GAJA CENCIARELLI

ATTIVITA’: SCRITTRICE/TRADUTTRICE LETTERARIA
SEGNI PARTICOLARI: PIÙ LA MANDI GIÙ E PIÙ SI TIRA SU.
LA TROVATE SU:
http://WWW.SINESTETICA.NET
http://www.facebook.com

Ogni libro nasce da un’esigenza, un impulso, un richiamo. Da cosa è nato il tuo romanzo Sangue del suo sangue (Nottetempo)?
Lo confesso: è nato da un desiderio di vendetta. Ho scritto la prima parola nel 2004, quando ero ancora fresca di “dimissioni forzate”. Poco a poco scrivere questo romanzo è diventato un esercizio catartico. È scomparsa la motivazione iniziale e hanno preso corpo – è proprio il caso di dirlo, dato che uno dei temi cardine della storia è precisamente il corpo negato – i personaggi e la storia. Alla vendetta – motivazione potentissima – si è sostituita la passione. Del resto, uno dei miei libri preferiti è pur sempre “Il conte di Montecristo”.

Se ti chiedessi un sottotitolo?
“Margherita (perché vivere non è sopravvivere)”.

Sei traduttrice per diverse case editrici. Quali sono le tue priorità, durante la traduzione?
La concentrazione assoluta [utopia!]. Stacco il cellulare, e anche il telefono di casa. Mi affaccio in rete solo sporadicamente e per brevissimi momenti.

Sei amante dell’Irlanda. Cosa, in particolare, ti ha conquistata?
Quanto spazio ho a disposizione? Dovrei scrivere un romanzo, o un racconto, per esprimere al meglio le emozioni che mi ha suscitato l’Irlanda. Posso solo dire che dal momento in cui sono scesa all’aeroporto di Dublino per la prima volta, nel 1992 – e ancora non avevo visto il verde di Erin – ho sentito che quella era casa mia.

Sei specializzata in letteratura irlandese e scritture femminili, ci fai tre-quattro nomi di autrici di riferimento?
Margaret Atwood, Alice Munro, Angela Carter, Jane Austen, Charlotte Brontë, Emily Dickinson, Sylvia Plath, Doris Lessing, Marguerite Yourcenar, Marguerite Duras [lo so, sono più di quattro e so anche che ne ho dimenticate almeno cento …].

Secondo te, c’è ad oggi una peculiarità della scrittura al femminile?
C’è una peculiarità in ogni scrivente. Che sia donna o uomo, poco importa.

Quali sono le tue origini?
Sono nata a Roma. Da genitori romani. Sono romana da una decina di generazioni da entrambi i rami della famiglia, con solo qualche goccia di sangue toscano [Montevarchi, per la precisione].

Hai un nome molto promettente dal punto di vista del buonumore. Sei una persona allegra?
Lo sono. E, molto spesso, lo sembro.

Sei una grande ammiratrice di Jerry Uelsmann (http://www.uelsmann.net). Cosa ti affascina della sua arte?
La capacità – unica, per quanto mi riguarda – di tirarmi fuori riflessioni sotto forma di racconti. È una fonte inesauribile di conoscenza e di ispirazione, per me. Le sue immagini sono narrazioni visive ideali per essere tradotte in parole.

Auroralia è un progetto non solo editoriale, ma poliedrico, sorto da una tua idea: hai scelto una foto di Jerry Uelsmann e hai chiesto a poeti, scrittori, giornalisti, editor, traduttori o semplicemente amanti dei libri e della buona letteratura, di scrivere un racconto di circa 3000 battute, ispirato all’immagine scelta (http://www.sinestetica.net/uelsmann_invito). La risposta è stata di grande entusiasmo: reading, incontri, un’antologia cartacea per Zona…
I racconti sono già usciti tutti sul  mio blog, dal 25 maggio in poi. Si possono leggere su Sinestetica e nell’antologia che ho curato pubblicata da Zona.

