ENZO CONTE

Attività: Musicista, scrittore,
maestro di ballo, agitatore culturale
Segni particolari: non invecchio mai…
Lo trovate su: http://www.enzoconte.it
Dove risiedi? Quali sono le tue origini?
Attualmente vivo tra Roma e Salvador di Bahia. Vengo però dalla provincia. Sono nato a Minturno ma ho vissuto per parecchio tempo a Formia: due comuni, in provincia di Latina, che si affacciano sul Golfo di Gaeta. Ed è per questo che amo così tanto il mare…

Il tuo impegno per promuovere la cultura latino-americana è cominciato qualche anno fa: quando esattamente? Qual è stata la molla?
Ci sono dei luoghi che entrano a far parte della tua vita, a volte, in maniera inspiegabile. È come se il destino avesse deciso di spalancargli  le  porte del tuo cuore o come se tu avessi vissuto lì in un’altra vita. Il Brasile è sempre stata la terra dei miei sogni, fin dall’epoca in cui, come la maggior parte dei ragazzi della mia generazione, mi innamorai di Pelé e delle sue gesta. Ho cominciato però a dedicarmi alla promozione della cultura latino-americana nei primi anni ’90, quando praticamente ho messo fine alla mia carriera di musicista errante per dedicarmi anima e corpo alla salsa.

Il tuo curriculum e la tua attività sono molto significativi. Riassumendo, verso quali direzioni ti stai muovendo, oggi, per promuovere la cultura latino-americana?
A livello personale sto andando oltre la salsa. Sono di fatto  ritornato al mio primo amore: il Brasile, dove mi piacerebbe andare a vivere un giorno. Lì dove è sempre estate… Mi interessa però ancora moltissimo continuare a raccontare ai miei affezionati lettori un universo così complesso come quello latino-americano. In questo momento sono particolarmente attivo nel campo musicale. Sto cercando di realizzare delle compilation in cui raccogliere le perle musicali del passato, divise per generi e per epoche. Col tempo infatti mi sono reso conto che scrivere un libro sulla musica e non accludere dei supporti audio è come scrivere un libro sulla pittura e non mettere le foto dei quadri.

Si può dire che sei un artista poliedrico. Partiamo dai tuoi libri. Ce ne parli?
Fino ad oggi ho scritto tre libri:
– “Salsa, il Tropico dell’Anima”. Gremese editore. 1995. (E’ in assoluto il primo libro di un autore italiano sulla salsa. Lo ricordo con grande affetto, anche se quando l’ho scritto non avevo la maturità di oggi. Ed è per questo che l’ho rivisto completamente, aggiungendone un centinaio di pagine).
– “La salsa portoricana” Metodo storico didattico per l’insegnamento dello stile portoricano. Edizioni SIAE. 1997 (Si tratta di un  innovativo metodo storico-didattico, unico nel suo genere. Proprio partendo da questo libro mi è venuta l’idea di farne uno completamente nuovo, dedicato in particolare all’evoluzione della salsa sulla rotta Puerto Rico-New York)
– “Salseando y bailando”. Gremese editore. 2002 (E’ un libro dedicato in particolare al ballo. Un affascinante viaggio attraverso le danze afro-latino-caraibiche: dal danzon alla salsa, nelle sue differenti correnti stilistiche)

Come pensi che venga recepita in Italia l’America-Latina?
Per la maggior parte degli italiani i Caraibi o l’America Latina sono un paradiso tropicale, dove gente allegra e passionale passa la vita intera a cantare e a ballare, celebrando senza inibizioni le bellezze del creato Peccato che la realtà sia spesso così diversa dall’immagginazione!!!… Quello che però più mi fa “incazzare” è lo scarso interesse dei media. Il problema è che a nessuno fa comodo spiegare  che il Caribe non è solo un eterno carnevale, ma un universo culturale che ha una sua storia, fatta anche di colonialismo strisciante, lacrime, soprusi sociali, povertà, dittature spietate e rivoluzioni insanguinate. Di conseguenza sia mamma RAI che Mediaset, continuano a proporci situazioni imbarazzanti fatte di macarene, di balli di gruppo e di scollate mulatte, buttate in pasto al pubblico come tante oche giulive (tanto è questo quello che la gente  vuole!!!).

Sei anche ballerino e musicista. Ci parli un po della tua musica?
In realtà, da grande avrei voluto fare il cantautore.  In passato ho anche inciso diverse canzoni (qualcuna la potrete ascoltare sul mio sito), ma, distratto da una incontenibile smania di viaggiare, ho finito col mettere questo mio grande sogno nel cassetto. E’ rimasto in me però un grande rammarico che dura ad oggi. So che avrei che avrei dovuto provarci di più. In fondo scrivo anche delle belle canzoni. Canzoni poetiche in cui cerco di coniugare l’amore per il ritmo con il mio animo romantico.

