MAURIZIO TESTA

ATTIVITA’: giornalista/scrittore

SEGNI PARTICOLARI: fumatore di pipa e sigaro

LA TROVATE SU: facebook

E’ uscito ormai due anni fa, ma è sempre attuale: il DAG 2010, Dizionario Atipico del Giallo, da te curato e nato da una tua idea. Ce ne parli brevemente? C’è un filo che lo unisce all’esperienza de “Il Falcone Maltese”?

Beh, certo. Io dico sempre che il DAG è nipote de “Il Falcone Maltese e figlio del “NoirBook” (l’annuario del giornale). Il Dizionario Atpico del Giallo è quindi strettamente legato a queste precedenti esperienze, anche perché oltre ad avere me come ideatore-autore, vede come co-autrici Alessandra Buccheri e Claudia Cavalli che hanno lavorato anni con me al Falcone, Alessandra addirittura è stata uno dei fondatori. (continua…)

Il DAG DEL 2010 ha poi allargato la sua rosa di collaboratori, dallo scrittore Giulio Leoni, alla professoressa Modello, da Massimo Mongai a Enrico Solito, da Biagio Proietti, ma anche ampliato il suo campo agli ambiti confinanti, dall’horror alla fantascienza al fantasy, perché ormai la contaminazione, soprattutto tra questi generi, è una realtà ineludibile tra i quali i confini si fanno sempre più labili.

Due paroline per le tue collaboratrici, Alessandra Buccheri e Claudia Catalli. Sei soddisfatto del loro lavoro?

Ci tengo a precisare che il loro ruolo, a tutti gli effetti co-autrici del DAG, è fondamentale. Come ho già detto sono persone che conosco bene da anni, che riscuotono la mia stima e la mia fiducia e che con il loro contributo e la loro esperienza portano qualità e  autorevolezza al Dizionario. Alessandra è poi conosciuta e stimata nel settore letterario e Claudia vanta un’esperienza ormai più che collaudata in quello cinematografico.

La voce che ti sei più divertito a scrivere.

Ovviamente, per quelli che mi conoscono non è una novità, quella sull’anniversario dei venti anni dalla morte di Georges Simenon forse l’unico vero romanziere e letterato in grado di creare un personaggio come Maigret, famoso in tutto il mondo, e di scrivere romanzi di qualità, tanto da far dire ad André Gide che Simenon andava considerato il Balzac del ‘900. Di quale altro autore si può dire altrettanto?

Quella per la quale hai faticato di più a raccogliere le informazioni.

Il fatidico N.I.E., il New Italian Epic, questa definizione letteraria creata da Wu Ming, che tanto fa discutere e che prende come uno dei punti di partenza proprio l’esperienza dei generi e anche quella giallo. Sintetizzare questa teoria, in pochi esplicativi punti, con la concisione che richiede un dizionario (per quanto atipico), e renderla comprensibile a chi non la conosce, beh davvero non è stato semplice… ammesso che ci sia riuscito…

La voce più curiosa.

Quella sul giallo storico curata da Giulio Leoni… imperdibile!

Quella più trasgressiva.

Abbiamo parlato male del mostro sacro Dan Brown

Dal momento che chi scrive dizionari lavora con le parole, ti proponiamo dei brevi esercizi.

Esercizio 1. Fai l’acronimo del tuo nome:

Musicofilo(soprattutto jazz)

Agnostico (fin’ora nessuno mi ha convinto)

Unforgettable (… modestamente…)

Romano (di almeno quattro generazioni)

Indolente (e che romano sarei, sennò?)

Zippato (il modo con cui posso accumulare quantità di cose…)

Intuitivo (se non ho un po’ di intuizione alla mia età!)

Onnivoro(Non butto nulla e poi per conservarle devo “zipparli”)

 

Timido

Eclettico

Sessantottino

Tiratardi

Atipico

Esercizio 2. Stessa cosa per la parola CINEMA:

Clint Eastwood

Inarritu

Nanni Moretti

Ellen Barkin

Mr. Stanley Kubrick (ti ho fregato! Ma non potevo non metterlo)

Alfred Hitchcock

Esercizio 3. Di nuovo l’acronimo per la parola SCRITTORE:

Serio/Scapestrato

Complice (del lettore)

Rubacuori

Intrigante

Tessitore

Tentacolare

Onirico

Rubastorie

Essenziale (la scrittura non lo scrittore)

Esercizio 4: definisci il DAG 2010 attraverso un’associazione di parole.

Lettura – Divertimento – Sfizio – Indizio – Giallo – DAG

Raccontaci brevemente una tua giornata-tipo.

