CENT’ANNI di MARQUEZ, CENT’ANNI DI MONDO

Dalla biografia alle opere, dalla biografia al mondo.

“L’unico personaggio che assomiglia a mio nonno è il colonnello senza nome di La hojarasca. O meglio, costui è quasi un calco minuzioso della sua persona e del suo carattere, anche se questa affermazione è molto soggettiva, perché il colonnello non è descritto nel romanzo ed è molto probabile che il lettore abbia di lui un’immagine diversa dalla mia. Mio nonno aveva perso un occhio… Questo difetto fisico, nel personaggio di La hojarasca, è trasposto: il colonnello è zoppo”.

Singolare il rapporto con la critica, perché da un lato ne è quasi incuriosito, dall’altro non ne condivide l’urgenza di sviscerare l’impossibile. Nello stesso tempo sorride con riconoscenza quando gli si parla della distinzione che intercorre tra i suoi ammiratori nelle loro tre varianti: i Gabofolos, gli esperti, i Gabofilos, i semplici amatori, e i Gabiteros, i sostenitori accaniti.
Ha eletto un’isola deserta immersa nel silenzio come luogo ideale per scrivere di giorno. Mentre di notte, ha dichiarato che sia meglio la grande città, magari vissuta in compagnia di buoni amici e di un po’ di alcool, preferibilmente wiskhy.
Similmente ad molti uomini, dall’africano, al napoletano, allo spagnolo al brasiliano e via dicendo, non può resistere al turbamento delle superstizioni, ma lo fa giustificandosi con un atteggiamento quasi positivista, addebitando cioè le superstizioni a facoltà naturali. Forse in virtù di ciò, la gestualità e le operazioni quotidiane dello scrittore -e dei familiari- aderiscono ad una serie di atteggiamenti scaramantici originali: dai fiori gialli, sempre presenti a casa sua, che connotano gli ambienti di un’aura apotropaica, ad alcuni oggetti kitshc che porterebbero sfortuna, quali conchiglie dietro le porte, fiori di plastica, pavoni, scialli di Manila, vestiti da cerimonia quali frac, smoking e tight:

«Yo me acostumbré a vivir dentro de ese mundo y he seguido siempre viviendo en el mismo. Yo soy sumamente supersticioso y hago interpretaciones de mis propios sueños. Lo que pasa es que tengo mis propias supersticiones no la superstición del número 13, o la de no pasar por debajo de la escalera.»

Nel libro dei divieti non mancano neppure tipologie umane, come le orchestrine di studenti vestiti in cappe nere e le parole iettatrici. Tra le tante:  focalizzazione, minorata, livello, parametro, contesto e simbiosi.
Come quasi tutti gli abitanti della terra, si trastulla tra le sue piccole manie, la puntualità, il perfezionismo del foglio redatto e si rende più enigmatico raccontando delle sue capacità premonitrici, celebri quanto riscontrabili.

 

 

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