ALESSANDRO BERSELLI

NOME: ALESSANDRO BERSELLI
ATTIVITA’: SCRITTORE/ AGENTE EDITORIALE
SEGNI PARTICOLARI:  NON SI POSSONO SCRIVERE
LO TROVATE SU: WWW.ALESSANDROBERSELLI.IT/ FACEBOOK

In questi giorni è uscita una tua raccolta di racconti per Arpanet, “Anni Zero”. Un omaggio alle origini: ma quali sono le tue origini?
Il pulp. Quando ho iniziato a scrivere ero questo che volevo diventare, uno scrittore pulp. Prendere una scrittura molto effettata e sbatterci dentro un po’ di psicologia nichilista, mi piaceva tirarmela dicendo che volevo stare tra Kafka e Tarantino, che presuntuoso. I racconti di ANNI ZERO sono la radiografia di una evoluzione. Dai cattivissimi “Il bidello” e “Cobain” per arrivare ai più sperimentali “Il barattolo della cioccolata è sulla mensola in alto” e “Spiral”. Mi piace il racconto come dimensiona narrativa. Sei costretto ad andare subito sul pezzo e puoi scrivere quello che in un romanzo a volte non hai la libertà di fare.

Il tuo primo dei due romanzi usciti con Perdisa è “Cattivo”. L’azione più cattiva che hai fatto.
Oddio, mi costringi fin da subito a un bilancio esistenziale? Azioni cattive. Secondo il mio analista non esistono azioni cattive, ma solo differenti percezioni della realtà. Ok, hai ragione, non sto rispondendo. Ogni volta che ho tradito la fiducia di qualcuno può andare? Devo ammettere che purtroppo a volte è successo. Non ne vado fiero ma da paladino dei limiti della natura umana riconosco che a volte ho peccato. Ma so di potermi migliorare.

Il secondo uscito con Perdisa (che poi sarebbe in realtà il quarto Berselli) è “Non fare la cosa giusta”. Si può dire che anche qui hai scelto, come oggetto d’indagine, il buio dell’animo umano? Se sì, facci un esempio.
Lo ammetto. Mi piace il buio dell’animo umano. Rileggo le cose che ho scritto fino adesso e non vedo nessuna luce, solo tenebre. A volte mi chiedo perché non riesco a raccontare niente di edificante ma la risposta purtroppo non arriva. Diciamo che cambiano le prospettive, nei miei primi lavori predominava il protagonista dropout, il borderline, adesso mi interessano di più le ombre che ci sono dietro gli apparenti successi, la dark side of the moon, se mi passi la citazione. Luca Parmeggiani il diciassettenne di Cattivo o Claudio Roveri il professionista di successo di Non fare la cosa giusta sono due faccia della stessa medaglia, una adolescente, l’altra più adulta.

Cos’è il tradimento?
Venire meno alla fiducia che altri ripongono in noi. Non essere all’altezza delle aspettative. Vendersi in modo diverso da quello che siamo. Dire una cosa e farne un’altra. Il significato è quello letterale, e già così mi sembra una cosa tremenda

L’azione più buona.
Marilù, sono ancora troppo giovane per aver già compiuto qualche buona azione. Per chi mi hai preso? Per un enfant prodige? A parte gli scherzi, millantare buone azioni non mi si addice davvero, diciamo che provo a fare del mio meglio, e che ogni tanto qualcosa di buono viene fuori. Ai posteri l’ardua sentenza

In che momento della tua vita hai deciso che saresti diventato scrittore?
Da bambino. Avevo nove anni e una gran voglia di scrivere un libro. Se qualcuno ha trovato quel quaderno sono disposto a pagarlo bene. Qualsiasi cifra. Era una cosa orrenda, mi seccherebbe se finisse in mani sbagliate. Potrebbero ricattarmi e di certo riuscirebbero nello scopo

