IO e DAVIDE

Io & Davide di Mauro Marcialis (Piemme, 2008)

A volte mi sembra che gli italiani siano divisi in due categorie: quelli obnubilati dalle valanghe di idiozie trasmesse senza ritegno dalla televisione e quelli che dalla televisione prendono distanze siderali. C’è purtroppo un drappello di intellettuali autoesentatosi dalla televisione. Non la guardo, non conosco quel programma, non so chi sia quel presentatore. Non vedo non sento non parlo.

 

Nei tempi liquidi in cui viviamo, tempi in cui si forgia il plasmabile anche coi mezzucci più bassi e vengono riesumati passati modelli di autoritarismo, credo sia doveroso, per ogni cittadino, tenersi informato. Su tutto, anche sulla disinformazione, sulla TV pattumiera, su telegiornali ridotti a televetrine, su deprimenti talk-show che irrorano il piccolo schermo di becere zizzanie, sulla volgarità che dilaga dallo schermo piatto al vicino di casa. Sullo scempio, in generale. É più facile lavarsene le mani con supponenza che non studiare una situazione avvilente con spirito critico. Perché mentre la si studia, si sente lo stomaco in pieno contorcimento da nausea.

Ecco, Mauro Marcialis ha centrato in pieno una questione glissata tra le alte sfere dei circoli intellettualoidi, ovvero ha raccontato -nella sua maniera limpida, concisa, forte- l’impatto narcotizzante della distorsione televisiva, il davanti e dietro le quinte, lo straniamento dei valori per chi viene inghiottito da uno star-system che divora nel profondo corpo e anima.

Il protagonista è Orlando, un tronista spettatore di un’esistenza che scivola tra corpi di donne e di uomini, droghe, spremute di frutta e verdure, quell’amicizia esclusiva per Davide, compagno di vita e di discese. Orlando è il Re della finzione in un programma come “Uomini e donne”, è oggetto sessuale disposto a permutare in soldi e successo la sua bellezza iconica, Orlando è in quanto appare e quando le luci si spengono resta solo in un angosciante a-tu-per-tu con la sua metà oscura, quella contaminata dagli incubi e dai ricordi.

É un noir non noir che ci propone questo scrittore notevole, classe 1972, romano di nascita ma residente a Reggio Emilia, dove è maresciallo capo della Guardia di Finanza. Una storia impietosa che sa di verità e di violenza, rappresentativa degli effetti del nostro sistema videocratico –lo straniamento dalla quotidianità, un culto dell’immagine esasperato, un’apatia totalizzante–, a tratti estremizzata nella maniera intensa ma mai banale che Marcialis propone al lettore. Come quando, nelle riprese in esterna, Orlando è sul divano di fianco a una Greta compiacente e lascia che i suoi desideri si abbandonino a tutta la loro brutalità: «Orlando la fissa e le sorride pensando: quel viso perfetto te lo sfregherei, staccherei in modo incoerente lembi di pelle e inciprierei la carne viva, ti strapperei le unghie e le posizionerei al posto dei denti e poi, poi ti farei specchiare…»

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