LAURA COSTANTINI

ATTIVITA’:  GIORNALISTA E SCRITTRICE
SEGNI PARTICOLARI: CAPELLI INDOMABILI
LA TROVATE SU:
http://www.lauracostantini.it
lauraetlory.splinder.com
lestoriedilauraetlory.splinder.com
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Raccontaci le tue origini e la tua città
Mio papà era portalettere, mia mamma casalinga. Le mie origini partono da un lancio di sguardi sulla passeggiata di Frascati, bella cittadina sui Castelli Romani. Fu lì che scattò la scintilla tra Zenaide e Guglielmo. Io arrivai parecchi anni più tardi ed eravamo già tutti a Roma. Sono nata in una borgata sulla Casilina e non ho mai cercato di nasconderlo. La qualifica di borgatara mi appartiene per diritto di nascita, insieme a quella di romana. Su Roma sono totalmente e incurabilmente di parte. Non tollero che se ne parli male. La amo in ogni suo aspetto, traffico caotico compreso. Ho girato il mondo abbastanza per dire che Roma è unica e insostituibile.Cosa rispondi quando ti chiedono che lavoro fai?
Giornalista, perché questo faccio per vivere. E mi ritengo fortunata perché è il mestiere più bello del mondo, una finestra privilegiata sulla vita che ci circonda. Un ottimo viatico per la scrittura. Ovviamente il giorno in cui scaleremo le classifiche letterarie, il giornalismo diventerà un piacevole hobby e la scrittura occuperà il posto che ha sempre avuto nel mio cuore: la cima del podio.

La tua esperienza letteraria con Loredana Falcone è sicuramente eccezionale. Vi siete conosciute il primo giorno del primo anno delle superiori in una fatiscente scuola di periferia di Roma. Così scrivi sul vostro sito: «Lei figlia di un maresciallo dell’Esercito, io di un portalettere. Lei solare e apparentemente spigliata, con lunghissimi capelli castani dai riflessi biondi e ramati. Io timida e scontrosa, con lunghi capelli ricci e scuri. Lei innamorata di Renato Zero. Io innamorata di Kabir Bedi. Era seduta in un banco di prima fila, da sola. Io arrivai in ritardo perché nessuno mi aveva comunicato che la mia classe non era nella sede centrale dell’istituto San Benedetto da Norcia, bensì nella succursale ricavata in una palazzina di uso civile. Quando sono entrata si erano tutti sistemati e la scelta non era molta. Lei era sola ma non avrei mai avuto il coraggio di chiederle se potevo… fu lei a farlo. Mi disse: “Questo posto è libero.” Da allora non ci siamo più separate.» Perché la scrittura funzioni non è sufficiente una grande amicizia e la stessa propensione, ci deve essere anche una combinazione alchemica. Provi a spiegare a parole come questo affiatamento si riversa nell’atto creativo?
Questa domanda è il nostro tormento ogni volta che presentiamo un libro. Quello che accade quando ci sediamo nella cucina di Lory (luogo demandato alla creazione) e accendiamo il computer è difficilissimo da spiegare. Probabilmente non l’abbiamo capito neanche noi. Succede che si comincia a sparare idee, a scrivere frasi, ad avere una in testa parole e l’altra le scrive senza che alcuna comunicazione verbale sia passata. Empatia? Telepatia? Affiatamento totale? Non lo so. Di sicuro litighiamo quando non siamo d’accordo. Ma per intenso che possa essere lo scontro, alla fine la versione che prevale non è mai la sua o la mia: è la nostra.

Tre similitudini. Laura e Lory sono come…
Il diavolo e l’acqua santa.
La nitro e la glicerina.
Il cacio e il pepe sui bucatini.

Parlaci diFiume Pagano (Edizioni Historica).
Un romanzo che ci è molto caro, probabilmente perché ha sancito una svolta nella nostra scrittura. Sebbene siano in pochi a rendersene conto (e il merito ce lo prendiamo noi senza false modestie) nei nostri romanzi si trova un filo conduttore che porta sempre alla ribalta due donne. Ecco, con Fiume Pagano le cose sono cambiate. Alla ribalta ci sono due uomini. Tutti e due perdutamente innamorati di Roma. Ritengo che il giallo in sé sia solo un pretesto che aprire una finestra sulla nostra città e mostrarla sotto una luce diversa: fredda, livida, appannata dalla nebbia di un gelido febbraio. Il gioco ci è talmente piaciuto che stiamo lavorando su una nuova avventura di Nemo Rossini e Quirino Vergassola in un contesto completamente diverso: un agosto romano, canicolare.

Oggi quanta aria pagana si respira a Roma?
Ci sono due modi di intendere il termine “pagano”. Nell’accezione negativa, quella preponderante nel sentire comune, non foss’altro che per influenza cattolica, pagano diventa sinonimo di cattivo, materialista, insensibile. Posto che tale accezione possa essere accolta, di cattiveria, materialismo e insensibilità ne abbiamo fin troppa. A Roma come nel resto del mondo. Se invece per “pagano” intendiamo libero dal conformismo di un certo modo di pensare… beh, vorrei che di aria pagana ce ne fosse moltissima. Ma non è così, purtroppo. Uniformarsi al pensiero del gregge è prassi consolidata. E fa male rendersi conto che è tanto più vero per le nuove generazioni.

