VITTORIA A.

ATTIVITA’: Capro Espiatorio
SEGNI PARTICOLARI: Goffa
LA TROVATE SU: Eclissi Editrice

Il tuo ultimo romanzo, “Un peso sul petto” (Eclissi Editore),  si svolge in una Edimburgo cupa ma divertente. Qui la mia recensione. Quanto conosci questa città?
Fino a qualche mese fa credevo di conoscerla piuttosto bene ma ora non ne sono più tanto sicura. Mi rendo conto che Edimburgo nasconde sempre qualche cosa di sé, qualche cosa di misterioso e potente che ti rivela sempre e solo nel momento in cui sei pronto ad accoglierlo.È una città che non si finisce mai di conoscere e di interpretare.


Se ti chiedessi un sottotitolo al libro…
A volte non resta che fuggire.

Guardandoti attorno, quali sono i “pesi sul petto” più diffusi?
Purtroppo, oggi come oggi, i famigerati ‘pesi sul petto’ sono tantissimi e temo che ci sia solo l’imbarazzo della scelta. A partire dai ‘pesi’ più strettamente individuali come la percezione di sé e del proprio futuro fino ad arrivare alla soddisfazione di enormi aspettative, alla fatica, alle incertezze, alle sfide di ogni giorno, alla mancanza di punti saldi e di basi solide. Nel mio caso, il ‘peso’ che percepisco di più è il non riuscire ad immaginare cosa succederà poi, quale sia un futuro possibile.

Nel tuo primo romanzo racconti le dannate vicende dei Danni, i tuoi familiari (anche se in realtà, nella postafazione prendi un po’ le distanze dicendo che, come avviene in molte opere, il narrato è in parte inventato e in parte prende spunto dalla tua storia personale). Ma se è vero che nomen/omen, tu ne esci vincente. Sei d’accordo?
Penso proprio di si, anzi, diciamo che ho anche sempre un po’ percepito il mio nome come un augurio o un invito a continuare, ad andare avanti e a non “mollare mai l’osso!”

Per dare un’idea a chi legge quest’intervista, potresti fare un bozzetto descrittivo della signora Anna?
La signora Anna, di età indefinibile, è contraria per principio alla realtà. Anzi, è la sua nemica giurata. Si veste come una quindicenne, ha eliminato ogni possibile traccia della data di nascita dai suoi improbabili documenti, si aggira su automobili sconquassate, senza finestrini né fanali, prendendo multe a centinaia (tutte intestate a Vittoria visto che usa la sua macchina) e ha una debolezza per le carte d’identità altrui. Visto che è fantasiosa, immagina continuamente nuovi modi per poterle utilizzare…all’insaputa del legittimo proprietario.

Devo però ammettere che, da lettrice, la signora Anna (una madre per certi versi indegna) a me è risultata molto simpatica. Secondo te perché?
Penso che sia perché la signora Anna è comunque una donna molto spiritosa. Nel senso che le sue avventure/disavventure, viste dall’esterno, possono risultare divertenti. Anna non ha il senso del limite, è imprevedibile, non si arrende mai e non teme nulla (soprattutto quando vuole ottenere qualche cosa). E’ dannosa, quello sì, ma basta saperlo prima per mantenere le giuste distanze. Ciò permette quindi di godere del suo senso dell’umorismo e della sua “originale” filosofia di vita.

Il problema psicosomatico che rende difficile la vita alla protagonista: quanto, in percentuale, pensi che sia legato alle sue vicissitudini?
Penso che, nel suo caso specifico, sia molto legato alle sue vicissitudini, direi per l’80%. Il restante 20% è dovuto alla sua predisposizione fisica a sviluppare una forma piuttosto che un’altra. Io penso che l’origine del problema, nel suo caso, sia stato un disagio molto profondo, poco raggiungibile dall’esterno.

In generale, quando una ragazza si trova a dover affrontare un problema come quello, quale tipo di impatto pensi che debba affrontare nei confronti della sua sicurezza col mondo?
L’impatto è naturalmente molto forte. Soprattutto perché tende ad intaccare il senso d’identità femminile. Nei capelli risiedono, simbolicamente, la sensualità e la vanità di una donna. Però, nell’esperienza della protagonista, dopo l’iniziale sconcerto, Vittoria scopre aspetti di sé, del proprio modo di percepire se stessa e, in ultima analisi, del proprio rapporto col mondo che non avrebbe mai pensato di possedere. Direi che dopo averle tolto, questa malattia le ha permesso di scoprire dei lati della propria personalità veramente molto preziosi. Cose che non avrebbe mai compreso senza il passaggio obbligato del dolore iniziale.

E quanto, su questa sicurezza, influiscono i modelli di bellezza proposti dalla società?
La società, talvolta, propone dei modelli di bellezza perfetta ma, nel contempo, molto algida e distaccata. Inizialmente, la protagonista si sente ancora più lontana da ciò che viene generalmente considerato “bello”. Però, col tempo, riesce a comprendere che la bellezza nel senso pieno e completo del termine non è solo una dote estetica ma corrisponde anche molto a vitalità, forza di carattere, entusiasmo, sensibilità ed ironia. Secondo me queste doti hanno la capacità di illuminare molto di più della perfezione estetica.

