PAOLO REPETTI

ATTIVITA’:  dirige con Severino Cesari la collana Stile Libero, Einaudi
SEGNI PARTICOLARI: xanax

Se dovessi condensare le caratteristiche di Stile Libero – la collana Einaudi da te fondata nel 1995 insieme a Severino Cesari e con lui diretta- in pochissime parole caratterizzanti, cosa diresti?
Energia pop, ricerca, trasversalità, contaminazioni, talento. Libertà e stile. L’ambizione è, prendendo a prestito un verso di caproni, di essere “fini e popolari”.

Il tuo ruolo di direttore editoriale comporta una grande responsabilità. Non ti capita mai di sentirne il fardello?
L’unico fardello è non essere all’altezza del dono in cui consiste questo lavoro.

Tra i titoli di Stile Libero ti chiedo: qual è il libro con la scrittura più caustica (e perché)
Mah, caustico non è un aggettivo che mi apre la mente. Comunque Puerto Plata Market di Aldo Nove racconta l’inferno e l’alienazione delle merci in modo infernale e alienato. A due centimetri dalla materia stessa del libro.
Ma in quei due centimetri c’è la poesia (caustica?) di Aldo Nove.

Qual è il libro che scuote di più (e perché)
Mi ha scosso Roadkill di Helene Hegemann, la ragazza di Berlino che racconta la sua generazione. Impaziente di finire nel nulla. E La vita oscena di Aldo Nove. Un libro sull’innocenza e la colpa, bellissimo.

Quello che ha dato più soddisfazioni in termini di vendita
Beh, è il più venduto, Io non ho paura di Ammaniti. E Gioventù cannibale, per quello che ha significato per Stile libero all’inizio.

Quello con cui avete più osato (e perché)
Quando Luther Blissett (oggi Wu Ming) ci presentò la scaletta di un romanzo storico di oltre 500 pagine gli autori facevano saggistica e incursioni situazioniste in rete. Noi decidemmo di credere in loro come narratori. E loro ci fecero vincere la scommessa. Il romanzo era Q.

Un libro pubblicato da altri che avresti voluto pubblicare
Lolita di Nabokov, ma eravamo troppo giovani.

Due tuoi pregi e due difetti
Sono agitato, mi piace stare sempre al telefono, a volte sono distratto e non sempre ascolto con la dovuta attenzione.
Però se mi attacco all’osso non mollo.

Cosa non sopporti in generale?
Sono tollerante con i vizi. E anche con le virtù. Comunque direi la mancanza di entusiasmo, in genere.

Cosa invece ti piace molto?
Andare a cena in quattro o sei persone e chiacchierare.

L’ultima volta che hai pensato: “Questo libro è fantastico!”
Mi sono divertito molto a leggere Un giorno di David Nicholls

Chi “maneggia la cultura” ha dei compiti o deve solo rispondere della propria arte?
Questione gigantesca e complessa. Rispondere della propria arte è già un compito, il primo, forse per un artista.

Ci dici qualcosa che ancora non immaginiamo del mondo dell’editoria?
È il lavoro più divertente del mondo. Anima e portafoglio. Cultura e mercato.  L’ineffabile e il prodotto.
E poi gli scrittori sono un metro a lato o di sopra o di sotto. Li segui e ti ritrovi come nei fumetti quando finisce il sentiero e ti ritrovi a camminare nel vuoto.

Mondadori ha pubblicato il tuo romanzo Lamento del giovane ipocondriaco. Salutaci da ipocondriaco.
Due gocce di Lexotan o di En, un niente di Serenase, una grattugiata di Prozac. Poi guardi attentamente il bicchiere. E non bevi nulla. Funziona.

E adesso salutaci con Stile (Libero, ovviamente).
Il mondo che vi pare di catene
tutto è tessuto di armonie profonde.
Bye Bye.

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