DANIELE CAMBIASO/ETTORE MAGGI

Intervista-iena doppia:Cambiaso – Maggi

in occasione dell’uscita del romanzo a 4 mani:

 L’ombra del destino (Rusconi)

NOME: Daniele Cambiaso

ATTIVITA’: insegnante,

narratore nel (poco) tempo libero

SEGNI PARTICOLARI: nessuno

LO TROVATE SU: Facebook o in giro per librerie

NOME: Ettore Maggi, “colui che tiene, che sostiene, che resiste”. Viene da mio nonno, un operaio dei cantieri navali di Sestri Levante. Un testardo. Rifiutò una carriera da caporeparto per non iscriversi al partito fascista, nonostante non si interessasse di politica. Morì per i postumi delle bastonate ricevute dopo che gli bruciarono l’officina che aveva aperto a Coronata, sulle alture di Genova. Però prima ruppe la faccia di uno degli incendiari.

ATTIVITA’: crittore, lettore, tecnico di laboratorio saltuario e sotto precario, traduttore dallo spagnolo. Nel passato anche magazziniere, fotografo di matrimoni e cameriere.

SEGNI PARTICOLARI: Basso, con una cicatrice nell’orecchio destro.

LO TROVATE SU: Davanti al mare, mangiando la focaccia genovese.

Raccontaci le tue origini e la tua città

D: Sono ligure al 100% con una spruzzata di sangue versiliese per parte di madre. Sono nato a Lavagna e vivo a Genova, una città di straordinari chiaroscuri, che spesso è matrigna con i suoi figli, ma che mi ostino ad amare.

E: Sono nato a Cagliari da padre genovese (era un operaio) e madre sarda (e sarta), ma ho quasi sempre vissuto a Genova (a Sestri Ponente, meglio). Si conobbero perché mio padre, che aveva 47 anni, era vedovo ed era sopravvissuto al lager di Dachau, aveva deciso di accettare un lavoro in Sardegna, dopo aver girato parecchio (in Italia e all’estero). Mia madre aveva 31 anni, era molto indipendente per quei tempi, lavorava e manteneva madre e fratelli. Fu un grande amore. Nonostante avessero fatto soltanto le elementari perché dovettero iniziare a lavorare presto, erano grandi lettori e avevano una vasta cultura da autodidatti. Anche la mia passione per il cinema, oltre che per la letteratura, viene da loro. Dato che mi sento un genovese con radici sarde, amo entrambe le città, soprattutto ne amo il vento e il porto. Cagliari è bellissima in primavera e in autunno. Come Genova.

Cosa rispondi quando ti chiedono che lavoro fai?

D:La verità: faccio l’insegnante. Mi piace stare a contatto con i giovani, anche se non sempre si ha una percezione sociale adeguata di questa professione.

E: Che non ho un lavoro fisso. Se insistono, dico che sono uno scrittore emergente, un tecnico di laboratorio sotto-precario e un traduttore saltuario.

È uscito per Rusconi “L’ombra del destino”, il thriller fantapolitico (o conspiracy-thriller) scritto a quattro mani (Daniele Cambiaso e Ettore Maggi), con una prefazione di Stefano Di Marino. Il romanzo è ambientato nel 1995 (con un prologo nel 1979) tra Genova, Trieste, la Toscana e la Repubblica Serba di Krajina. Com’è nata l’idea?

D: L’idea ha avuto una genesi complessa. C’erano alcuni spunti di cronaca criminale e politica che mi avevano colpito e che avrei voluto far diventare un racconto o un romanzo ed esistevano una storia e alcuni personaggi che Ettore stava sviluppando per conto suo. Confrontandoci, abbiamo trovato divertente l’idea di fondere questi due aspetti e progressivamente ha preso forma il romanzo.

E: Con Daniele avevamo già scritto insieme un racconto pubblicato sul Giallo Mondadori. In quel periodo io avevo appena scritto un romanzo breve insieme al collega e amico Roberto Saporito, tuttora inedito (che si doveva intitolare Acciaio, molto prima della Avallone…). Daniele mi propose di proseguire su quella linea narrativa, tra la tensione e l’intrigo, con un altro lavoro a quattro mani. Mi procurò una certa documentazione su alcuni fatti di cronaca nera nazionale (associazioni misteriose legate alla criminalità e ai servizi segreti) e vicende di politica internazionale (legate alla guerra nella ex Jugoslavia). Accettai.