É vero che la scrittura è catartica?
Si, penso proprio di sì.

Ti definisci una “feroce mangiatrice di bocconcini di pollo” ma dal tuo blog (http://dannatidanni.blogspot.com/) pare che tu sia molto golosa soprattutto di dolciumi…
Sono golosa di tutto! I boccini di pollo erano i miei preferiti in quanto li sottraevo di nascosto ai clienti del pub in cui lavoravo… ma adoro anche tutto il resto, tutto ciò che è commestibile! Devo ancora trovare qualche cosa che non mi piace.

Ti dichiari di nazionalità incerta: ti senti cosmopolita?
Si. Ho trascorso parte della mia vita in Italia e in Scozia quindi questi sono i paesi che conosco meglio. Però mi piace pensare di appartenere anche a molti altri luoghi e culture.

Sei una danzatrice del ventre, salutaci con la grazia di un’odalisca
Certo! Anche se la grazia non è il mio forte. Ma ci proverò ugualmente: adesso mi metto a volteggiare su me stessa (cercando di non travolgere tutto e di non perdere l’equilibrio)per poi tuffarmi in un inchino che, se tutto va bene, non dovrebbe far tremare il pavimento.

Due tuoi pregi e due difetti.

Due pregi: penso di saper ascoltare (quando non sono stordita da qualche agente di disturbo interno/esterno a cui non riesco ad opporre resistenza) e, penso, di essere emotivamente accogliente, affetuosa. Vorrei essere accogliente anche sul piano pratico, tipo a casa, se non fosse che mi tocca sopravvivere in una baraonda di scarpe, maglioni, libri, pentole etc… tutto per terra. Naturalmente non posso sottoporre nessuno a tutto ciò.

Due difetti: (magari fossero solo due… per giustizia nei confronti dei difetti ho provveduto ad estrarli tramite sorteggio). Il primo estratto: terribilmente paurosa (a partire dal terrore del dentista fino ad arrivare alla paura del buio e di essere lasciata a casa da sola). Ed ecco il secondo sorteggiato: imbranata all’inverosimile (potrei scrivere un volume enciclopedico solamente sulle mie disavventure da parcheggio… poi c’e’ anche tutto il resto).

L’ultima volta che hai pensato: “Adesso basta!”
Qui ho perso il conto delle volte in cui lo penso anche solo in un quarto d’ora e sono, generalmente, tutte escalamazioni dovute alla convivenza coatta con la mia persona.

L’ultima volta che hai pensato: “Ma guarda che faccia tosta!”
Anche qui la scelta è ampia. Trattandosi dell’ultima volta, è accaduto questo pomeriggio, quando un collega mi ha scaricato sulla scrivania un gigantesco contratto indivisibile da scannerizzare una pagina alla volta. Dopo un’ora ero ancora alle prese con la scannerizzazione mentre lui se ne andava felice fuori a pranzo.

L’ultima volta che ti sei arrabbiata
Oggi pomeriggio, quando per l’ennesima volta ho perso le chiavi dell’auto e, naturalmente, ero in ritardo, c’era vento e pioveva…giusto per non farsi mancare nulla.

L’ultimo sorriso
Quando mio nipote di tredici anni mi ha confessato di essersi preso una cotta, anzi, di essersi innamorato, aggiungendo con aria vissuta e navigata: ‘sai zia, qui non si tratta solo di roba fisica, qui c’è altro… ma non so se capisci…’ La cosa buffa è che mi sono sorpresa a pensare: ‘Davvero? E che c’è?… Per favore spiegamelo un pò perché mi sa che mi sono persa qualche cosa strada facendo e mi mancano le nozioni base’. Ma naturalmente non ho detto nulla.

L’ultima volta che hai tentato inutilmente
Qui si apre un volume enciclopedico. Direi che è accaduto poco fa, quando ho tentato, inutilmente, per l’ennesima volta di lasciare in pace la tavoletta di cioccolato fondente.

L’ultima volta che hai tentato con successo
Un’ora fa, quando ero riuscita a fingere, per ben 45 minuti, di aver dimenticato l’esistenza del suddetto cioccolato.

Che idea ti sei fatta del mondo della scrittura?
Purtroppo l’opinione che mi sono fatta è molto molto dura. È un mondo estremamente difficile. La strada è tutta in salita, a partire dal momento in cui un autore deve cercare, senza appoggi, un editore che sia disponibile a pubblicare la sua prima opera. Dopodiché, anche se un autore viene pubblicato, le difficoltà aumentano ulteriormente quando bisogna far conoscere il proprio libro, farsi leggere dal pubblico e, soprattutto, farsi comprendere.

Adesso salutaci alla maniera dei Danni
Si salvi chi può!

Infine salutaci con “Un peso sul petto”
Anche in questo caso, non posso fare altro che ribadire a gran voce: Si salvi chi può!

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