSUNO LO SA TRANNE ME (BUK DIXIT)
LO TROVATE SU: http://www.paoloroversi.me
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Partiamo subito con una rassegna che ti vede fondatore. Se ti chiedo di che colore è stata la nebbia a Suzzara all’inizio di febbraio?
Bianca come non mai quest’anno. Tanta neve ma anche tantissima gente che ha sfidato le intemperie per essere con noi. Trovate tutte le foto dell’ultima edizione appena conclusa su http://www.nebbiagialla.it

Perché sono importanti queste rassegne letterarie?
Perché si fa il punto sul noir in Italia. Ci si confronta, si discute,
Si preparano progetti e sinergie. E si conoscono lettori che vengono
apposta da tutta Italia.



Se non fossi diventato quello che sei, che lavoro avresti fatto?
E se ti dicessi il Bukowski italiano? A pensarci bene faccio ancora in tempo a diventarlo…

Hai mai svolto qualche altro lavoro?
Ho fatto il libraio e il Nerd: per questo Radeschi è così tecnologico.

Il tuo ultimo romanzo è “Milano criminale” (Rizzoli). Quanto era davvero criminale la Milano degli anni ’60 e ’70 che ci riporti? I milanesi anni ‘60 e ‘70 che effetto hanno avuto su di te? Ti hanno trascinato nel loro vortice o sei riuscito a mantenere le distanze? E come ti sei documentato?
Con saggi e romanzi, testate giornalistiche storiche come la Notte, settimanali come l’Espresso o l’Europeo. E poi ancora video, documentari, film girati all’epoca come “Banditi a Milano” di Lizzani o “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri. Senza scordare i poliziotteschi, naturalmente, che quegli anni li hanno raccontati a tinte forti. Un consistente lavoro di ricerca e d’interrogazione delle fonti che mi ha fatto ricordare i tempi dell’università. Ne è però uscito un romanzo vero, non un saggio né un trattato storico, ma una vicenda di mala che attraversa, con puntualità e rigore, quattordici anni di storia milanese dal 1958 al 1972, anni che mi hanno trascinato prepotentemente del vortice! Più approfondivo l’argomento, più ne venivo travolto: immaginavo quegli anni di radiogiornali, di TV in bianco e nero, delle Giulia verdi della Madama e di notti di nebbia in cui la città criminale respirava, si muoveva come un serpente mentre i “bravi ragazzi” delle batterie si preparavano, notte dopo notte, a conquistarla. Solo a citare i nomi dei protagonisti dell’epoca e delle loro imprese si viene proiettati in un’altra dimensione: la rapina di via Osoppo – definita “la rapina del secolo” – è qualcosa di ancora oggi insuperato per la somma astronomica rubata. E poi nomi evocativi solo a nominarli: il Solista del Mitra, la banda Cavallero, il Clan dei Marsigliesi, Vallanzasca e Turatello…

Esiste un filo che lega la criminalità degli anni trattati con quella attuale? Altrimenti, cosa è cambiato, nella criminalità di oggi, rispetto a quella di ieri?
Non credo. Negli anni Sessanta e nei primi Settanta si muovevano le batterie, le bande di malviventi specializzate in vari settori: nelle rapine alle banche, nei furti in villa, negli assalti ai portavalori… Oggi è tutto in mano alle grandi organizzazioni criminali che acquistano interi stabili in centro per riciclare gli introiti del narcotraffico.
È cambiato tutto. C’è un capitolo, proprio all’inizio del romanzo, intitolato “fine della ligera”. La “ligera” era il nome dialettale della tipica mala milanese, la malavita “romantica”, quella storica, che rubava per fame, che non sparava, che la faceva da padrona sotto alla Madonnina. Quella ligera, con quella mentalità, è scomparsa quasi da un giorno all’altro quando i banditi hanno iniziato a sparare e uccidere. Tutto è degenerato e oggi non ne rimane più traccia.

“L’uomo della pianura” è uscito per Mursia. In cosa ti senti un uomo di Pianura?
Sono uomo della Bassa, quelle sono le mie radici. Profumi, sapori, la
schiettezza della gente. L’accento che qui a Milano notano tutti…

In una precedente intervista ti avevo chiesto se il pregiudizio è un movente del male che si agita tra le pagine de “L’uomo della pianura”. Avevi risposto di sì. Hai mai avuto qualche pregiudizio?
Certo. Come tutti. Poi quando conosci e capisci i pregiudizi cadono.

L’hanno mai avuto nei tuoi confronti?
Sì, continuamente. Milanonera mi attira tanta stima e molto odio. Il NebbiaGialla idem. C’est la vie.

Il primo capitolo de “L’uomo della pianura” si apre con una scena di sesso (e d’amore) tra una ragazza di nome Giulia e il ragazzo delle mucche che lavora nell’azienda di famiglia di lei, Vikram Singh, un indiano di etnia Sikh col turbante e gli occhi neri come l’antracite. La ragazza è disinibita e sa quello che vuole. Ha superato i pregiudizi o non se li fuma proprio?
La risposta al lettore.

Radeschi, il tuo personaggio seriale, che Mursia ha deciso di riproporre in questi giorni con la ristampa del fortunato libro “La marcia di Radeschi”, ha un rapporto appassionato con Milano. Tu come vivi questa città?
Un tempo molto male. Ora l’ho fatta mia. Mi piace anche. Sto diventando matto?

Hurricane è un personaggio che prende il nome dalla canzone di Bob Dylan “Hurricane”, scritta dopo che il pugile nero Rubin Carter  Hurricane fu accusato ingiustamente di aver commesso tre omicidi. La canzone è poi diventata simbolo del grido contro tutte le ingiustizie. Sei insofferente alle ingiustizie o sei rassegnato?
Viviamo in Italia e ormai da anni credo siamo tutti un po’ rassegnati.

Sei direttore di Milanonera. Una grande soddisfazione e una difficoltà del mestiere.
Molta soddisfazione. Ormai Milanonera è un brand riconosciuto a livello nazionale. Tanto lavoro, tanto impegno e spesso tanto veleno e molti bocconi amari da mandar giù.

Una casa editrice ti chiede di scrivere la definizione del lessema “scrittore” per il suo nuovo dizionario
Un genio. O un idiota. O le due cose insieme.

Partecipi alle polemiche letterarie?
Ho smesso. Sono masturbazioni ombelicali che non servono a nessuno. I lettori se ne fregano. E fanno bene.

Vediamo se sei pronto: qual è l’ultima?
La so. Ma non faccio pubblicità a chi ormai è postumo

Due tuoi difetti
Solo due?

Due pregi
Idem come sopra

L’ultimo bacio
Ieri

Ti sei mai tolto un sassolino dalla scarpa?
Sì, ma lo faccio solo quando posso permettermelo.

Progetti?
Sempre troppi. A settembre, comunque, il mio nuovo romanzo in libreria con Rizzoli. Ambientato nella Bassa.

 Salutaci con ebbrezza degna di “Taccuino di una sbronza” (2008,Mursia).
Cheers!

Adesso salutaci criminale come la tua Milano.
Uno sbagliato in una mano e una calibro 9 nell’altra…

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