Raccontaci un aneddoto da dietro le quinte.
Ricordo una mia apparizione alla trasmissione Uno Mattina, dove mi fu scongiurato di non pronunciare, a proposito della salsa, la parola cultura. Qui ci si abbassa l’ audience in modo clamoroso: questa la laconica spiegazione dei redattori del programma!

Com’è lambiente degli addetti ai lavori? Siete solidali, vi confrontate in senso costruttivo o no?
Quello che più mi colpisce è il fatto che con la maggior parte di loro non ci sia assolutamente dialogo.
Io cerco instancabilmente di lanciare spunti di riflessione, proposte, temi di discussione ma attorno a me vedo il deserto. Pensa che, in occasione dell’arrivo a Roma della professoressa cubana Graciela Chao Carbonero, volevo organizzare un convegno sui problemi della nostra categoria ma ho desistito, scoraggiato dal disinteresse generale. Qui ormai non solo ognuno pedala per sé, ma ciascuno di noi và verso una direzione diversa…

Cos’è la salsa e dov’è nata?
Pur avendo scritto moltissimo su questo tema, devo dire che questo dilemma continua ad affascinarmi. Anzi più allargo la visuale e più l’enigma si fa intrigante e ricco di soluzioni. Cos’è dunque la salsa? Una semplice etichetta? Un ritmo? Un genere che racchiude diversi ritmi? Una nuova forma musicale? Oppure  semplicemente un’espressione culturale con delle caratteristiche precise?
La salsa, secondo me, ha avuto il grande merito di unire nazioni (contrariamente a quanto si pensa) profondamente diverse tra di loro. Ed è per questo che è importante sottolineare come sia molto di più che una musica o una mescolanza di ritmi.
Se oggi affermassimo che la salsa è allo stesso tempo una evoluzione ed una sintesi di diverse culture, così come di diversi ritmi ed espressioni musicali, credo che saremmo molti vicini alla risoluzione dell’enigma.

La salsa importata in Italia subisce necessariamente una mezcla con le abitudini musicali e di ballo degli italiani. È avvenuto questo ibridamento?
È indubbio, ad esempio, che oggi in Italia abbiamo ricreato una specie di Ibiza Caraibica, nella quale ogni cosa è iperbolica:
1°Musica di tendenza. 2°Locali  di standard elevato. 3°Ballerini con un livello tecnico spesso superiore alla media. 4°Donne ed uomini estremamente curati nel look e nel fisico.
Tutto il contrario di quello che succede generalmente nell’America Latina dove però c’è una realtà sociale molto diversa

Riscontri una maniera di vivere la salsa (e ballarla) con sabor e una maniera più esibizionista? Quali sono le cause?
Per capire meglio quel fenomeno noto  come “transculturacion”, bisogna tenere presente la variante spazio temporale della salsa. Ovvero: “la salsa si  modifica non solo attraverso il tempo, ma anche in base alla sua collocazione geografica, modellandosi alla realtà di ogni singolo paese”. Infatti oggi non si balla più come dieci anni fa (nonostante che ci sia gente preoccupata a mantenere in vita le proprie tradizioni) ma nemmeno come si ballerà probabilmente tra dieci anni.
La salsa è una “libera espressione corporea” che affonda le sue radici  nel complesso sistema sociale di quei popoli che l’hanno generata, oppure successivamente adottata. Si vive, si balla, si usufruisce della musica e del ballo in maniera diversa anche in base al contesto sociale al quale si appartiene (la classe operaia o la borghesia, ad esempio, in paesi dove le classi sociali ancora coesistono, talvolta in maniera drammatica).

Cosa ti dà la carica?
Vedere il sorriso sul viso della donna che amo.

Cosa ti abbatte?
La sensazione di non riuscire, alle volte, a trasmettere agli altri la mia passione

Cosa ti manda in bestia?
La stupidità umana.

Due tuoi pregi e due difetti
La generosità e la curiosità
Sono dispersivo e a volte un po’ troppo orgoglioso…

Un progetto in cantiere
Un figlio. Sarebbe ora, no?

L’ultimo viaggio
In Brasile.

L’ultimo tramonto
Nella spiaggia di Porto da Barra a Salvador di Bahia. Il sole che lentamente si nasconde dietro l’isola di Itaparica. Meraviglioso!

L’ultimo ballo
con la mia Neinha, la ragazza che mi ha insegnato ad amare.

Salutaci con un saluto da Don Chisciotte del 2000, come ami definirti.
La vita è una fonte di gioie e di dolori,
ma il dolore più grosso sarebbe quello di “non viverla”
o di sciuparla accontentandosi…

E adesso salutaci con una bella citazione da un brano a scelta
La felicità è come una piuma che il vento va cullando per l’aria
Vola tanto leggera, ma ha vita breve:
ha bisogno che ci sia sempre vento per andare…
(Vinicius De Moraes)

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