CRISTINA ORLANDI

ATTIVITA’: impiegata settore assicurativo

SEGNI PARTICOLARI:  non appariscente,

nonostante il biondo platino

La TROVATE SU:  www.cristinaorlandi.com,

http://www.facebook.com

Cosa significa essere scrittrice (sottolineo il femminile), oggi? 

Vivere un po’ più in profondità, e rimanere puntualmente, se non delusi, perplessi nel constatare la diffusa superficialità generale.

Da piccola, cosa rispondevi quando ti chiedevano che lavoro volevi fare da grande?

La scrittrice. Ovvio, da piccola pensavo sarei stata da premio Nobel, a Bologna diciamo “A calare si fa sempre in tempo”.

Le tue origini e la tua città

Bolognese, da almeno 5 generazioni (albero genealogico completato da una zia che doveva avere molto tempo libero)

La scrittura e la creazione. Hai la sensazione di dominare i momenti creativi o a volte li senti sfuggire?

Non ho mai avuto la sensazione che i momenti creativi mi sfuggissero: per fortuna, ho molta memoria, quindi riesco sempre a ricordare un’idea, un pensiero, anche se giunge nei momenti più impensati, tipo in piscina o alla cassa del supermercato. Carta e penna sempre a portata di mano comunque o, male che vada, le note del cellulare, non si sa mai.

“Come ti permetti?” (Ed. Uniservice) è il tuo libro d’esordio, un viaggio dissacratorio nel mondo del lavoro e dei suoi controsensi. Da cosa nasce?

Dalla necessità di un urlo liberatorio, che a sua volta viene dal senso di sconforto dettato dall’assoluta mancanza di logica che contraddistingue l’ambiente in cui si svolge la vicenda.

Nella quarta di copertina di “Come ti permetti?” parli di libro autoambiografico. Ci definisci questa parola?

Un autobiografia ambiziosa fino alla presunzione: addirittura mi permetto di mettere in dubbio l’attività dei sindacati “A BOLOGNA”. Eppure non faccio politica, ammetto di essere molto carente in materia, tutto quello che cerco è un po’ di coerenza.

3 libri che ti porteresti sulla Luna.

“L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Kundera e (rullio di tamburi), nientemeno che “Cent’anni di solitudine” di Màrquez. Li tengo a portata di mano e li consulto ogni tanto tipo Bibbia, per poter rileggere un passaggio, un aforisma, una frase che mi ha particolarmente colpita, e per il conforto che mi dà sapere che queste opere esistono. Poi c’è tutta una serie di stralci presi da libri destinati a non essere considerati letteratura cosiddetta “impegnata”, ma che mi hanno fatta ridere di gusto, tipo la sequenza con cui viene descritta la preparazione della cena di Bridget Jones, che culmina con la riuscita di un brodo perfettamente blu.

3 libri che non ti porteresti mai sulla Luna

Né sulla Luna, né in nessun altro posto: i Federico Moccia. Fammi però sapere se rientrano nella categoria dei “libri”, caso mai ripeti la domanda.

L’ultima volta che ti sei arrabbiata

Due giorni fa, in ufficio.

L’ultima volta che hai tentato inutilmente

Due giorni fa, di far ragionare i miei colleghi di ufficio.

L’ultima volta che hai tentato con successo

Un mese fa, di far pubblicare i miei articoli su un blog letterario.

Una cosa molto difficile

Sognare.

Una cosa molto facile

Sognare.

L’ultimo bacio

A mio figlio, quando l’ho svegliato questa mattina.

A cosa non rinunceresti mai?

A portare con me un libro, ovunque vado.

A cosa invece hai saputo rinunciare

A fumare.

Due pregi e due difetti

Pregi: sono permalosa e testarda. Difetti: sono permalosa e testarda.

Com’è l’ambiente letterario-culturale?

Magari lo conoscessi bene !

Progetti?

Il secondo libro, sempre la storia di una donna, stavolta alle prese con un deludente rapporto amoroso.

Salutaci da un call center, dove è ambientata la tua opera.

“Grazie per aver chiamato, buona giornata”

Adesso salutaci dal tuo prossimo romanzo

“Grazieeeeeeeeeeeeeee! Come? Non sono sul palco di un concerto rock? Allora ‘Grazie’, con una ‘e’ sola”.

 

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Una risposta a CRISTINA ORLANDI

  1. Frank Spada ha detto:

    Gentile Cristina Orlandi nel ringraziarla ancora per aver portato Marlowe e la sua Olds, in un’ “officina ” dove hanno smontato e rimontato alla grande un mito che non muore, le auguro buon 2012 .
    Con stima.

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