MATTEO DI GIULIO

ATTIVITA’:  IMPIEGATO, CRITICO CINEMATOGRAFICO, SCRITTORE
SEGNI PARTICOLARI: VEGETARIANO
LO TROVATE SU:  WWW.MATTEODIGIULIO.COM, FACEBOOK, ANOBII E MYSPACE

Di cosa ti occupi oltre alla scrittura?
Sono impiegato per tirare a campare, mi occupavo di cinema ma il tempo è sempre meno e ora mi dedico quasi esclusivamente alla scrittura dei miei romanzi.

“Quello che brucia non ritorna”(Agenzia X Book) è un romanzo politico in un momento letterario (e sociale) in cui sembra quasi che la politica venga ridotta a ritrattistica scandalistica. Pensi che un libro possa dare il suo contributo?
Lo spero. Credo che la scrittura in questo periodo debba rispecchiare la realtà, studiarla e prendere una posizione ben precisa.
È prevista una ristampa di questo volume?
Sì, il 22 febbraio esce la ristampa in ecomonica

Hai fatto attività politica?
Marginalmente, anche se ho sempre frequentato luoghi dove la politica era in primo piano, ma ho sempre rifiutato gli schieramenti partitici, ho idee troppe trasversali e oggi mi sembra tutto uguale. Sto ricominciando a farne attraverso i miei libri, o almeno ci provo.

Un romanzo che parla anche di una certa gioventù. Sono cambiati i giovani d’oggi? In che senso?
Sono cambiati perché hanno meno riferimenti, soprattutto culturali, al di fuori della televisione e dei fenomeni di costume, ma lì è marketing, non cultura. Vedo meno voglia di comunicare, di condividere idee, quasi esporsi fosse un difetto e non un pregio. Ma ci sono anche tanti giovani che stanno riscoprendo il senso di aggregarsi, di far circolare le idee, spero molto che da loro si recuperi un sentimento etico comune.

“Quello che brucia non ritorna” Comincia ad Amsterdam. Pare che tu conosca bene quella città…
Ci sono stato più volte e ne apprezzo lo spirito libertario, la serenità del vivere quotidiano. È una città con molti difetti, ma che rappresentava un perfetto punto di partenza per la mia storia di esuli che devono fare i conti con il passato.

Poi prosegue a Milano. Ci spieghi il tuo rapporto di fascinazione/rifiuto/critica rispetto al capoluogo lombardo?
Milano è la città dove sono nato e cresciuto, dove vivo. Una città di contraddizioni, dai mille aspetti, dalle tante facce. Bisogna analizzarle tutte senza fermarsi alla superficialità delle apparenze: la moda, i Navigli da bere, i grattacieli ricoperti di ampie vetrate, la Borsa e il trionfo della globalizzazione. In questo senso è la città perfetta per un rapporto di amore/odio: offre tante possibilità ma è qui che si annidano le peggiori realtà, quelle che poi sono esportate in tutta Italia e la rendono il regno del qualunquismo.

Il romanzo è attraversato da musica hardcore. Tu suoni/suonavi? Cosa?
Suonavo il basso in un gruppo minore che pochi ricorderanno, abbiamo fatto concerti, ci siamo divertiti e nel nostro piccolo abbiamo cercato di dire la nostra fuori dagli schemi.

Un musicista a cui faresti un’intervista impossibile
Ian MacKaye, un monumento di coerenza. Lui è vivo e vegeto, ma non riuscirei a spiccicare parola se ce l’avessi di fronte, sarei solo lì a ringraziarlo con lo sguardo per quello che ha fatto e che continua a fare.

Due parole sul tuo romanzo d’esordio: “La Milano d’acqua e sabbia”. Com’è nato?
Era un giallo abbastanza canonico, nato un po’ per scommessa con me stesso. Più andavo avanti nella scrittura e più mi immergevo nella storia, e più mi infangavo nella corruzione edilizia e nelle ingiustizie sociali. Non è un romanzo di denuncia ma spero che abbia sollevato qualche interrogativo nei lettori, così come è capitato a me: ma non mentre lo scrivevo, cosa strano, bensì dopo, quando l’ho riletto.

Com’è la situazione del noir italiano?
Asfittica. Troppi scrittori che inseguono il successo facile secondo la moda del momento. Ci caschiamo tutti, me compreso. Se il noir ti permette di trovare una tua strada, un tuo percorso, allora è positivo, ma se è solo imitazione di cliché – italiani o esteri, poco importa – a cosa serve, per quanto piacevole possa essere?

3 passioni   
Leggere, camminare, cucinare.

3 libri che ti porteresti sulla Luna
“Rabbia a Harlem” di Chester Himes, “La famiglia Winshaw” di Jonathan Coe, “La vita fa schifo” di Léo Malet. Posso portarne quattro? Tanto nel bagaglio ci sta… “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee.

3 libri che non ti porteresti mai sulla Luna
“Sulla strada” di Jack Kerouac, “Underworld” di Don DeLillo e “Il mio nome è rosso” di Orhan Pamuk. Sono gli unici tre libri che ho lasciato a metà. O forse farei meglio a portarmeli, lì sarei costretto a leggerli e a dar loro una seconda chance.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato
Era la prima settimana di gennaio.

L’ultima volta che hai pensato: “Questo è da dimenticare!”
Lo penso spesso.

L’ultima volta che hai pensato: “Questo è da rifare!”
Ieri, stavo rileggendo alcuni capitoli del romanzo che sto scrivendo ora.

L’ultimo bacio
Ieri, anche se spero che non ci sia un ultimo bacio.

2 pregi e 2 difetti  
Paziente, generoso, insicuro, ingenuo. Scegliete voi quali sono i pregi e quali i difetti.

Progetti?
Ho un romanzo già finito che prima o poi uscirà, e sto lavorando a una nuova storia, la prima completamente fuori dai canoni del genere. Più in generale: continuare a vivere serenamente con me stesso.

Salutaci mentre bruci.
Il fuoco non è un nemico di cui aver paura, quindi è un arrivederci e non un addio.

Adesso salutaci mentre ritorni.
Fammi prima scrollare di dosso la cenere e poi lo faccio!

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