La tua scrittura. Se fosse un quadro sarebbe…
Guernica di Picasso. Geometrico, senza una riga fuori posto. Lo cito anche in CATTIVO, per certi versi è uno splendido esempio di come anche una evidente astrazione possa poi arrivare alla gente senza bisogno di impegnative decodificazioni. Un po’ la sintesi del mio concetto di arte: capace di muovere l’immaginario ma nello stesso tempo comprensibile

Per saper scrivere bisogna prima leggere?
Bisogna andare a bottega dagli scrittori, ha detto in una intervista Camilleri. Leggere è la tua scuola, l’apprendistato presso gli artigiani che possiedono già il mestiere che si vuole imparare. Scrivere senza leggere è impossibile, sarebbe come imparare a suonare uno strumento senza ascoltare musica. Non è solo una questione didattica: ma anche di spunto, di confronto. Quante idee mi sono venute leggendo cose scritte da altri? Un milione

Tre qualità che deve possedere uno scrittore
Egocentrismo, voglia di mettersi a nudo, capacità di scavare dentro. O di rimanere deliziosamente in superficie, vedi un po’ tu. Differente percezione della realtà, ricordi? Di certo bisogna piacersi, essere affascinati da se stessi anche nei lati meno edificanti. Si scrive per buttare fuori cose che ci appartengono, per condividere. Siamo tutti degli esibizionisti, senza distinzioni

Sei mai stato imbrogliato?
Si, qualche volta. Roba di lavoro, non ti annoierei mai raccontando i dettagli. Con le donne invece sono sempre stato fortunato: storie finite tante, ma senza ipocrisia. Mi hanno sempre trattato bene, non ho mai avuto l’impressione di essere stato preso in giro. O forse invece hanno sempre dissimulato a dovere. Be’, comunque sia non me ne sono mai accorto: occhio non vede, cuore non duole

Inventa un nuovo proverbio: Chi dice donne…
…non sa che cosa dice. Nel senso che, purtroppo, ci sono ancora uomini convinti di avere capito come siete fatte. Illusi. Siete davvero entità senza manuale delle istruzioni, e se ci sono, beh, di certo le hanno scritte soltanto in altre lingue. Ma forse siamo tutti così: uomini, donne. Creature complesse, a tiratura limitata, e quindi non interpretabili

Ancora: Meglio un uovo….
…sodo che un uovo fritto. Meno grassi, e il colesterolo ringrazia. Se ne fai uno sulle gatte al lardo e le rondini che fanno primavera, invece, mi rifiuto di rispondere!

Ok, non lo faccio! Ti chiedo invece la tua posizione politica.
A sinistra, di cosa non so, ma sicuramente a sinistra. Ammesso che esista ancora, una sinistra, e non si riduca il tutto alla mano con cui non ci facciamo le cosacce, mancini esclusi. Non so, a volte penso di stare lì perché mi riconosco negli ideali della base, ma poi guardo la nomenclatura che questa base dovrebbe rappresentarla e mi viene una grande tristezza. Mi piacerebbe che cambiassero le facce. Vorrei pulizia

Secondo te, è giusto oggi che il voto sia ancora segreto?
Assolutamente. Mai sentito parlare di controllo del voto? Non diamo a questa gente altri vantaggi, ognuno deve avere il diritto di poter esprimere liberamente la propria preferenza. Democraticamente e senza nessun tipo di condizionamento

Una fotografia dal tuo futuro.
Mi basta che sia imprevedibile e non scritto a priori. Qualsiasi cosa ma non la noia. La cosa che più detesto è sentirmi claustrofobizzato dentro un futuro stabilito e programmato, nel quale l’elemento non considerato non sia previsto. Il libero arbitrio di poter decidere in qualsiasi momento in quale direzione fare andare la mia vita

