MAURO MARCIALIS

ATTIVITA’: scrittore no; stornellatore sì /

beneficiario di un contratto di stato

SEGNI PARTICOLARI: geneticamente triste

LO TROVATE SU: facebook

http://www.mauromarcialis.com

Se non fossi diventato quello che sei, che lavoro avresti fatto?

La cavia per una multinazionale farmaceutica.

Hai mai svolto qualche altro lavoro?

Qualche mese il pony express a Roma, per pagare l’ultima vacanza da “civile”.

Ci racconti una tua giornata tipo? Quando scrivi?

Sveglia alle 6, lavoro, casa/famiglia ed è già ora di cena.

Scrivo principalmente durante i giorni di ferie. Ho bisogno di immedesimarmi in personaggi ossessivi e vaneggianti che non possono essere influenzati dal mio “coscienzioso” quotidiano.

Devo ovviamente correre: ho riscritto un terzo del primo romanzo in tre giorni e oltre tre quarti di “Io & Davide” in cinque.

Da poco più di un anno forzo le giornate per buttare giù qualcosa che intanto faccia volume, ma le vacanze continuano ad essere decisive…

“Il dolore che sarà” (Aliberti, 2011): come è sorta l’idea della lavatrice spettatrice dei drammi e delle azioni umane?

Desideravo una voce insolita per narrare le tematiche di questa novella: il senso di colpa e l’esorcismo di una sofferenza a tratti insostenibile. L’idea è nata casualmente, guardando una pubblicità in televisione. Ecco quindi Candy che, attraverso il lavaggio dei panni “macchiati” dei personaggi, rende testimonianza dell’intimità di questi ultimi finendo per sporcarsi a sua volta.

“Io & Davide” (Piemme): Sono sempre più in agguato i falsi miti?

Sempre, ovvio: sono una necessità storica della plebaglia.

E i tuoi miti, quali sono?

Tutto ciò che è miracoloso nel mondo moderno: l’onestà, per esempio, o la dignità.

Come ti sei documentato per scrivere un libro così all’insegna dell’attualità?

Ho semplicemente osservato, domandandomi però sempre “perché?” e ricercando le ragioni della deriva etica di un certo tipo di televisione, che continua a essere lo specchio più rappresentativo della società.

Hai scritto “La strada della violenza” per Mondadori. É in aumento la violenza, in Italia? Perché dai media sembra che lo sia?

Difficile dirlo. A volte i media la strumentalizzano dietro una precisa indicazione politica per tentare di determinare risultati elettorali e legittimare alcune norme; in questo caso la percezione assume più valore del dato numerico, fuorviando.

Prendo intanto atto della reiterazione di molti crimini “bianchi” (conseguenza dell’ingordigia ai piani alti della politica e della finanza) che nel medio periodo aumenteranno ancora la distanza tra classi sociali e determineranno disagi sempre più preoccupanti.

È uscito per Mondadori un tuo romanzo storico “Spartaco il gladiatore”. Ce ne parli?

Fa parte del progetto editoriale “il romanzo di Roma” sponsorizzato da V.M. Manfredi e destinato anche al mercato estero. Sono già stati pubblicati i primi due capitoli, firmati da Emma Pomilio (Il ribelle) e Franco Forte (Carthago).

Cosa ti ha affascinato di quel periodo storico?

Tutto! Soprattutto constatare le analogie tra un tempo così lontano e oggi. La storia si ripete, sempre, e il fattore “umano” non viene minimamente scalfito da ciò che viene definito progresso. Ritroviamo il pragmatismo della religiosità e la sua funzione politica, la voracità delle oligarchie, le lotte tra classi sociali, le motivazioni economiche delle guerre, la corruzione… 

E le forme di governo sono pressoché immutabili: controllare il popolaccio sfamandolo e intrattenendolo (Giovenale nel 104 d.C. sintetizzava il concetto con due sole parole “panem et circenses”) e, se ciò non dovesse bastare, terrorizzarlo.

In che rapporti eri da studente, con la storia?

Pessimo, adoravo i numeri.

“Dove tutto brucia” (Piemme 2011) è il seguito de “La strada della violenza” ?

“Dove tutto brucia” è un noir che è, in parte, il seguito de “la strada della violenza”.