Come avete proceduto metodologicamente?

D: Dopo lunghe chiacchierate più o meno deliranti, abbiamo creato insieme una scaletta di massima, poi ognuno ha sviluppato le sue parti. In ultimo, revisione finale in comune.

E: Abbiamo fatto la scaletta insieme, dopo esserci abbondantemente documentati (la documentazione l’ha raccolta lui). Io ho lavorato più sul personaggio di Stefano, lui su Giulio, ma ci siamo incrociati (per esempio io ho scritto una scena di combattimento di Giulio, lui ha ampliato una parte di Stefano). Gran parte delle idee della trama e degli snodi narrativi si devono a lui, ma io ho lavorato al prologo e effettuato il “montaggio” delle scene, dato che si alternano i punti di vista dei due personaggi. Insomma, ognuno dei due ha contribuito in maniera determinante.

“L’ombra del destino” è un titolo importante. Ma tu ci credi al destino?

D: In qualche misura, sì. Ma credo fermamente anche al fatto che il destino in parte ce lo creiamo, giorno dopo giorno.

E: Io sì, è lui che non crede in me. Mi succede la stessa cosa con Dio, del resto… Diciamo che il Destino è il regista, e io l’attore. Ci ho messo un po’ a imparare la parte… Ma chissà chi è lo sceneggiatore…

Perché la scelta di un thriller fantapolitico?

D:Credo sia la dimensione migliore per raccontare i molteplici livelli di lettura della realtà che ci circonda e della sua possibile manipolazione. Inoltre, è la formula che ci ha permesso di dare libero sfogo al nostro lato più complottista. O paranoico?

E: Sia io che Daniele abbiamo interessi storico-politici (non del tutto concordanti, ma reciprocamente rispettosi) e una passione per la narrativa, soprattutto se avvincente. Spesso ci accusano di essere complottisti. Poi io sono un fan di “I tre giorni del condor” e dei film di Damiano Damiani…

Com’è la situazione editoriale in Italia?

D: Faccio fatica a crearmi un quadro attendibile della situazione. In generale, in relazione a quanti scrivono, sono pochissimi quelli che leggono e acquistano libri. È un dato che fa riflettere, secondo me.

E: Come quella politica, direi… O meglio, in linea con tutto il resto, vedi anche il cinema: grandi tradizioni culturali ma scarsa attenzione alla cultura. Certo che si leggano solo 0.47 libri all’anno a testa, nel paese di Dante, mi sembra significativo. È anche vero che la letteratura italiana (sia quella “alta” che quella “bassa”, virgolette d’obbligo), come il cinema, non è certo quella di cinquant’anni fa…

Un commento che han fatto al tuo lavoro, che ricordi con piacere.

D: “Non amo i gialli (o thriller, o noir), ma mi sono divertito a leggere il tuo romanzo.” Quando acchiappo anche quel tipo di lettore, sono felice.

E: Al mio lavoro da scrittore? “Ho iniziato il tuo libro di racconti (Il gioco dell’inferno) ieri notte e sono rimasto  sveglio tutta la notte a leggerlo”.

3 libri che ti porteresti sulla Luna

D: Tre bauli di libri, vorrai dire! Difficile rinunciare ai grandi classici o ai miei amati saggi di storia, ma dovendo viaggiare leggero, scelgo “Notti e nebbie” di Carlo Castellaneta, “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati, “La casa in collina” di Cesare Pavese.

E: Solo tre? Diciamo allora Per chi suona la campana di Hemingway, I Malavoglia di Verga e Il partigiano Johnny di Fenoglio. Se c’è posto, anche La spia che venne dal freddo di Le Carré e uno qualsiasi di Pirandello.

3 libri che non ti porteresti mai sulla Luna

D: “Mein Kampf” di Adolf Hitler, “Cento colpi di spazzola” di Melissa P. e “Tre metri sopra il cielo” di Federico Moccia.

