LORENZA GHINELLI

ATTIVITA’: Scrittrice, sceneggiatrice.

SEGNI PARTICOLARI: Sognatrice realista, una specie in via di estinzione.

LA TROVATE SU: Facebook e Twitter.

Le tue origini e la tua formazione

La mia formazione è un cantiere aperto, le uniche cose certe sono la mia nascita, avvenuta a Cesena, la mia claudicante permanenza nelle scuole riminesi dell’obbligo e il mio tentativo di inserirmi appena possibile nel mondo del lavoro. Incontrai un insegnante illuminato che seppe prendermi per il verso giusto, capendo che non ero lavativa, ma semplicemente demotivata, arrabbiata e tremendamente annoiata. Così ripresi a studiare. Un diploma in grafica pubblicitaria all’Istituto d’Arte di Riccione, uno alla Holden di Torino, una laurea in Scienze della Formazione. Attualmente collaboro con la Taodue come editor e sceneggiatrice

Entriamo nel vivo del tuo libro, appena uscito per Newton Compton: “La colpa”. L’idea della colpa è consolidata nella natura umana o è un prodotto culturale?

A mio avviso, è decisamente un prodotto culturale. È la cultura in cui viviamo che determina norme e comportamenti tarando la nostra scala di valori. La difficoltà più grande, come sempre, è calarsi in se stessi, sentirsi davvero, e scegliere cercando di aderire alla propria natura. Che in genere giace sepolta da qualche parte con la scritta R.I.P. tatuata in fronte. I miei personaggi (Estefan, Martino e Greta) si sono accollati colpe che non hanno, perché è più facile, soprattutto quando si è giovanissimi, prendersela con se stessi piuttosto che accettare il fatto di vivere in un mondo popolato da inetti. Convincersi di essere sbagliati, paradossalemente, è un modo disfunzionale per mantenere viva la speranza. Io però credo nelle rivoluzioni. E credo nel potere trasformativo degli incontri. Estefan, Martino e Greta hanno aderito per troppo tempo alle aspettative che altri hanno esercitato su di loro. Ma quando la vita porterà le loro strade a convergere, nascerà tra loro un rapporto autentico, destinato a frantumare maschere e specchi deformanti. Io credo che il destino si possa riscrivere. Ma attenzione, non sto parlando di un lieto fine. Io non lo so se in fondo alla strada c’è un abisso pronto a divorarci interi o un nuovo sentiero da percorrere verso nuove rotte esistenziali. So solo che abbiamo bisogno di uno spiraglio di luce per continuare a lottare, e per alzarci ogni mattina. Quello spiraglio è tutto, dovessimo spaccare un muro d’amianto ultratossico per vederlo.

Se ti chiedessi un sottotitolo al romanzo “La colpa”?

Che non abbiamo mai avuto.

Svelaci una tua colpa.

Più che colpe ho vizi. Se proprio devo trovarmene una è quella di coccolarli tanto.

Già ne “Il divoratore” ti eri cimentata in una storia che aveva per protagonisti i ragazzi. Come mai questa scelta?

Potrei addurre una serie di spiegazioni razionali, ma te le risparmio. La realtà è che scrivo quello che conosco, che ho senz’altro conosciuto in modo diretto o tangente come un bel colpo di rasoio. Se poi ci metti che l’infanzia e l’adolescenza sono fasi in cui si è totalmente privi di strumenti per reagire al disagio, ecco che io quelle fasi le voglio raccontare. Voglio dare voce a periodi della vita che non ce l’hanno. Quando non si hanno strumenti è la fantasia a farla da padrone, e la fantasia, come ho avuto modo di narrare ne Il Divoratore, può essere spietata, crudele, matrigna, e mostrarci il mondo in modo intollerabile. La fantasia spiega quello che non riusciamo a capire, e può farlo molto, molto male. Ma la fantasia può anche salvarci; è capace di frantumare gli schemi che ci rendono schiavi di una realtà bugiarda, spingendoci oltre. È la fantasia e la fedeltà al proprio istinto che permettono di creare sentieri dove non esistono. Ed è là che le grandi avventure esistenziali vogliono andare, verso luoghi non battuti. Là vogliono andare i miei personaggi, e io cerco come posso di stargli dietro.

Parliamo un po’ di numeri: quante copie ha venduto “Il divoratore”?

Molte. Preferisco la parola al numero, come vedi stuzzica molto di più l’immaginazione e ingigantisce, ingigantisce!

Due tuoi pregi e due difetti

Ok. Sono impulsiva, ostinata, egoista e scapestrata. Scegline pure due nel mazzo, a tua discrezione. Gli altri li puoi spostare nei pregi. Come vedi le possibilità che io migliori i miei difetti sono alquanto remote, e anche la mia scala di valori è decisamente da rivedere!

L’ultimo viaggio

Londra.

L’ultima malinconia

Io sono una malinconica perenne. Questa domanda mi ha reso malinconica.

L’ultima risata di gusto

Ieri sera, durante una splendida serata fra amici. Per fortuna bilancio il mio dark side con una discreta dose di ironia.

L’ultima volta che ti sei arrabbiata

Oh, io mi arrabbio spesso. E in genere mi passa in fretta. Il problema è quando mi infurio, fortunatamente accade di rado, e non passa in fretta.

L’ultima volta che ci hai ripensato

A cosa? All’ultima volta che mi sono infuriata? La rabbia vera è un sentimento su cui rifletto tanto; da quando ho imparato a non scagliarmela contro è diventata un motore di cambiamento portentoso. È diventata scrittura. È un modo per trasformare la negatività, e trasformare è sempre meglio di ruminare. Suona un po’ come uno spot, ma ci siamo capite!

Cosa non sopporti in generale?

Le persone che difendono i propri pregiudizi sbandierandoli come opinioni.

Cosa invece ti piace molto?

La vita rupestre. Sono selvatica.

Cosa stai scrivendo ora?

Il mio terzo romanzo. Assieme ai miei colleghi invece sto scrivendo la nuova stagione del Tredicesimo Apostolo.

Salutaci come ci saluterebbe “Il Divoratore”.

GNAM.

E adesso salutaci da colpevole.

BURP. (Le famose lacrime di coccodrillo).

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