SANDRONE DAZIERI

ATTIVITA’: scrittore

SEGNI PARTICOLARI: dita inanellate

LO TROVATE SU:

www.sandronedazieri.it

twitter.com/dazieri

 

Partiamo dal tuo ultimissimo libro, “La bellezza è un malinteso” (Mondadori, 2010). Un suicidio costringe il Gorilla (e il suo passeggero oscuro, il Socio) a scoprirne le ragioni. Oltre alla passione e  alla ricerca dei perchè, elenchi 4-5 parole come codice per cifrare il motore della storia?

Destino, Milano, Follia, Etica, Omicidio

Nella quarta di copertina si legge che “La bellezza è un malinteso” è “un gioco di rimandi tra significati che restano nascosti agli occhi di chi guarda le cose senza passione”. Per trattare la passione occorre possederla. Tu in che rapporti sei con la tua passione?

La esprimo costantemente. Sia la passione per quello che faccio, scrivere, che spesso diventa ossessione e dolore, ma sempre di passione si tratta, sia quella per le persone che amo, il cibo, il bere, il vivere in generale. Non sono mai stato un tiepido in niente. Al contrario: tendo all’eccesso.

Siamo in un’epoca votata all’immagine: cos’è per te la bellezza?

Ne ho un’idea molto vaga. Per mestiere cerco il brutto, l’orribile e il doloroso. Se devo scegliere delle visioni che mi sono care direi la cima delle montagne viste da Milano in una rara giornata limpida, la mattina presto, e lo skyline di New York di notte, dalla finestra di un albergo.

Anche ne “La bellezza è un malinteso” l’ambientazione è la tua Milano d’adozione (d’adozione perché sei cremonese di nascita).Una città che è sterile, come il deserto, e per starci bisogna essere attrezzati. Che non è adatta ai dilettanti. Per questo la amo”. (Attenti al Gorilla). Anche Milano, come la bellezza, è un malinteso?

Sì, perché è morta e stramorta. Quando scrivevo le frasi che citi esprimevo un grande amore per questa città, che mi aveva accolto e dato quello che cercavo. Ma sono passati troppi anni. La città del post tangentopoli è stata gestita da una classe politica che l’ha distrutta e spogliata, nell’assoluto disinteresse per la cultura. Poi la paura e la propaganda ne hanno ucciso l’anima accogliente, trasformandola in un aggregato di incazzati spaventati dal diverso, chiusi nelle proprie case. E’ cara, inquinata… devo continuare?

Cosa ti direbbe il Gorilla se ti incontrasse?

“Lasciami in pace, lasciami vivere tranquillo”. Ogni volta che metto mano alla sua vita, gli provoco dei guai. Anche adesso: era stato bene per cinque anni, sono arrivato e gli ho ribaltato la vita un’altra volta.

Un commento ricevuto sul Gorilla, che ami ricordare.

Di solito ricordo solo quelli negativi.

Negli anni passati hai militato nei centri sociali, hai partecipato a manifestazioni non autorizzate, insomma: hai contribuito a far sentire la voce della dissidenza. Come ti sembra che sia oggi il clima nei confronti di chi protesta/si oppone/si ribella anche solo a parole?

Fa schifo. Ma faceva schifo anche allora per chi faceva politica non istituzionale. Anche i giornali che oggi sono in prima fila contro Berlusconi ci trattavano da pezzenti o delinquenti. Il Leoncavallo è stato sgomberato da una giunta di centrosinistra, tanto per capirci, e quando manifestavamo contro le centrali nucleari ci massacravano esattamente come a Genova, anche se Bolzaneto e la Diaz sono un gradino più su. Come diceva De André, non ci sono poteri buoni. Lo pensavo allora e lo penso ancora, anche se devo ammettere di aver votato qualche volta per il meno peggio.

In questo clima la cultura ha un ruolo? Chi “maneggia la cultura” ha dei compiti o deve solo rispondere della propria arte?

La cultura ha sempre un ruolo, ma chi la crea deve risponderne solo alla propria coscienza, altrimenti si fa un lavoro su commissione. Devi esprimere quello che senti, sempre, senza sconti. Poi se questo ha un valore o meno lo deve decidere chi di questa cultura o arte fruisce. Compito della politica, poi, quello di rendere la cultura accessibile a tutte e favorirne lo sviluppo.

Ti chiedo, per ciascuno dei tuoi seguenti libri, di scrivere una frase, come un secondo titolo.

É stato un attimo

Chi volevi essere quindici anni fa?

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Il karma del Gorilla

Non si può combattere il destino

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Gorilla blues

La canzone dell’investigatore triste

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La cura del Gorilla

Da questo libro, un film con claudio bisio

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Attenti al Gorilla

Per la prima volta in un giallo, il matto non è il cattivo

Lo Zingarelli ti chiede di scrivere la definizione del lessema “scrittore” per il suo nuovo dizionario.

Persona che non scrive per hobby, né per soldi, né per fare il figo.

La critica letteraria: come si divide, quanto conta, quanto davvero critica.

Quella più alta e raffinata conta pochissimo. Discutono tra di loro ed è anche difficile capire che stiano dicendo se non fai parte del club. Quella più potabile, giornalistica, è fondamentale per orientare i gusti del pubblico e può decretare il successo commerciale di un libro. Nel mio caso, visto che non sono ancora stato “sdoganato” come un “vero scrittore”, come invece è accaduto ad altri colleghi, non mi si filano molto.

Tre libri che non ti porteresti mai sulla Luna.

Che non mi porterei? Sono troppi.

Tre libri necessari ovunque.

Non so, ogni volta do una risposta diversa.

Due tuoi difetti e due pregi

Permaloso, pessimista. Intelligente, sensibile.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

Ieri.

L’ultima volta che hai pensato: “Qui c’è qualcosa che non funziona.”

Ieri.

L’ultima che hai pensato: “Qui funziona tutto a meraviglia.”

Mai.

Progetti?

Il nuovo romanzo (senza Gorilla), un film commedia, due serie televisive, un paio di autori che sto pubblicando. Tutto assieme, frullato, come sempre.

Salutaci distrutto: hai appena fatto braccio di ferro col Gorilla. (chi ha vinto?)

(Ha vinto lui) Argh. Puff. Pant. Ciao.

 

 

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Una risposta a SANDRONE DAZIERI

  1. Stefano Caso ha detto:

    Grande Sandrone!

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