ALESSANDRO BASTASI

ATTIVITA’: scrivo, recito, sono amministratore di una società ICT

SEGNI PARTICOLARI: ho la barba e fumo il sigaro

LO TROVATE SU: facebook e aNobii (col suo vero nome). Blog: http://lagabbiacriminale.blogspot.com

Cosa rispondi quando ti chiedono che lavoro fai?

Dipende da chi fa la domanda (vedi sopra J)

Quando da piccolo ti chiedevano: Che lavoro vuoi fare? Tu cosa rispondevi?

L’architetto, il pilota, il confezionatore di detersivi (allora era diffusa la marca Tide, che nella confezione assieme al detersivo includeva un giocattolino per bambini, penso sia stato il primo gadget accluso a un prodotto J)

È uscito con Eclissi il tuo romanzo “La gabbia criminale”, ambientato a Treviso, tua città d’origine. Se dovessi trovare un sottotitolo, quale sarebbe?

Il familismo amorale: una resistibile oscenità

Quanto conta, in questo romanzo, la territorialità e la sua storia?

Conta molto, Treviso è una protagonista del romanzo, con le sue peculiarità in quanto a conformismo, chiusura, ipocrisia.

Il tema della gabbia come metafora: oltre a quella criminale del romanzo, secondo te oggi da quali gabbie siamo intrappolati?

Paura del diverso, narcisismo, inadeguatezza: un cocktail micidiale, pieno di contraddizioni, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Com’è il tuo rapporto con la scrittura?

Prima c’è stato l’innamoramento da colpo di fulmine. Poi l’amore vero, da coltivare e alimentare con un’attenzione costante. Solo così diventa amore per la vita.

Com’è l’ambiente culturale/letterario italiano?

Un campo di battaglia da cui però spuntano degli splendidi asfodeli.

Nel 1994 hai scritto il saggio “I mezzi di comunicazione di massa: antitrust e pluralismo” per il movimento Italia Democratica. Ci dici qualcosa che non immaginiamo sui mass media?

Che la gestione del servizio pubblico televisivo dovrebbe essere affidata alla società civile, attraverso un organismo istituzionale che sia emanazione dei cittadini e non dei partiti, dal momento che sono i cittadini i fruitori dell’informazione.

Nel 2008 hai pubblicato il tuo romanzo d’esordio, “La fossa comune”: ti senti cambiato professionalmente, rispetto al primo lavoro? Se sì, in cosa?

Il primo romanzo era l’innamoramento, l’urgenza di scrivere “quella” storia. Ora comincia a essere non solo amore per la storia che scrivo ma anche per la scrittura in sé. L’obiettivo è la sintesi dei due aspetti. Allora potrò dirmi uno scrittore, per adesso mi considero ancora uno scribacchiante.

Due tuoi pregi e due difetti

Non sono un “furbo”, sto bene con me stesso. Sono pigro e impulsivo (ossimoro? J).

Cosa non sopporti in generale?

Non sopporto la “furbaggine”, la prepotenza, l’ignoranza elevata a modello. In pratica non sopporto l’attuale presidente del consiglio.

Cosa invece ti piace molto?

La freschezza, la curiosità, la voglia gratuita di rimettersi in gioco.

L’ultima volta che hai pensato: “Basta!”

Qualche sera fa, quando Silvio Berlusconi in un incontro con la stampa estera ha detto: “Le brigate rosse usavano il mitra, i magistrati il potere giudiziario”. L’ultima sconcezza pronunciata da quell’uomo pericoloso.

L’ultima volta che hai pensato: “Questa cosa va rifatta”

Ieri, quando, rileggendo una pagina del romanzo che sto scrivendo, ho pensato che c’erano troppi aggettivi.

L’ultima volta che hai dubitato

Quando mi sono chiesto se Pisapia ce la farà a diventare sindaco di Milano. Poi ho deciso che sì.

L’ultima volta che hai avuto una certezza

Stamattina, appena sveglio, quando ho visto mia moglie vicino a me. E’ l’anniversario di quando ci siamo conosciuti.

L’ultima amarezza e l’ultimo sorriso

L’ultima amarezza sempre stamattina, quando ho saputo della morte di Vittorio Arrigoni. L’ultimo sorriso due sere fa, quando la mia nipotina di nove mesi mi ha teso le braccia.

Chi “maneggia la cultura” ha dei compiti o deve solo rispondere della propria arte?

Io ho una visione che sicuramente risente della mia storia personale, dal ’68 in poi. Per me maneggiare cultura, e nel nostro caso letteratura, significa essere testimoni del proprio tempo. Questo è il suo compito.

Progetti?

A settembre esce “Città contro”, il nuovo noir, sempre ambientato a Treviso. Il tema centrale è il mondo in cui tanti immigrati sono costretti a vivere: in balia dei caporali, di imprenditori senza scrupoli, di istituzioni incapaci e opportuniste.

Poi altre cose in cantiere, ancora allo stato embrionale.

Sei anche attore: salutaci scegliendo un ruolo

Julian, che in “Porcile” di Pasolini si chiede: “Chissà mai qual è la verità dei sogni oltre a quella di renderci ansiosi della verità” dove mi piace sostituire la parola sogni con letteratura, teatro, o cultura tout court.

E adesso salutaci intrappolato ne “La gabbia criminale”

Guardare oltre la caverna, liberarsi dalle catene, riconoscere le ombre, scegliere la luce. A costo di rimanere accecati.

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