MILVIA COMASTRI

ATTIVITA’:  leggo, scrivo, cazzeggio
SEGNI PARTICOLARI:  nessuno, purtroppo.
LA TROVATE SU:
rossiorizzonti.splinder.com
e, come tutti, ormai,
su Facebook
Vivi a Bologna. Dove sei nata e quanto ti senti bolognese?
Nacqui a Bologna (è d’obbligo il passato remoto…) in via Dante, vicino alla casa di Carducci. Predestinata a leggere, forse a scrivere, insomma. Mi sento bolognese, sì, ma al tempo stesso anche senza radici, un po’ cittadina del mondo.


Di cosa ti occupi nella vita, oltre alla scrittura?
Ultimamente correggo bozze per una casa editrice. Niente di eclatante, solo noiosissimi testi di economia. Per trentaquattro anni, poi, mi sono occupata di contabilità.

Hai scritto “Donne, ricette, ritorni e abbandoni”, una raccolta di racconti uscita per Pendragon. Ci dai una ricetta veloce?
Una piccola ricetta per vivere meglio.

Ingredienti (da utilizzare ogni giorno):
10 sorrisi
2 risate
1 sguardo attento sul mondo
1 abbraccio spontaneo
un pizzico di lacrime di commozione (q.b)
Mescolare con cura e vivere senza paura.

Sempre in riferimento al tuo libro “Donne, ricette, ritorni e abbandoni”, un commento che ricordi con piacere.
Beh, ricordo con piacere ogni commento. Sono felice quando mi dicono che i miei racconti emozionano, che ho una scrittura semplice, che non ha bisogno di utilizzare effetti speciali per arrivare al cuore. Ricordo cosa mi scrisse in una mail Carlo D’Amicis, scrittore, critico letterario e conduttore di Fahrenheit: mi disse che i racconti lo avevano colpito per la sensibilità e per la capacità di perforare, scomporre, ridisegnare la normalità del quotidiano, con una humanitas priva di retorica.  Penso che siano parole troppo generose, queste, ma mi hanno veramente commosso.

Un sottotitolo al libro?
C’era, un sottotitolo: Storie in attesa. Il motivo sarebbe lungo da spiegare. Comunque, il mio editore lo ha cassato.

Pensi che ci sia una peculiarità della scrittura al femminile o pensi che non ci siano distinzioni tra uomo e donna nello scrivere?
Non credo ci siano differenze legate strettamente al genere di appartenenza. Penso che la scrittura dipenda dal grado di sensibilità di ognuno di noi, dalla capacità di calarsi nella storia che si vuole raccontare e di indossare i panni dei personaggi che la animano. Siano essi uomini o donne.

Due cose che ami e due cose che detesti dell’ambiente culturale italiano.
Non so bene cosa si intenda per ambiente culturale. Comunque amo chi genera e diffonde la cultura con grazia e intelligenza, come  Radio3, per esempio. E come un piccolo Festival di poesia che si svolge a Seneghe, ogni settembre: Cabudanne de sos Poetas. Una vera delizia per lo spirito e la mente, la miglior manifestazione letteraria, per me, fra quelle che frequento. Detesto, o meglio, mi sono insopportabili, gli scrittori saccenti, (uno scrittore, a mio avviso, dovrebbe avere l’Umiltà fra le sue caratteristiche peculiari); e trovo altamente detestabile che in Italia si investa ben poco sulla Cultura: la cultura è bellezza e la bellezza è vita.

Definisci il lessema “scrittore”.
Qualcuno che si sforza di vedere cose che altri non vedono e ci presta i suoi occhi, per mostrarcele.

Tre libri che ti porteresti sulla Luna.
Solo tre? Non ci potrei vivere, sulla Luna, con tre libri soltanto… E la mia risposta, poi, varierebbe ogni giorno…

Tre libri che non ti porteresti mai sulla Luna.
Beh, questa domanda è più facile: Non mi porterei nessun libro della Tamaro, non mi porterei L’eleganza del riccio, non mi porterei l’Ammaniti di Come Dio comanda (gli altri di Ammaniti forse li porterei, invece…)

L’ultima volta che hai pensato: “Fantastico”.
Mentre stavo leggendo l’ultimo libro di Flavio Soriga: Il cuore dei briganti.

L’ultima volta che hai pensato: “Questa non ci voleva!”
Ascoltando i notiziari lo penso sempre…

L’ultimo bacio che hai dato.
Bacio? Se intendi bacio dato a marito, amante, fidanzato, compagno e simili, mi sa che dovrei prendere qualche lezione: mica mi ricordo come si fa…

L’ultimo rifiuto che hai dato.
Un secco: no, grazie, a un tipo che presidiava il banchetto di un partito che detesto, e che mi porgeva un volantino.

L’ultima volta che ti sei arrabbiata.
Proprio l’altro giorno, il primo maggio: tutti i negozi del centro aperti e stracolmi di gente. La festa dei lavoratori diventata un altare al consumismo. Ero proprio arrabbiata.

Un tuo talento (oltre alla scrittura) e un tuo limite.
Dicono che cucino bene; zero assoluto, invece, quanto a senso di orientamento (ma i limiti, a elencarli, porterebbero via un bel po’ di spazio…)

Quando qualcuno ti corteggia con eleganza, giochi o sfuggi?
Attendo, elegantemente, di vedere che succederà. Sfuggire, mai.

Le armi di seduzione che ti conquistano.
La capacità di ascolto, la gentilezza, l’ironia.

Progetti?
Riprendere un romanzo, iniziato un bel po’ di tempo fa. Spedire a qualche editore due raccolte di racconti, che hanno già un titolo, cioè due titoli. Come il romanzo, il cui titolo è Isole.

Salutaci in mogano come i tuoi capelli.
Rosso di sera… bel tempo si spera. Mi sembra una risposta un po’ scema, ma non mi viene in mente niente. E’ che non la volevo buttare in politica, come si suol dire…

E adesso salutaci con una citazione dal tuo libro.
Oddio! Non so se nel mio libro ci sono citazioni…Che rispondo, ora? Niente, rispondo. Saluto, faccio una riverenza e passo..

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2 risposte a MILVIA COMASTRI

  1. Milvia ha detto:

    Grazie Marilù per aver riportato la mia intervista (e un ri-grazie per avermi intervistato allora…).
    A parte le tue domande, interessanti e stimolanti, a leggere le mie risposte mi vien da dire quello che penso ogni volta che rileggo cose che ho scritto un po’ di tempo fa: ma adesso non sarei mica più capace di scrivere così….
    Un abbraccio, cara, e a presto.

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