Cosa rende uno scrittore tale?

Il suo significato è purtroppo racchiuso in un’inquadratura, anche in questo caso puramente “televisiva”, nel senso che è la visibilità di un autore a renderlo “scrittore”.

Io ne ho una visione passionale e delirante, tipo:

scrittore è colui che dedica ogni energia della propria esistenza alla letteratura, alla ricerca di un’estetica che possa rapportare l’“io” al mondo intero.

È troppo sensibile e non si aggrappa a scorciatoie retoriche né si adagia a un dio che ha già rinnegato poiché la sua sensibilità ha preso atto di un male “naturalmente” umano; scrive per esorcizzare il dolore che prova.

È solo poiché fa troppa fatica a divincolarsi nel marasma in cui si è impantanato e non arriva mai puntuale all’appuntamento col quotidiano. Nel frattempo non c’è nessuno, in una società tanto frenetica, ad aspettarlo e aiutarlo.

Quando, nei suoi momenti di leggerezza e nell’intento di soddisfare il suo primordiale bisogno di amore, raggiungerà il gruppo, la sua visione non si concilierà mai con quella delle altre persone che sono troppo, e felicemente, e artificiosamente, “distratte”.

Inizierà a compatire la loro superficialità ma col tempo arriverà a invidiarla e maledirà se stesso: si renderà finalmente conto che quello che aveva considerato un dono era in realtà una condanna.

Coltiverà l’arte senza avere mai la sensazione di vederla sbocciare, sarà ancora in quel pantano a scavare, schivare e scovare, e il suo impegno in tal senso sarà talmente ossessivo che alla fine del viaggio non riuscirà nemmeno a ridurla a semplice aforisma, ma nel frattempo, inconsapevolmente, l’avrà creata davvero.

È un maledetto destinato alla disperazione, ma il fenomeno non è poi così preoccupante: non credo che, nel mondo, ce ne siamo più di cinquanta.

L’avevo premesso: delirante…

Com’è il clima nell’editoria italiana?

Variabile, ma fondamentalmente freddo (le direzioni editoriali tendono a normalizzare le opere, riducendo il “calore” della creatività) e piovoso (scrosciano le pubblicazioni e nel diluvio spesso svaniscono alcuni gioielli che meriterebbero maggiore attenzione). Le dinamiche del mondo editoriale rimangono quelle proprie degli altri ambienti imprenditoriali (il libro è un “prodotto”: da vendere, vendere, vendere) ma il prezzo da pagare, fuori bilancio, è purtroppo una porzione d’arte.

Cosa, in un libro che cominci a leggere, ti fa abbandonare la lettura dopo le prime pagine?

Il sospetto che non riesca ad emozionarmi.

Cosa ti rende ansioso di proseguire?

Il sospetto…

Due tuoi pregi e due difetti.

Abbaio ma non mordo e credo di avere il pregio di riconoscere i miei difetti; ma questi sono talmente numerosi che estrarne solo  due sarebbe una scortesia nei confronti di tutti gli altri.

Cosa ti affascina?

L’emozione della scoperta negli occhi dei bambini. Il loro entusiastico stupore quando s’imbattono in una novità è commovente: ti rendi conto che il “gioco”, con la consapevolezza che verrà, finirà presto. È per questo che ho simbolicamente augurato alle mie figlie di non crescere mai (la più piccola, come al solito, e come attesta la foto, non mi dà ascolto: la “verità” fa già male…:-))

Cosa ti irrita?

Il pregiudizio.

L’ultimo film che hai visto

Ho rivisto arancia meccanica; ogni tre mesi, ho bisogno di “puntualizzare”, e la memorabilità di questo film aiuta.

L’ultimo bacio che hai dato

Alle mie piccole, che vanno a nanna.

L’ultima bugia che hai scoperto

Di un mio amico, ma so per certo che si è trattato di un gesto di generosità.

Progetti?

Scrivere di più, meglio, e sempre generi diversi… ma senza diventare “scrittore”.

Salutaci ribelle come lo Spartaco

Tornerò e sarò milioni!

Adesso salutaci in fiamme da “Dove tutto brucia” (Piemme, 2011)

Un rovente abbraccio ai lettori, con l’augurio che un giorno l’inferno possa essere ridotto “soltanto” a fiction.

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