E: Tre titoli della maggior parte dei romanzi sui serial killer.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

D: Non la ricordo perché mi arrabbio pochissimo, in genere. Magari lì per lì mi scaldo un po’, da buon genovese ‘mugugno’ spesso, ma l’arrabbiatura seria è un’altra faccenda. Troppa fatica e spesso è uno spreco di energia per chi non lo merita.

E: L’ultima volta che ho firmato un contratto cococo.

L’ultima volta che hai tentato inutilmente

D:  di mettere ordine nella mia incasinatissima libreria? Due domeniche fa. È tempo di alzare bianca e rinunciarci definitivamente.

E: Ieri

L’ultima volta che hai tentato con successo

D:  di arruolare qualche scrittore che apprezzo per un progetto di antologia? Proprio in questi mesi!Sta prendendo vita “Nero Liguria” e sono entusiasta delle adesioni ricevute.

E: Domani.

L’ultima volta che hai pensato: “Fantastico!”

D: ’ho urlato dentro di me quando ho assistito alla nascita di mia figlia Sara, il 1 novembre 2009.

E: L’ultima volta che mi hanno pagato un racconto.

L’ultima volta che hai avuto paura

D: ecentemente, durante l’alluvione a Genova. Ho impiegato otto ore per tornare a casa dal lavoro (normalmente impiego venti minuti) attraversando il Ponente genovese in versione day after. La natura, in quei momenti, mostra il suo lato più spaventoso e ingovernabile, e ci si sente proprio piccoli.

E: L’ultima volta che ho cercato di attraversare la strada sulle strisce pedonali.

L’ultimo biglietto che hai comprato

D:  un biglietto del cinema. Il film era “Benvenuti al Sud”: divertente la storia e interpreti eccellenti.

E: Vorrei comprarne uno di sola andata per un posto qualsiasi, purché ci sia il sole…

Due tuoi pregi e due difetti

D: ronia e curiosità, almeno credo. Sono sicuramente pigro e piuttosto suscettibile. Ma non permaloso, ci tengo a sottolinearlo… CHIARO?!?!

E: Diciamo che ho due caratteristiche che possono essere al tempo stesso pregi e difetti: innanzi tutto l’estrema sensibilità che (nonostante molti stolti la pensino diversamente) NON significa bontà. Hitler era una persona molto sensibile.

Poi la testardaggine, che in certi casi mi aiuta, ma in altri mi rovina.

Un pregio del collega e un suo difetto

D:  sicuramente tenace, ma a volte eccessivamente caparbio. Due lati della stessa medaglia, in fondo, che mutano di sfumatura a seconda delle circostanze.

E: È preciso, è un archivio vivente su certi argomenti e ha l’abilità di dipanare trame convincenti. Ha un solo difetto: è permaloso da morire!!!

Progetti?

D: nche troppi! Da dove comincio? Dell’antologia “Nero Liguria” in preparazione per Perrone Lab e in uscita a maggio 2011 ho detto. Con Ettore abbiamo idee già piuttosto strutturate per almeno tre romanzi. Sto concludendo in solitaria un romanzo ambientato negli anni ’70 in Liguria e sto lavorando a un progetto a quattro mani con un altro complice sul quale preferisco mantenere il riserbo per pura scaramanzia. Il vero problema? Avere tempo di lavorare a tutto!

E: Dal punto di vista della scrittura, abbiamo una serie di romanzi in cantiere con Daniele, che mi piacerebbe realizzare. Soprattutto nel versante storico-epico. Per quanto riguarda il lavoro “solista”, anche lì ho in progetto un paio di libri, tra cui la cronaca romanzata della deportazione di mio padre nel lager di Dachau e un romanzo ambientato tra gli anni 40 e gli anni 80…

Salutaci come un’ombra

D: (Sto agitando la manina dopo essermi piazzato una lampada alle spalle… Mi vedete?)

E: Non posso, non c’è il sole…

Adesso salutaci soddisfatto: si prospetta la seconda ristampa!

D: eh, ragazzi… che dire? Mi portate fortuna! Quindi, a prestissimo!!!

E: Solo la seconda? Allora saluto soltanto quelli che lo hanno comprato!

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