8.30 Sveglia – 9.15 si parte sullo scooter – 9.30 tappa per giornali e colazione – 10.00 arrivo in redazione – 10.00 – 20.30/21.00 redazione – 10.00- 20.00 Appuntmenti (sempre)ai quattro angoli di Roma – 21.00/2130 Cena (a casa o fuori) – 21.30 Lavoro/scrittura e/o bagordi & dissolutezze nella Roma by night

 Sei responsabile editoriale di un quotidiano on line sulle fonti rinnovabili di energia. Con tre aggettivi spiegaci com’è la situazione ambientale oggi

Drammatica, tendente al peggio e sottovalutata

Perché si tende a minimizzare? Non significa un po’ tirarsi la zappa sui piedi? Insomma, anche questi signori che sono ai vertici avranno dei figli, dei nipoti… non ci pensano?

Io ho elaborato una teoria. L’ho chiamata SDE “Sindrome da Deficienza di Egoismo”. In due parole. Questo è l’unico mondo che al momento (e per molto tempo ancora) possiamo abitare. Adesso, dico io, anche il più ricco uomo del mondo, qui deve stare e qui dovranno stare i suoi figli, nipoti, pronipoti… Come non può pensare al fatto che se continuiamo ad inquinare, la temperatura salirà di 2° su scala globale e si innescheranno dei cambiamenti climatici che al 99% saranno irreversibili, con conseguenze gravi (e non sappiamo ancora quanto) sul nostro ecosistema. Cambiamenti che potrebbero anche mettere a repentaglio l’esistenza della stirpe umana. Questo non lo dico io, ovviamente, ma l’istituto scientifico dell’Onu (IPCC) che da anni raccoglie e confronta centinaia di studi che provengono da tutto il mondo, da scienziati e ricercatori diversi, che partono da presupposti e che usano metodologie differenti, ma che arrivano tutti a queste stesse conclusioni. E comunque la nostra società dei consumi globalizzati continua a produrre gas serra e a riscaldare l’atmosfera. E i potenti della Terra se ne sono usciti dalla recente Conferenza di Copenhagen con un accordo, ridicolo, ma soprattutto non efficace e non vincolante, rimandando, dicono, all’anno prossimo (ma chissà) una vera decisione comune, condivisa e vincolante. Se non è Sindrome da Deficienza di Egoismo questa!

Quando ti indigni?

Ad esempio in questo caso. Da 1 a 10? 100

Cosa ti stupisce?

Poco o nulla perché in questo mondo domina la logica del profitto dove le ricchezze (e quindi il potere) vanno concentrandosi nelle mani di pochi, che, se siamo a questo punto, evidentemente sono miopi, se non addirittura ciechi dato non vedono verso quale baratro stiamo correndo… come quelli che quando il dito indica la luna, osservano invece il dito o quelli che ballavano del Titanic quando andava a schiantarsi contro l’iceberg. La differenza è che qui oltre ad indicarcelo ce lo hanno detto in tutti i modi dove sta la luna e l’iceberg sappiamo benissimo che si trova sulla nostra rotta.

La notte più folle che hai trascorso.

Fuori casa tutta la notte, perché si era rotta la serratura della porta di casa. Chi era dentro non riusciva ad uscire e io da fuori non potevo entrare. Tutta la notte ad aspettare l’omino dell’ S.O.S Emergenza Fabbri che non si sapeva quando arrivava. Lo sospettavo, è arrivato alle 5.00, io sfatto sulle scale…  Una follia! Una follia

La notte più laboriosa.

Aprile del 93. Prime elezioni politiche con il passaggio dal proporzionale al maggioritario. Abbiamo realizzato un instant-paper, lavorando quattro giorni e tre notti di fila, non tornando mai a case, mangiando e dormendo (qualche ora) a turno in redazione.

Cosa ami e cosa che detesti dell’ambiente editoriale/culturale italiano?

DETESTO. L’aria da “scrittore” per lo più arso dalla sacra fiamma dell’“ARTE”. Il 90% di questi sono esordienti al primo libro che parlano come se avessero creato “la loro opera d’arte” sotto l’afflato mistico di chissà quale divinità…

Dovrebbero imparare tutti da Georges Simenon.

Primo: di arte per favore, se ne parli almeno dopo un paio di cento anni dalla morte dello scrittore, dopo che questi testi avranno avuto tempo di “decantare” per bene e avranno retto all’usura del tempo. Poi forse…

Secondo: Simenon prima di far scrivere la parola scrittore sulla voce “professione” della propria carta d’identità, scrisse circa duecento libri. Quando fece cambiare scrittore con romanziere, aveva pubblicato altri cento romanzi. Quando smise, fece cancellare tutto.

Terzo: La prima parte della sua produzione letteraria (il periodo da lui definito di apprendistato), fino al 1930, lo chiamava letteratura alimentare. Serviva solo per dargli da mangiare. Quando cominiciò a scrivere e a pubblicare i “Maigret”, iniziò a parlare di letteratura semi-alimentare. Solo dopo definì le sue opere “romanzi-romanzi”.

