SIMONA VINCI

ATTIVITA’:  Onirica

SEGNI PARTICOLARI:  Cangiante come da segno zodiacale: Pesci

La TROVATE SU:  Di base Nettuno (il pianeta) a volte su fb, ma non suonate il campanello per carità.

Cosa significa essere scrittrice (sottolineo il femminile) e vivere del proprio lavoro di scrittura, oggi?

Fare fatica, la stessa credo che fanno anche gli uomini scrittori maschi, in un paese che della scrittura e della lettura se ne fa molto poco. Significa però anche divertimento, possibilità di  fare esperienze diverse pur se legate sempre alla narrazione, e responsabilità, perché quelli che continuano a leggere sono svegli, acuti, hanno buona memoria e non te la mandano a dire. Se sei disonesto, lo capiscono dopo tre righe. Poi c’è che negli ultimi anni il panorama letterario, con la crisi che morde pure gli editori, come tutti, è diventato molto più agguerrito. Gli spazi veri, nonostante la democraticissima vetrina della rete, sono pochi, sono pochi quelli che davvero sopravviveranno e questo spinge moltissimi ad atteggiamenti davvero poco nobili pur di farsi pubblicità, in rete o altrove. Per me la letteratura ha un valore altissimo e non ci sto a vendere libri come fossero prosciutti. Per carattere poi, amo poco l’apparire, dunque capita che a volte mi spaventi un po’. Poi mi passa.

Da piccola, cosa rispondevi quando ti chiedevano che lavoro volevi fare da grande?

Dai sette anni in avanti: ‘lo scrittore’(al maschile, ma da me inteso come neutro) non ho mai avuto dubbi, tale era la mia venerazione per quegli esseri incorporei che ‘facevano le storie’.

“Dei bambini non si sa niente” (Einaudi, 1997) e la rivelazione iniziatica (ma non solo) di un gruppo di bambini; “In tutti i sensi come l’amore” (Einaudi, 1999); “Stanza 411” (Einaudi, 2006); “Nel bianco” (Rizzoli, 2008): si può dire che la letteratura, e la tua in particolare, sia un’esplorazione? (Nel mondo dei bambini, nel mondo dei sensi, dell’amore, dell’ignoto…)

Credo lo sia per ogni scrittore, e se non è un’esplorazione, di sé, del mondo che hai attorno, degli esseri umani che ti accade di incontrare, …Per me, in particolare, ogni libro, ogni tornata di libri diciamo, perché io porto avanti da sempre un paio di progetti contemporaneamente, corrisponde a una fase della mia vita. A rileggerli in ordine cronologico si intuisce un percorso. È come se ogni libro si connettesse a quello successivo.

La scrittura e la creazione. Hai la sensazione di dominare i momenti creativi o a volte li senti sfuggire?

Né l’uno né l’altro, direi che sono immersa in un flusso, che in certi periodi è più stitico, in altri scrosciante. Se non scrivo, comunque mi sto preparando a farlo e c’è qualcosa che si gonfia dentro, si nutre di suggestioni, letture, esperienze. Ma da sempre, quando appoggio la testa al cuscino, la sera, prima di dormire, io scrivo dentro la testa. Proprio con le virgole e i punti e gli a capo.

Tra i tuoi romanzi, quello più vissuto

Tutti. Forse però “Strada Provinciale Tre” (uscito per Einaudi Stile Libero nel 2007) è stato quello che mi ha trascinata fuori di casa, per le strade della mia regione, in mezzo ai camion, al paesaggio deturpato, a raccogliere brandelli di storie che spariscono un giorno dopo l’altro.

Quello più premiato

Da Chi?

3 libri che ti porteresti sulla Luna      

Potendo scegliere vado su Nettuno, e su Nettuno mi porterei: opera omnia di Cechov perché ho letto poche cose e dunque mi passerei bene il tempo; il “De Rerum Natura” di Lucrezio perché me lo sono dimenticato anche se l’ho portato per intero a un esame di Letteratura latina all’università; “Queste oscure materie” di Philip Pullman se non l’avessi già letto. In ogni caso porterei qualcosa che ancora non ho letto, mi viene l’angoscia solo a pensarci, di non aver mai più niente di nuovo da leggere…

3 libri che non ti porteresti mai sulla Luna

Altro che tre. Comunque non mi porterei biografie di calciatori né raccolte di barzellette, perché dei primi non me ne frega niente e le seconde non mi fanno mai ridere.

L’ultima volta che ti sei arrabbiata

Oggi? O forse ieri. Tendo a dimenticarmene in fretta, visto che mi arrabbio in continuazione.

L’ultima volta che hai tentato inutilmente

Mai. Se tento, faccio. Altrimenti, giaccio senza tentare.

L’ultima volta che hai tentato con successo

Adesso? Con questa intervista?

Una cosa molto difficile

La pazienza.

Una cosa molto facile

La pazienza.

L’ultimo bacio

Non mi piacciono tanto i baci, preferisco le carezze.

A cosa non rinunceresti mai?

Leggere.

A cosa invece hai saputo rinunciare

A’voglia.

Due pregi e due difetti

Buona ascoltatrice, forse troppo perché sento anche quello che non vogliono dirmi; cuoca seriale (cucino TUTTI i santi giorni) e chiunque sia con me può star sicuro di trovare un piatto sulla tavola. Dietetico magari, ma c’è.

Difetti: tendo a giudicare e sono altamente irritabile.

Com’è l’ambiente letterario-culturale?

Che cosa?

Progetti?

Due romanzi nuovi. La sceneggiatura di un film (per ora sono al trattamento). Un giardino, che non ne posso più di vivere in città. Un libro per bambini.

Salutaci dalla “Strada provinciale tre” (Einaudi, 2007).

Con una canzone di Nick Drake che chiude il romanzo come citazione e omaggio: Time of no reply.

http://www.youtube.com/watch?v=2iwFlvygWgk&feature=related

Adesso accecandoci di bianco dal tuo libro “Nel bianco” (Rizzoli, 2008).

Blank space. Un minuto di silenzio.

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