BARBARA BARALDI

ATTIVITA’: SCRITTRICE
SEGNI PARTICOLARI:   GLI OCCHI CAMBIANO COLORE SECONDO IL TEMPO
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Hai sceneggiato per Delos la graphic novel «Bloodymilla» (disegni di Elena Cesana e Roberta Ingranata). Come nasce l’idea di questa vampira?
Dalla mia passione per il cinema gotico italiano (e non solo) degli anni Settanta, titoli come “Danza macabra” di Margheriti, “I tre volti della paura” di Bava o “I quattro dell’apocalisse” di Lucio Fulci sono le pietre miliari a cui devo molto dell’idea originaria alla base di Bloodymilla

Credo che ogni autore appassionato di arti visive (ricordiamo che sei anche una fotografa) abbia il desiderio di misurarsi con un lavoro del genere e credo anche che non si debbano porre limiti alla creatività e alle contaminazioni artistiche. Tu cosa rispondi a coloro che dicono: uno scrittore non può essere anche uno sceneggiatore?
Per me uno sceneggiatore è prima di tutto uno scrittore… di sceneggiature! E come ci sono buoni e cattivi scrittori di narrativa, ci sono buoni e cattivi sceneggiatori, ma non penso che essere un buono scrittore di narrativa implichi di essere un cattivo sceneggiatore, o viceversa.

 “Scarlett. Il bacio del demone”, di Barbara Baraldi , è il secondo volume di una trilogia paranormal romance/urban fantasy rivolta a un pubblico di lettrici giovani e romantiche. Fondamentalmente, cosa cambia quando si scrive per un pubblico non adulto?
Scrivo quello che mi piacerebbe leggere, e con “Il bacio del demone” non ho fatto eccezione.

Molti dicono che hai un’aura magica. Ti risulta?
Forse è solo una leggenda metropolitana e, in quanto tale, sono felice di alimentarla. Mi dicono che funziono come amuleto portafortuna. E molte amiche mi chiamano prima di un’occasione importante. Aiuto gli incontri sentimentali e quando sono nelle vicinanze sbocciano nuovi amori. Ho un fluido speciale che fa dormire i bambini sogni tranquilli, ma che non funzionava con i miei fratelli. Con loro dovevo inventare storie spaventose. Solo allora si mettevano buoni. Altrimenti la strega cattiva…

L’ultimo incantesimo che hai fatto?
Ho unito polvere di ricordi, brividi e sensualità. Ho aggiunto schegge di paura, un desiderio irrealizzato e mescolato bene il composto. Lasciato macerare per il periodo di un’intera lunazione all’interno de La casa dagli specchi rotti. È nata così l’ultima novella contenuta nell’antologia “Il mio vizio è una stanza chiusa”, Supergiallo Mondadori, appena uscito.

Il tuo rapporto coi metalli e le pietre preziose
Una passione che coltivo sin da ragazzina. L’argento è il mio metallo preferito, figlio della luna e delle sue carezze. Quando ero più piccola studiavo le pietre preziose e i loro benefici nella vita di tutti i giorni. Dormo con una pietra di granato sul comodino. La pietra che protegge durante la notte, l’amuleto dei sogni. Tra il rosso e il nero, i colori della vita e della morte, della passione, dei desideri e del sangue.

“La casa dagli specchi rotti” nel Supergiallo curato da Stefano di Marino: “Il mio vizio è una stanza chiusa”. Qual è il tuo vizio?
Considero i vizi, virtù private. Per questo non li svelo facilmente. A volte permetto di scoprirli. Un vizio a cui non resisto è il cioccolato fondente.

Hai mai rotto uno specchio? É vero che porta sfortuna?
Una volta ho rotto uno specchio. Ho pensato che avrebbe portato sfortuna solo se rimasto inutilizzato. Così ho raccolto le schegge e le ho lavorate fino a formare una serie di ciondoli fatti di specchio, pietre e metallo color argento. Li ho regalati alle mie amiche più care. Lo specchio riflette l’anima di chi lo guarda. Se porta fortuna o sfortuna dipende da noi.

Con questo racconto molto lungo ti misuri di nuovo con una storia di donne molto forte. Laura e Greta, in apparenza la fragilità e la tenacia una di fronte all’altra, in realtà, oltre il visibile si nascondono segreti inauditi. Tu hai dei segreti? Ce ne racconti uno?
Ho tanti segreti. Ho sempre parlato poco di me, fa parte del mio carattere. Uno dei miei segreti… ok. Ho una scatolina a forma di gufo dove conservo il primo dentino caduto alla mia gatta nera. Si chiamava Macchia e l’adoravo. Avevo sei anni e giocavamo sempre assieme. Mio padre mi raccontò che i gatti perdono i denti come i bambini, ma li inghiottono. Per questo la Fatina dei Denti non può portare loro i regali. Macchia era cucciola, con un canino che le dondolava. Io attesi pazientemente. Ogni giorno le tastavo il dentino fino a che lo perse nella mia mano. E così i miei genitori furono costretti a regalarle una dose extra di croccantini da parte della fatina dei Denti.

Secondo te c’è ad oggi una peculiarità della scrittura al femminile?
L’emotività che a volte è un’arma a doppio taglio.

Ci dai una definizione dei/l genere/i letterari/o da te trattati/o?
Quando scrivo lo faccio senza pensare in che categoria potrà entrare la mia opera. Hanno definito i miei romanzi fiabe nere, thriller gotici, ma anche noir metropolitani e chissà cos’altro. Io narro storie, punto.

Qual è il tuo rapporto con la bellezza? Cos’è la bellezza?
La bellezza è emozione. La bellezza si può nascondere dietro ogni cosa. Un romanzo, un dipinto o un volto. Non si può definire perché è personale e il canone di bellezza varia a seconda degli occhi che guardano. Cerco la bellezza ogni giorno.

Qualcosa di indecente che ti ha proposto un ammiratore.
Una volta una ragazza mi ha chiesto di potermi guardare mentre scrivevo. Sono arrossita. Una vera proposta indecente. “Troppo intimo”, ho risposto.

Qualcosa di molto dolce che ti hanno detto
Una lettrice una volta mi disse di aver conservato il fazzoletto intriso di lacrime che aveva pianto leggendo uno dei miei romanzi. “Sono le emozioni che mi hai regalato”, mi disse.

L’ultimo bacio
Mezz’ora fa, al mio dito. Mi sono bruciata cucinando. Riso alla zucca con scaglie di parmigiano. E tutti sanno che i baci mandano via la “bua”.

L’ultima volta che hai sentito i brividi
Questa mattina. Ho acceso la radio e c’era Creep dei Radiohead. Adoro quella canzone.

Un brutto sogno
Mi perdo in mezzo alla folla. La via diventa sempre più stretta e non c’è uscita.

Un complimento strabiliante
Hai una bella voce, mi ci perderei dentro.

So che sei sempre sibillina quanto a progetti e ti chiedo ugualmente a cosa stai lavorando, sperando almeno in una risposta criptica
Sto scrivendo un giallo ambientato nell’appennino emiliano, con un nuovo protagonista che riserverà molte sorprese.

Salutaci con l’orrore di chi ha appena sentito parlare la sua bambola di pezza.
Le bambole non uccidono. Forse.

E adesso salutaci come ci saluterebbe Bloodymilla
Con un morso sul collo, naturalmente!

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