AMO. La ricerca per trovare, non solo nel giallo ma anche nel cosiddetto mainstream, una via italiana che riesca a parlare della nostra cultura, dei nostri topos, delle nostre origini ma con un linguaggio e con un taglio universali.

Se questo senza preoccupazione e preclusioni in relazione ai generi, sui confini tra uno e l’altro. Ho detto ricerca perché i risultati soddisfacenti non sono molti. Ci si muove spesso tra un falso universalismo, che scimmiotta modelli, magari americani, e una troppo ristretta attenzione al sé, che porta a guardare la propria terra, ma non ad alzare gli occhi verso un orizzonte ampio quanto il mondo e a non contemplare nella propria mente un altro orizzonte vasto come l’universo. I nomi? Non me li far dire, sono stato già abbastanza cattivo…

L’ultima volta che ti sei arrabbiato.

Arrabbiatura grossa e duratura. Quando, in Italia, è sparita la sinistra. E questo non c’entra con il fatto che io sia di sinistra o meno. In un paese sufficientemente democratico credo che la sinistra sia una componente essenziale. E sono arrabbiatissimo tutt’ora per tutti coloro, politici di sinistra in primis, ma elettori compresi, che hanno concorso a questo “cupio dissolvi”. E anche se continuo a ripetermi: non è possibile… non è possibile… non è possibile… Invece è la realtà. E allora mi arrabbio.

L’ultimo bacio che hai dato.

Mora, pelle ambrata, occhi celesti, capelli lisci, di un rosso tendenti al rosso scuro, un vago profumo di ambra, nome Natasha, padre cubano, madre russa. Su un grande poltrona di cuoio rosso, da poco passate le undici: la brezza notturna soffiava il suo alito caldo e io sprofondavo le mie labbra in quelle soffici e senza fine di Natasha…

L’ultima dedica che hai scritto su una copia del DAG 2010.

A Cecila sperando che …(censura)

Un tuo talento.

Questo non posso dirlo io, nemmeno sotto tortura. Oppure no, dovrei essere sincero e trasparente… Ma guarda come sono dubbioso.

Un tuo limite.

Il dubbio (non quello sano) è il pretesto per non decidere. E quindi, alla fine, è il modo per non fare né questo, né quello.
Ma non facendo nulla si pensa, si considera, si riflette. Ma allora qualcosa si fa? Anche questo un dubbio…

Ci racconti un dettaglio in merito all’ultima risposta?

Il romanzo che sto scrivendo che quando ho iniziato mi sembrava una strepitosa idea, invece poi sono stato assalito dal dubbio che la sua peculiare particolarità potesse non essere interessante per il lettore. Poi a chi l’ha letto, invece, é piaciuto, l’ha trovato interessante e originale. Allora ho ricominciato a scrivere, ma poi i dubbi sono riaffiorati… Sarà interessante o no? Vale la pena finirlo, oppure va buttato?

Un progetto in cantiere.

Uno, due, tre…. No quattro. Tutti top secret. Ma di un paio ne sentirete parlare, spero, presto.

Salutaci in dizionariese.

Divertitevi Amici Giallisti

E adesso salutaci in giallo.

Mi alzai. Lei ormai non si muoveva più. Le braccia unite, le mani ancora sulla pistola, la bocca socchiusa e i lunghi capelli, sparsi, giù, davanti al viso. Piegata su un fianco, la gonna che le scopriva le gambe, in una posa più da letto che da asfalto, sembrava dormire, se non fosse stato per quella macchia di sangue che si allargava sempre più. Iniziai a camminare lentamente. Le orecchie mi ronzavano e faticavo e tenermi in equilibrio. Non mi perdonavo di essere arrivato tardi, troppo tardi.

Lei nemmeno.

Uno scoppio, un fischio, una frustata alla base del mio cranio.

Non mi perdonai di aver lasciato la pistola in mano ad una morta. Caddi di schianto e fui preso da un’idea ridicola, quella di salutare i vivi, finchè lo sarebbero stati. Mi toccai dietro a collo e sull’asfalto riuscii solo a scrivere “Goodbye and good luc…”.

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Una risposta a MAURIZIO TESTA

  1. AngoloNero ha detto:

    Ma che gran peccato non aver continuato con i dizionari & le riviste & gli annuari & tutto il resto…
    Io a volte mi arrabbiavo tantissimo, però credo che sia stato uno dei periodi più divertenti della mia vita lavorativa 🙂
    E tutto, TUTTO quello che sono riuscita a fare durante e dopo me lo ha insegnato Maurizio. Quando sono arrivata alla redazione del Falcone non sapevo nemmeno da dove si iniziasse per scrivere un articolo…

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