È vero che, quando si è diffusa la notizia, ti ha scritto Jerry Uelsmann in persona? Raccontaci i primi contatti: cosa vi siete detti?
È verissimo. Ha mostrato grande entusiasmo nei confronti del progetto, dandomi la sua disponibilità a collaborare. Mi ha permesso di usare la sua foto per l’antologia senza che io dovessi pagare nemmeno un centesimo. Un uomo di rara disponibilità e generosità. Succede spesso quando si ha a che fare con grandi nomi stranieri. Con gli italiani – fermo restando le dovute eccezioni – purtroppo non è così.

Sei stata caporedattrice di Vibrisselibri, cosa pensi della situazione editoriale oggi in Italia?
Sarò lapidaria [e fors’anche banale, ma la verità è la cosa più semplice da dire]: che ci sono folle oceaniche di “scrittori” e un deserto di lettori. E il problema è anche cosa si legge. Ma qui entreremmo in una discussione infinita, basata sul livellamento del gusto medio, sulle aspettative del pubblico, sul ruoto attivo o passivo dei lettori stessi. È il mercato a formare i gusti del pubblico o viceversa?

Nei tuoi lavori precedenti ti sei occupata anche di cronaca (una cronaca che oggi è diventata storia oscura d’Italia) con “EXTRA OMNES, L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi”. Che tipo di sensazione ti è rimasta dalle vicende trattate?
A distanza di circa ventinove anni, alcune delle persone che ci governano ora sono le stesse che governavano l’Italia all’epoca della scomparsa di Emanuela. La sensazione che provo è sconforto. Misto a rabbia, disperazione, ostinazione e alla speranza di rendere giustizia a Emanuela e alla famiglia continuando a parlarne.

Cosa ti dà la carica?
Me stessa. Quando agisco e, di conseguenza, mi metto nelle condizioni di sperare.

Cosa ti abbatte?
La morte di mia madre. La malattia di mio padre.

Cosa ti manda in bestia?
Un esagono di I. Invadenza, Ipocrisia, Insistenza, Incompetenza, Invidia, Ignoranza.
E, su tutte, la grande V: la Vigliaccheria.

L’ultima volta che hai fatto una bella litigata
Nella preistoria. 
Scherzi a parte, litigare non mi appartiene, non fa parte della mia natura. Se mi è capitato, in passato, è perché evidentemente non ero in pace con le mie scelte.
Non litigo mai. Chiudo, e senza rimpianti.

L’ultimo bacio che hai dato
Alla mia adorata, magnifica Margot. La mia gattona parlante.

L’ultima canzone che hai ascoltato
“In My Secret Life”, Leonard Cohen.

Un nuovo progetto in cantiere.
Uno, sì.
La verità è figlia del tempo, diceva Aulo Gellio. Staremo a vedere.

Salutaci con una bella citazione straniera, in lingua originale
« They’d like to see through me,
but nothing is more opaque
than absolute transparency.» [Margaret Atwood, “Helen of Troy does Counter Dancing”]

e anche: «I smile when I’m angry.
I cheat and I lie.
I do what I have to do
To get by.
But I know what is wrong,
And I know what is right.
And I’d die for the truth
In My Secret Life.» [Leonard Cohen]

Ecco la traduzione:

“Vorrebbero leggermi dentro,
ma non c’è nulla di più opaco
della trasparenza totale”, “Elena di Troia balla sul bancone”, traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti.

E adesso salutaci col “Sangue del suo sangue”.

«Margherita ha ripreso a camminare, sempre più decisa. Ormai è sua via Trionfale. Le sirene della polizia hanno smesso di ululare. È ancora prestissimo. Forse la polizia la troverà prima che lei raggiunga la sua meta. O forse no. Ma vale la pena provarci, in fondo. Tanto sa che presto o tardi ci tornerà, e farà quel giro in aria, sulla mongolfiera. In fondo alla strada, Margherita vede passare un camion tritarifiuti».

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Una risposta a GAJA CENCIARELLI

  1. librini ha detto:

    Adoro le interviste agli scrittori! Si impara sempre qualcosa di nuovo. In questo caso, cito solo i nomi delle scrittrici che non conoscevo (alcune sì, altre no).

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