Ci racconti de La lunga guerra e dell’esperienza con Niccolò Pizzorno, che ha illustrato il libro?
“La lunga guerra” ha una genesi complessa. Iniziai a scriverlo nel lontano 1993, in un momento in cui la vita aveva costretto me e Loredana a tralasciare l’amore per la scrittura. Ma non potevo smettere di raccontarmi storie. Così riempivo le pagine di un quadernone a quadretti con le vicende di un mondo trascinato alla rovina da una guerra durata mezzo millennio. E ansioso di riscatto. A un certo punto mi fermai. Non avevo più idee. Il manoscritto ha dormito per lunghissimi anni finché un giorno sono andata a rileggerlo. Anche con l’occhio esperto che ho oggi, l’ho trovato buono. L’ho ripreso in mano e ho cominciato a postarlo sul blog. Un modo per costringermi a finirlo, creando aspettative nei lettori. Il riscontro è stato entusiasmante e man mano che andavo avanti, aumentavano le idee. Cercai un illustratore che avesse la mia stessa passione. Il collega scrittore Carlo Menzinger mi ha messa in contatto con Niccolò Pizzorno. È stato un colpo di fulmine tra le mie parole e i suoi colori. Il lavoro che Niccolò ha svolto è eccezionale e meriterebbe di essere portato all’attenzione dei lettori in un’edizione illustrata del romanzo. Difficile, ma non demordiamo.

I vostri testi e la storia (mi riferisco, ad esempio, a “New York 1920 – il primo attentato a Wall Street”, o a “Roma 1944 – lo sposo di guerra” entrambi di L. Costantini e L. Falcone, pubblicati da Maprosti & Lisanti Editore). Cosa pensi della trasmissione storica nella nostra epoca?
Che è una trasmissione interrotta. Ho la sensazione che si stia facendo veramente di tutto per svellere le radici, per renderci privi di fondamenta, per cancellare il passato e i suoi esempi, belli o brutti che siano. Un errore che pagheremo caro, anzi, che pagheranno coloro che oggi sono bambini o ragazzi. Privarci della memoria storica equivale a privarci della nostra identità come popolo, come società. Significa condannarci ad un’esistenza hic et nunc fatta di giorni invece che di anni. Scrivere romanzi storici, per noi che siamo entrambe laureate in storia, è anche un tentativo per combattere quest’amnesia collettiva.

Quali sono Le colpe dei padri (Lauraetlory, Edizione Historica)?
Sono le nostre, se ci riferiamo alle nuove generazioni. Le scelte che si fanno non rimangono mai circoscritte al nostro privato. Sono sassi lanciati in uno stagno e i cerchi si allargano sempre più, proprio come le conseguenze. Io non sono madre, ma mi sono cari i figli di Loredana, così come le bambine di mia sorella Elisa. E non posso non pensare che ci malediranno quando riusciranno a rendersi conto del tipo di mondo che stiamo costruendo per loro. Il problema è che ho la netta sensazione che si stia lavorando alacremente per fare in modo che non raggiungano mai la consapevolezza di ciò che li circonda.

Definisci la voce SCRITTORE
Una persona che ama raccontare storie. Niente di più. Il valore aggiunto, se mai, ce l’hanno le storie stesse.

Com’è la situazione editoriale in Italia?
Qui ci vorrebbe un trattato e sarebbe noioso. L’editoria è un’industria, vive seguendo le leggi del mercato. Investire su un esordiente è un rischio d’impresa che sono pochi a voler affrontare e credo non abbia molto senso colpevolizzare gli addetti ai lavori se dall’altra parte ci sono clienti (i lettori) decisamente poco propensi a metterci del loro. In Italia non si legge moltissimo, e si legge pigro. Chi entra in libreria per acquistare un libro non va quasi mai a caccia, non vuole essere sorpreso. Punta sul libro in classifica, sulle pile alla cassa, su quanto suggerito dalla tv la sera prima.

Un commento che han fatto al tuo lavoro, che ricordi con piacere.
Una lettrice che ci ha scritto per dirci che, per colpa nostra, ha bruciato la cena. Non riusciva a smettere di leggere. Non credo che uno scrittore possa chiedere di più.

3 libri che ti porteresti sulla Luna.
“Dune” di Frank Herbert. “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley. “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Sono libri ponderosi, che si prestano a moltissime chiavi di lettura. E sulla Luna, si sa, c’è ben poco da fare 

L’ultima volta che ti sei arrabbiata
Tutte le volte che apro un giornale o ascolto un notiziario. Quando penso che abbiamo toccato il fondo come popolo e come stato vengo clamorosamente smentita.

L’ultima volta che hai tentato inutilmente
Tento inutilmente tutti i giorni di riconoscermi nel mondo che mi circonda.

L’ultima volta che hai tentato con successo
Tutte le volte che riesco a mettermi nei panni degli altri, a capire le loro ragioni, anche se sono diametralmente opposte alle mie. Esercizio faticosissimo, ma proficuo.

L’ultimo bacio che hai dato
Non posso vivere senza dare almeno un bacio al giorno. Meglio se sono molti. Al mio amore, alle mie nipotine, a mia sorella, a mia madre. A Lory capita raramente. Da questo punto di vista siamo due orse. Decisamente poco espansive.

Due pregi e due difetti
Prendo tutto troppo sul serio e di conseguenza sono molto permalosa. Sui pregi non posso rispondere. Entrerei in evidente conflitto d’interessi.

Progetti?
Tanti. Trovare un editore per un mistery che io e Lory abbiamo scritto e nel quale crediamo molto. Editare “La lunga guerra” illustrata da Pizzorno. Riuscire a portare al Salone di Torino la nuova avventura di Nemo Rossini e Quirino Vergassola.

Salutaci con un proposito:
Un proposito molto privato: tenere sempre a mente le cose che contano veramente, alla luce della dura prova che io e la mia famiglia stiamo affrontando.

Adesso salutaci da pagana, come il vostro fiume
Esercitiamo il libero arbitrio, liberiamo la mente e salutiamo l’alba di ogni nuovo giorno come fosse l’ultimo, vivendolo. Senza altro limite che quello del rispetto verso il prossimo.

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