ENRICO MICELI

ATTIVITA’: Scrittore

SEGNI PARTICOLARI: Pigro, ma tanto!

LO TROVATE SU:

micelienrico@yahoo.it

oppure su facebook

Raccontaci le tue origini e la tua città

Sono nato e cresciuto in Calabria, a Cosenza, in una zona periferica della città, in una parola: noia!

Poi come tanti sono andato a vivere al nord, Torino, dove ho lavorato per anni svolgendo diverse professioni tra cui quella del giornalista. In una parola: freddo!

Ora vivo fuori Roma ma devo ancora identificare una parola adatta a descrivere la zona.

Cosa rispondi quando ti chiedono che lavoro fai?

In genere dico: «Consulente editoriale, ma scrivo anche romanzi e sceneggiature…»

“Humus” (Castelvecchi Editore) è il tuo romanzo d’esordio. Spiegaci la sua ambivalenza tra la vita e la morte, tra il dolore e il piacere

Humus parte da un’oggettività che però alle volte viene ignorata: i nostri corpi altro non sono che materia. In particolare uno dei protagonisti, Federico, non è solo un furfante ma è un «filosofo mancato» che si interessa superficialmente al monadismo. Questo modo particolare che ha di osservare il mondo lo porta in qualche modo a una scissione interiore: è un uomo allo stesso tempo colto e rozzo; passionale e noioso; è uno sbandato che prova empatia sia verso i criminali che frequenta che verso gli uomini da loro uccisi; ama e odia le persone che gli stanno intorno; è un ipocondriaco che cerca di compiere un percorso di accettazione della morte; è un maschilista, classista e a tratti razzista convinto però che tutti gli uomini siano uguali; è in sostanza la contraddizione umana. Come lo sono la vita e la morte.

La giungla urbana come ambientazione

La giungla urbana è il contesto che ho intorno da sempre. In modo particolare vivo molto le zone periferiche delle città, i quartieri dimenticati, quasi in abbandono. Trovo che ambientare le storie in questi posti sia un modo come un altro per raccontarli, per renderli meno lontani.

La scelta del titolo

Humus è la parola che descrive il romanzo. È legata al senso latino di «terra», al «concime organico», all’idea di materia in trasformazione. Per essere più chiaro cito una delle tante riflessioni che Federico fa con se stesso e che mi pare dipinga bene il suo punto di vista:

«[…] Tra Hitler e Cristo, nessuna differenza. Materia in decomposizione. Né più né meno. Fango che si scioglie come un acido sotto la lingua, ecco cosa siamo. Siamo solo un granello di disgustoso, sporco, umido, ripugnante e fottutamente fertile terriccio. Siamo fango organico. Humus. Niente di più».

Come ti poni nei confronti dello stile? Quali sono le tue prerogative?

In generale preferisco la narrazione in prima persona, un linguaggio semplice e veloce e i capitoli brevi. Mi piace intrecciare le storie lavorando sul multipiano in modo da riuscire ad analizzare i diversi punti di vista dei personaggi (per poi sadicamente portarli allo scontro!).

Com’è la situazione editoriale in Italia?

Meno disastrosa di come qualcuno lascia intendere e meno florida di come lascia intendere qualcun altro. Per essere più chiaro, mi pare che gli autori italiani, generalizzando, stiano ricevendo ultimamente una discreta attenzione mediatica sia in Italia che all’estero. E’ anche vero però che le vendite complessive non sono molto alte, se si escludono i «grandi nomi» (e anche sui bestsellers pare che spesso si millantino vendite «pompate»). Qualitativamente parlando però mi pare che ci siano molti scrittori di spessore e che altri stiano venendo fuori anche tra i miei coetanei.

Un commento che han fatto al tuo lavoro, che ricordi con piacere.

I commenti sono stati tanti e tutti molto positivi (e ovviamente mi hanno fatto tutti piacere). Uno dei miei preferiti è quello di Nino Dolfo su Bresciaoggi che ha scritto: «[Humus] ha la rara capacità di esplorare il vuoto contemporaneo (dialogico ed etico) e di mettere a fuoco la solitudine dei numeri ultimi».

Mi piace!

3 libri che ti porteresti sulla Luna

Delitto e Castigo, La metamoforsi, Il maestro e Margherita (però cambio idea spesso).

3 libri che non ti porteresti mai sulla Luna

I Malavoglia sicuramente no. Poi eviterei Proust (però anche qui potrei cambiare idea).

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

In verità non mi capita spesso di arrabbiarmi, è troppo

impegnativo e io sono talmente pigro…

L’ultima volta che hai tentato inutilmente

Ieri mattina: ho fatto zapping in tv cercando qualcosa di

decente.

L’ultima volta che hai tentato con successo

Quando l’ho spenta.

L’ultima volta che hai pensato: “Fantastico!”

Quando Castelvecchi mi ha offerto la pubblicazione.

L’ultima volta che hai avuto paura

Più che paura direi ansia. Mi capita spesso, ogni volta che ho a che fare con persone che non conosco.

L’ultima pagina che hai scritto

Poco prima di rispondere alla tua intervista. In realtà

si tratta di una pagina che ho riscritto, ma fa lo stesso.

La critica: come si divide, quanto conta?

Come ogni lavoro anche la critica si divide tra persone competenti, ruffiane e incapaci, basta essere un accanito lettore per capirlo. Non so se una critica positiva possa giovare nell’immediato alle vendite di un libro (eccezion fatta per i programmi televisivi più seguiti), sicuramente giova all’immagine dello scrittore. Nel bene e nel male i pareri critici (professionali o meno) sono una forma di pubblicità (positiva o negativa che sia) e la pubblicità, vista la forma di società in cui abbiamo scelto di vivere, orienta (spesso) i nostri giudizi.

Tu sei diffidente o ascolti?

Si può ascoltare pur essendo diffidenti. 🙂

Generalmente ascolto tutti e poi sbaglio di testa mia.

Due tuoi pregi e due difetti

Pigro, cinico, tollerante e riflessivo. Scegli un po’ tu quali sono i pregi e quali i difetti.

Salutaci con un progetto

Sto lavorando al seguito di Humus, devo dire che ne sta

venendo fuori una storia divertente.

Adesso salutaci con una citazione da ”Humus”

«E quanto sarebbe la paga?»

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Una risposta a ENRICO MICELI

  1. Just Laure' ha detto:

    …. questo “enricomiceli”… mi sembra di conoscerlo… e anche la noia cosentina! Ps. grande libro Humus. E ora voglio il seguito!

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