Due difetti fisici e due caratteriali
Leggera alopecia e qualche pelo in più sulle spalle (chi ha deciso la trico-distribuzione sul mio corpo non aveva le idee troppo chiare). A livello caratteriale sono adorabile, ma se proprio vuoi andare a cercare il pelo nell’uovo potrei dire permaloso e narcisista. Se non colgo l’ironia su qualcosa che mi è stato detto, sono facile da ferire, ed è innegabile che mi piaccio in modo insopportabile. Due difetti veniali, magari se mi applico riesco anche a ridimensionarli

Adesso per par condicio ti devo chiedere quattro pregi, sempre divisi in due e due…
Allora vuoi sul serio solleticare la mia vanità. E va bene. Occhi azzurri. Non un filo di grasso. Sempre di buon umore. Cultura di media vastità ma spaventosamente curioso. Il che significa che non ho letto nulla di Gorgia e Parmenide ma se volessi potrei farlo. Non capendoci nulla probabilmente. Ma riparerei citandoti tutto Kubrick

Il complimento più bello che hai ricevuto
Sei un vero amico. Questa è davvero la cosa che preferisco sentirmi dire, sapermi importante per qualcuno che esuli dalla ristretta cerchia dei familiari, qualcuno che ti vuole bene non perché deve ma perché lo sente.

Consigliaci qualche libro interessante
I classici europei del novecento. Roba tedesca soprattutto, Hesse, Boll. Mann. Kafka. Poi i minimalisti americani degli anni ottanta, che per me sono stati davvero una palestra di scrittura, Leavitt, Easton Ellis. Il primo Stephen King. Un milione di altre cose

Raccontaci un piccolo segreto
Stai parlando del mio etilismo? Oh, no, non vorrai mica sbandierare la cosa ai quattro venti, vero? O ti riferisci ad altre cose? Beh, comunque sia non ci penso neanche lontanamente a confessare i miei segreti. A meno che tu non ti riferisca ai segreti della scrittura. In questo caso ti concedo due citazioni che da sole valgono un manuale di scrittura. Wittgenstein: se una cosa può essere detta con parole, allora può essere detta anche con parole semplici. Carver: Se una cosa può essere detta con 10 parole, non usarne 15 o 20, usane 10

Raccontaci una tua nevrosi/mania/fobia.
Nevrosi: arrivare sempre e comunque abbondantemente in anticipo agli appuntamenti, salvo poi aspettare mezz’ora dietro l’isolato. Mania: impilare le cose, per dare un senso di ordine. Fobia: gli aerei, li uso ma li detesto

Progetti?
Tanti. Scrivere cose diverse dal “noir”, tanto per dirne una. Ho letto scrittori che mi hanno illuminato ultimamente, Franzen su tutti. Gli invidio la capacità di essere leggero e profondo nello stesso tempo, di commuoverti e di farti sorridere. E i dialoghi. Strepitosi.
E poi continuare con i corsi di scrittura nelle scuole. Fare sceneggiature. O anche semplicemente continuare ad avere tutto quello che già ho. E’ bellissimo essere scrittori. Considero il fatto di potere pubblicare un privilegio senza prezzo. A qualsiasi livello

Salutaci con la baldanza di chi ha appena bevuto 3 negroni.
Ho smesso con i Negroni, ma in memoria dei bei tempi posso provarci. Ricordo che tornando a casa da aperitivi particolarmente molesti, con il tasso di lucidità a livelli imbarazzanti, ero solito cadere in uno stato di peace and love ecumenico in cui messaggiavo a tutti i numeri in rubrica un: “Ti voglio bene”, o “Mi manchi tanto”. Insomma, una sorta di Gandhi ubriaco alla ricerca di consensi affettivi. E quindi, in onore del mio passato etilico: “Gente, vi amo tutti!!!”

Adesso salutaci dagli Anni Zero.
Sono già finiti gli ANNI ZERO. Per ricordarceli bisogna comperare il libro 

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Una risposta a ALESSANDRO BERSELLI

  1. librini ha detto:

    Non so se sono meglio le domande o le risposte… ci penserò.

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