DICONO DI FUEGO

Dice Michele Fiano

Quando scrissi di ¡Tú la pagarás! mi augurai che Marilù Oliva facesse proseguire gli studi di criminologia alla sua protagonista, perché le rocambolesche avventure della Guerrera mi avevano sollazzato non poco. Be’, non solo sono stato accontentato ma mi sono divertito ancora di più. Per sbarcare il lunario la laureanda criminologa e aspirante giornalista Elisa Guerra, detta appunto la Guerrera, questa volta consegna pizze a domicilio, scorrazzando per i vicoli della sua Bologna con un mezzo precario almeno quanto la sua posizione lavorativa.

Di notte il suo motto è “salsa, rum e niente divieti” e in effetti in questa seconda storia, la Guerrera, tra una vuelta e una caricia corroborate da ottimi rum stravecchi, sembra non fermarsi davanti a niente, figuriamoci le proibizioni. Le sue doti di capoerista si sono ulteriormente affinate, l’inseparabile amica e coinquilina Catalina continua a farle i tarocchi e Elisa continua a non crederle, seguitando a propendere per gli “aiuti” di Dante Alighieri, la cui Commedia conosce a menadito. È sempre incline a distinguersi dal carrozzone circense in cui si ritrova nelle vesti di salsera, non a caso afferma: «Se vanifico per un istante la mia passione per la salsa, quello che rimane è la sensazione di un’immensa carnevalità». Carnevalità costituita perlopiù da buona parte degli attori del primo romanzo, che qui funzionano ancora meglio: le tare, le invidie e le mire dei frequentatori della folta comunità latino-americana emergono con rinnovata prepotenza. Numerose le scene esilaranti — vale la pena ricordare almeno quella del chihuahua fatto di coca — e le pagine intrise di una sensualità ancora più marcata: la Guerrera si avvicina sempre più al non indifferente ispettore Basilica, ma anche questa volta non combineranno niente di concreto.Ciò può indurre a credere che Fuego sia solo la risultante di una serie di reprise di ¡Tú la pagarás!, è invece evidente quanto gli elementi che avevano funzionato in quest’ultimo siano stati sviluppati con una modulazione narrativa ancora più efficace, regolata sempre da capitoli alternati in prima e terza persona. Un lavoro di sicuro non ascrivibile alla categoria thriller tout court, con una struttura che rimanda più al giallo classico e che contiene scene pulp di sicuro effetto. L’argomento centrale di tutto l’intreccio è naturalmente il fuoco, un elemento del quale sono rivelati aspetti inediti e misteriosi: la Oliva ha aggiunto alle impeccabili discettazioni chimiche e fisiche fatte da Winslow ne’ La lingua del fuoco una connotazione metafisica che costituisce la parte più intrigante del libro. Non mi resta che augurarmi ancora una volta di leggere una nuova storia che veda protagonista questa sorta di alter ego dell’infaticabile Marilù: spero di vederla finalmente criminologa professionista e che scop…ra con l’ispettore Basilica…. tanti altri casi!

Dice Gianni Di Ciaccio 

Mi è capitato in mano per caso e …mi ha scottato. Ho cominciato a leggere FUEGO incuriosito da alcuni giudizi positivi che ho letto su Marilù Oliva e sui suoi precedenti romanzi, in un locale in mezzo alla confusione totale…nel posto meno adatto per leggere in pace un libro: un parrucchiere! Donne che urlano per sovrastare il rumore degli asciugacapelli, bambini che giocano in attesa delle loro mamme, rumori del traffico per la porta di entrata aperta e chiusa decine di volte. Eppure…sono rimasto affascinato dalla scrittura e dal ritmo dell’autrice e pur non amando particolrmente la salsa, i balli latini, le discoteche e la fauna che le abita mi sono ritrovato a penare per la “Guerrera”. La “Guerrera” è l’autentico fulcro del mondo creato da Marilù Oliva…una protagonista sensuale, fragile e combattiva una vera e propria guerriera che combatte contro il suo mondo interiore. Bellissimo il trip nella parte finale e brava l’autrice a districare nell’ultima parte la matassa come nella migliore tradizione gialla. Il finale poi è davvero uno dei migliori che ho letto quest’anno. Consigliatissimo

 

 

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